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Gabbiano a piazza Venezia

Aspettavo l'autobus e ad un tratto... un grosso gabbiano, tra l'incerto e il determinato come può essere solo chi è mosso dal desiderio nonostante si trovi in una terra sconosciuta, eccolo che plana sui sanpietrini davanti al Bar Cavallino, schiva le macchine che rallentano e si diradano all'incrocio, acchiappa una pesante fetta di pan carré parte di un toast e riparte. No... la fettona è pesante, rischia di perderla, noncurante delle macchine si riassesta e finalmente prendo il volo verso il Vittoriano.

E nessuno si è stupito. Perchè era così surreale che nessuno ha avuto il tempo di rendersi conto: un grosso gabbiano planava sui sanpietrini verso una fetta di pane ben tostato. Planava come i suoi cugini fanno al mare su sardine grassoccie.

Parlando di uccelli intraprendenti, fino ad ora avevo registrato piccioni al Pantheon accecati dalla voglia di patatine profumate di Mac Donald; tanto accecati ma forse anche sicuri dell'impunità (da cui A' mpunito!) da saltare sprezzanti sui tavolini.  Ma i piccioni... che vuoi... parenti delle tenere colombe.

Tutt'altro impatto i gabbiani che' a vederli volare sono poetici, avventurosi, segni di libertà, parenti di Jonathan Livingstone ma da vicino...bhè... qualcuno è grosso come un pollastro senza averne affatto la goffaggine. In più ha una bella apertura alare, un becco interessante e un'aria serissima. Senza contare che il nostro intrepido deve essere di quelli che di notte, intorno alle luci del Vittoriano, non si danno pace, sono nottambuli, tutte le notti in discoteca con le gabbianelle e a pranzo un toast e poi via al lavoro.

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