mercoledì 02 marzo 2016

            

                                                                                             la città futura

 

L'acacia di piazza Margana non c'è più

 

Non ci potevo credere. Un'amica lo aveva postato su FB ma veramente pensavo fosse uno scherzo. Poi l'altro giorno, di ritorno da un sopralluogo, mi dico: fammi passare da piazza Margana così magari saluto Emanuela. Mi giro ...che cacchio! non era uno scherzo, l'albero non c'era più.

 

La prima reazione? "Chi è il papavero che gli dava fastidio e l'ha fata tagliare?".

Con l'anima avvelenata sono andata al locale all'angolo. E mi hanno raccontato.

L'altra notte sa che c'è stata quella bufera di vento? E' caduto un ramo, grosso. Qualcuno ha chiamato. Sono venuti i Vigili del Fuoco e, stabilito la pericolosità della pianta, l'hanno tagliata.

Qualcuno ha provato a fermarli dicendo che bastava potare i rami a rischio ma i Vigili hanno risposto: noi non siamo giardinieri.

 

Non dava fastidio a nessuno. Anzi, faceva ombra e in estate riparava dal caldo.

Ed era una "attrazione": un raro albero spontaneo, antico, tra un paio di vicoli e una piazzetta nascosta di Roma.

 

Che c'entra con la città futura? Sembrerebbe più un argomento da "c'era una volta"...

Ma per la nostra città io voglio:

- voglio che nella città futura ci sia maggiore tutela,

- voglio che ci sia coordinamento fra competenze

- voglio che non si possibile che i servizio giardini si occupi di potare gli alberi e che intervenga qualora altre competenze intervengano senza alcuna "competenza" professionale e specifica

- voglio che non vengano abbattuti alberi nel centro di Roma senza che siano ineluttabilmente malati e morenti.

 

E' stata una perdita vera, inutile e irrimediabile. 

Perchè l'albero era cresciuto spontaneamente negli interstizi fra un muro portante e i sanpietrini, non aveva radici potenti perchè pianta orientale, non sarà possibile piantarla di nuovo data la particolarissima posizione.

Insomma non c'è più e non ci sarà mai più.

 

La città futura che voglio è un posto dove questo non debba più succedere. fermo restando che a noi, quella pianta, non ce la restituisce mai più nessuno.

VERGOGNA.

 

angela :)

 


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