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01.06.2009 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                          soggettive

Il Giro del Centenario a Roma

 

31 Maggio 2009: ultima tappa del Giro d'Italia del Centenario: cronometro individuale per le strade di Roma, con partenza da Piazza Venezia ed arrivo al Colosseo.

 

Visti questi presupposti, poteva forse mancare il vostro cronista-ciclista? Certo che no! Avrei preferito, lo confesso, essere uno di quei 190 eroi che, dopo più di 3400km e 20 giorni di dura fatica, si riunivano nell'Urbe per gli ultimi 14km e per poter dire “Ce l'ho fatta! Sono arrivato al traguardo” ma, dato che non è nelle mie possibilità, mi sono accontentato delle migliaia di persone che si sono accalcate al bordo della strada per incitare i corridori.

 

Avevo scelto la zona dell'ultimo chilometro, ovvero Via di S.Gregorio, come punto da cui osservare la corsa ma, dato che si parlava di chiusure di strade e difficoltà di raggiungere il luogo dell'evento, sono passato a più miti consigli ed ho raggiunto la zona del Colosseo da Via Claudia, ovvero a circa 200m dal traguardo. Ero arrivato presto, in modo da poter incitare l'ultimo in classifica (nelle cronometro l'ordine di partenza è l'inverso della classifica generale): checché se ne dica, di solito, gli ultimi sono anche quelli che faticano di più, sia perché restano su quel trabiccolo a pedali per molte più ore dei vincitori (tanto, al traguardo ci devono arrivare pure loro...), sia perché, spesso e volentieri, il distacco non è dovuto a disinteresse o svogliatezza da parte dell'atleta, ma a fatica e stanchezza molto maggiori dei primi, magari con l'aggiunta di qualche acciacco, problema fisico o, perché no, caduta pregressa. In pratica, quindi, gli ultimi sono molto più eroici dei vincitori. Ed io, da ciclista, volevo rendere omaggio a questi eroi di solito snobbati e bistrattati dal grande pubblico.

 

C'era pochissima gente al passaggio del primo concorrente della cronometro, almeno dalle parti del Colosseo, al punto che, dopo una decina di passaggi (ed incitamenti), ho cominciato a cercare una posizione migliore da cui osservare l'andamento della gara (ed un posto dove lasciare la mia fida bicicletta senza rischiare troppo che altri decidessero, come dire, di utilizzarla al posto mio). Così mi sono fatto un giro completo dal traguardo all'ultimo chilometro, girando intorno all'Anfiteatro Flavio da una parte e dall'altra. Poco alla volta la gente cominciava ad arrivare e, tra una chiacchiera  e l'altra, il tempo è volato come i corridori in vista del traguardo. Ai 400m dall'arrivo era stato posto un maxischermo che riprendeva la diretta di Rai Sport, così quello è diventato il posto più affollato di Roma (proprio per quello avrei voluto cercarmi un altro luogo, ma l'interesse sulla corsa mi ha trattenuto là come una calamita). Almeno fino a quando il canale del digitale terrestre ha tagliato la trasmissione per seguire un insulso incontro dell'onnipresente calcio. A quel punto mi sono spostato in un'altra area ma, poi, ripassando dal traguardo, mi sono accorto che le proteste della gente avevano sortito i loro effetti, e la trasmissione del Giro era stata ripristinata. Da q uel momento non mi sono più mosso, nonostante il vento, gli scrosci di pioggia e la calca.

 

C'è da sottolineare una cosa: era grande il fermento del pubblico per il risultato finale della corsa: un validissimo corridore abruzzese, che aveva fatto dell'aiuto alla sua terra martoriata dal terremoto lo scopo dell'intera gara, era a “soli” 20 secondi di distacco da un russo, forte a cronometro e che si era difeso egregiamente in salita, che deteneva l'ambita maglia rosa del primato. Tutti, e devo dire veramente tutti, speravamo che, in qualche modo, il miracolo potesse avverarsi e che il buono scalatore abruzzese riuscisse nell'impresa epica di recuperare quella manciata di secondi. Poco sarebbe importato se per suo merito, se per demerito o sfortuna dell'avversario, se per l'asfalto bagnato o per il vento. Mentre si avvicinava l'ora della partenza dei due contendenti, le ipotesi e le speranze spaziavano ad amplissimo spettro.

 

Poi, al momento della verità, l'ennesima spruzzatina di pioggia, i rischi incredibili presi nella prima parte dal nostro eroe (una discesa dal Pincio che lasciava senza fiato), la logica prudenza dell'avversario, il vantaggio di quest'ultimo che sembrava scendere nei primi rilevamenti, per poi risalire all'altezza di Via del Corso hanno aggiunto pathos al tutto. Gli altri corridori continuavano a passare tra i civilissimi e sportivissimi incitamenti di tutti i presenti (ormai davvero diverse migliaia), ma gli occhi erano tutti puntati là, sul maxischermo. Al passaggio dalla nostra postazione del nostro eroe il boato poteva ricordare alle pietre del retrostante Colosseo i bei vecchi tempi andati dei giochi gladiatorii, ma nulla in confronto a ciò che sarebbe successo pochi minuti dopo.

 

L'avversario, in pieno rettilineo di Via di S.Gregorio, scivola sui sampietrini bagnati (e se cadono pure i professionisti... vero Sindaco?). Il boato della folla è stato impressionante. Per sua fortuna, l'auto di scorta gli ha passato subito la bici di riserva ed il campione riusciva a riprendere senza grandi danni e senza perdere troppo, al punto da fermare un tempo persino migliore del nostro eroe. E la gente, dopo un attimo di incredulità, lo ha applaudito convinta, onorando il merito della sua vittoria. Già al passaggio davanti alla nostra postazione, lo dico con grande orgoglio, non un fischio o un gesto d'astio, ma solo tanti incoraggiamenti ed applausi, come per gli altri. Il pubblico del ciclismo SA cosa sia la fatica e la sportività ed è uno dei pubblici più civili che esistano. C'erano le Forze dell'Ordine a controllare, ma, nonostante le migliaia di persone, non hanno dovuto effettuare il benché minimo intervento e tutti, dopo le premiazioni, sono rientrati a casa felici di un pomeriggio diverso dal solito ma davvero splendido.

 

Non posso che esprimere un sentito grazie ad Angelo Zomegnan, l'organizzatore della corsa, di averci permesso di assistere ad un simile spettacolo e speriamo che la risposta della cittadinanza romana lo convinca a replicare al più presto tale evento.

 

Flavio

 


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