05.10.2007
accade a Roma
Paul
Gauguin. Artista di mito e sogno
Dal 6
ottobre 2007 al 3 febbraio 2008 al Complesso del Vittoriano di Roma circa
150 opere tra oli, disegni, sculture e ceramiche documentano il percorso
umano ed artistico del grande Maestro evidenziando il suo sognante
vagheggiare un’Età dell’Oro, i richiami alla cultura e alla tradizione, le
innovazioni del suo linguaggio pittorico unite ad un esotismo colto ed
eclettico. Un’opportunità unica, a due passi dalla Colonna Traiana, dal
Foro, e da altri antichi siti archeologici, per considerare in situ le
radici romane dell’opera di Gauguin, il suo debito nei confronti dei miti
del passato e del presente primitivo, nella prima monografica mai dedicata a
Roma all’artista francese.
Capolavori provenienti da importanti musei pubblici e prestigiose collezioni
private di tutto il mondo, tra cui spiccano il Museo dell’Ermitage di San
Pietroburgo, la National Gallery of Art di Washington e la Ny Carlsberg
Glyptotek di Copenhagen, ripercorrono l’intero cammino della vita e
dell’opera del pittore da cui traspare la costante ricerca di una sorta di
mitico Eden, il sogno di un luogo remoto sospeso nel tempo in cui regna una
pace perfetta e un’abbondanza felice.
Come sottolinea Stephen F. Eisenman, “nessun artista, né prima né dopo, ha
così assiduamente raffigurato l’incontro tra un colonizzatore europeo e gli
indigeni, né trasformato in modo così radicale tale difficile rapporto in
opere altrettanto incantate ed inquietanti. Gauguin, l’artefice di miti e
sogni, Gauguin il Simbolista era anche Gauguin il virgiliano ed il
classicista, i cui modelli di pensiero sono strettamente legati all’arte ed
alle tradizioni letterarie di Roma antica.”
“Tra i tesori di Roma antica, vi sono i suoi miti ed i sogni di un’Età
dell’Oro. Questo patrimonio culturale, che si rifà a tempi e luoghi remoti
in cui regnava una pace perfetta e l’abbondanza, sono rappresentate nella
poesia e nella prosa di Ovidio, Virgilio ed altri autori romani (…). Tali
immagini utopiche, il meraviglioso sogno di poeti ed artisti, sopravvissero
come balsamo per culture e società caratterizzate da violenza, povertà e
sfruttamento e come una bussola, che indicava il cammino da percorrere ai
rivoluzionari che volevano cambiare tutto, diventando, quasi duemila anni
dopo, il centro dell’arte e del pensiero di Paul Gauguin.” (S. F. Eisenman).
Da qui nasce il suggestivo titolo della Mostra: “Paul Gauguin. Artista di
mito e sogno”.
Gauguin non è un classicista o un accademico convenzionale. La sua Età
dell’Oro non è quella di Corot, pittore di ninfe dei boschi e albe eterne,
né di Puvis de Chavannes, artista di boschi sacri e Monti Parnasi.
Nonostante ciò, Gauguin sicuramente attinge dalle sue conoscenze sulle
divinità e sugli eroi dei tempi antichi quando dipinge i suoi soggetti
bretoni, tahitiani e delle isole Marchesi. I riferimenti all’antichità
classica sono, per certi versi, inevitabili: in un momento storico in cui la
ricerca etnologica e la comprensione delle cosiddette “culture primitive”
sono ancora agli inizi, Gauguin non avrebbe potuto rappresentare la società
indigena bretone, della Martinica o del Pacifico meridionale senza fare in
parte riferimento ai paradigmi dell’antica Grecia, romani, virgiliani e
dell’Età dell’Oro. Tuttavia, il suo legame con l’antichità va ben oltre
qualcosa di istintivo; Gauguin menziona Virgilio in molte delle sue lettere
ed in altri scritti, e deriva una serie di composizioni da fotografie di
monumenti di Roma antica.
Per l’artista francese, stanco della lotta quotidiana per la sopravvivenza,
imprigionato nella moderna Parigi, i miti di una cultura superstite e
primitiva in Martinica, Bretagna ed Arles, ed il sogno di una vita libera
tra i pacifici abitanti dell’Oceania rappresentano una liberazione;
infiammano la fantasia e nutrono le sue energie artistiche.
Di fatto, Gauguin trova meno ma anche più di quanto previsto a Tahiti ed
alle Marchesi: l’ordine primitivo che sognava non esisteva più - ma era mai
esistito? -, tuttavia la ricchezza e la complessità della vita che aveva
davanti agli occhi stimola la nascita di una serie di opere tra le più
vivide e durature nella storia dell’arte.
L’ampia antologica “Paul Gauguin. Artista di mito e sogno” vuole proporre
una ulteriore meditazione sull’opera dell’artista francese e desidera
offrire anche al vasto pubblico la preziosa opportunità di ripercorrere
tappa per tappa il cammino artistico di Gauguin.
Nel 1874, ormai sposato con la danese Mette Gad, mentre lavora come agente
di borsa e pittore dilettante, Gauguin visita la prima mostra
impressionista, dove incontra Pissarro. Nel 1880, sul punto di diventare un
artista a tempo pieno, espone le proprie opere con gli impressionisti. Nel
1882 una forte recessione economica conduce Gauguin ad abbandonare la
professione e a trasferirsi in Danimarca. Con il crescere delle
responsabilità e della routine, i suoi sogni di un’Età dell’Oro virgiliana
diventano ancora più fervidi e, nel giugno 1885, Gauguin torna a Parigi con
il figlio Clovis, lasciando la moglie in Danimarca.
A Parigi il suo pensiero è costantemente rivolto a sogni di evasione ed ai
modelli di Pissarro e Cézanne. Alla ricerca di un luogo in cui vivere con
poco, ma anche della compagnia di artisti come lui, nell’estate del 1886,
Gauguin si reca a Pont Aven, in Bretagna. In mostra, sono presenti esempi di
questo periodo messi a confronto con le opere degli Artisti che gravitavano
intorno al villaggio bretone. In alcune opere risalenti a tale breve
periodo, i colori turbolenti sono preludio della fecondità di una terra
magica.
Durante il breve ma turbolento soggiorno con Van Gogh ad Arles alla fine del
1888 Gauguin prosegue con la sperimentazione dei contorni, l’astrazione ed
una scelta cromatica apparentemente arbitraria. I colori sono divisi in
ordinati blocchi rettangolari – bianco, marrone, verde, ocra, arancio – e
ciascuno è separato dagli altri da linee scure, simili a fili.
All’inizio del 1889, Gauguin fa ritorno in Bretagna. La sua situazione
finanziaria precaria, tuttavia, non migliora e Gauguin parte per Tahiti nel
maggio 1891 per realizzare ciò che definisce uno “studio dei tropici… in cui
la vita materiale possa essere vissuta senza denaro… ed in cui vivere
significa cantare ed amare”. Lì si sarebbe stabilito in una capanna, diceva,
in uno stato di “primitività e selvatichezza”.
Dopo un inizio positivo, le speranze dell’Artista di vedersi commissionare
importanti e remunerativi ritratti si infrangono anche a causa del carattere
anticonformista ed egli si ritira dalla capitale a Mataiea, una cittadina ad
una trentina di chilometri a sud, dove resta quasi due anni, a volte in
compagnia della sua amante Teha’amana, dedicandosi alla rappresentazione di
volti e corpi per lo più di indigene sconosciute. Il suo obiettivo è quello
di rinunciare al proprio status di colonizzatore e diventare un indigeno,
encanaqué. Che cosa porta Gauguin verso i lontani mari del sud? Le sue
motivazioni sono indubbiamente molteplici e complesse. Vuole essere un
agitatore, un ribelle, uno straniero ed un rinnegato, ma anche ricostituire
attraverso l’arte quelle immagini fantastiche di un’Età dell’Oro, che
dominano la sua mente fin dai suoi primi viaggi intorno al mondo, quando era
entrato nella marina mercantile.
I dipinti che raffigurano donne costituiscono il centro dell’opera tahitiana
di Gauguin. Nell’estate del 1893, Gauguin fa ritorno in Francia nella
speranza di trarre vantaggio dalla sua nuova ed esotica reputazione. Una
mostra delle sue opere tahitiane presso il gallerista Paul Durand-Ruel,
riceve recensioni decisamente contrastanti e vende poco. Non potendosi
permettere la traversata di ritorno in Francia e nell’incertezza che le
proprie opere avrebbero mai trovato un mercato, nel 1901 salpa per Atuona
nelle isole Marchesi. Qui, Gauguin costruisce e decora una nuova casa in
stile locale chiamandola “Casa del piacere”. La casa ed il terreno
circostante sono di per sé un’opera d’arte, con stipiti ed architravi
intagliati, decorazioni scolpite in giro per la proprietà e un giardino dove
pianta girasoli importati dalla Francia. Ma la visione fantastica del
Pacifico diventa sempre più simile ad un incubo.
In pochi seguono il feretro di Gauguin al suo funerale e la solennità
dell’occasione è guastata da una lite sul fatto che l’artista reprobo
desiderasse o meno essere sepolto in terra consacrata. Di fatto, l’unica
terra adatta sarebbe stata quella dell’Arcadia.
La vita
Paul Gauguin nasce a Parigi nel 1848, e già l’anno successivo la sua
famiglia si trasferisce in Perù dal nonno materno, don Mario Tristan y
Moscoso. La casa di don Tristan, dove l’artista vive fino all’età di sette
anni, circondato da lusso e da tenerezze, sarà il primo paradiso perduto,
rimpianto da Gauguin. Tornato in patria, studia ad Orléans e poi a Parigi,
in collegio.
Nel 1865, a diciassette anni, s’imbarca come marinaio semplice su un
mercantile per il Sudamerica. Viaggia per mare nei successivi due anni e
partecipa alla guerra franco-prussiana del 1870. Alla fine del conflitto,
nel 1871, s’impiega come agente di cambio e comincia anche a dipingere. Nel
1873, Gauguin sposa una giovane danese, Mette Sophie Gad, dalla quale avrà
cinque figli.
Negli anni successivi conosce Pissarro e Cézanne e si lega al gruppo
impressionista, partecipando ad alcune mostre del movimento. Nel 1879
partecipa alla quarta mostra impressionista e in questa occasione Huysmans
nota la sua opera. Nel 1883, forse a seguito di un crollo finanziario della
borsa, Gauguin conosce la miseria in concomitanza alla separazione dalla
moglie Mette, che ritorna a Copenaghen con i bambini.
Nel 1883 lascia il suo lavoro, e si trasferisce a Rouen in casa di Pissarro.
In seguito ad una maturazione artistica che lo porta a considerare come
fondamentali le esperienze artistiche “primitive”, inizia una serie di
spostamenti che lo condurranno dall’Europa al Sudamerica fino ai domini
francesi delle Isole Marchesi. Nel 1886 è per la prima volta in Bretagna, a
Pont-Aven, dove torna nel 1888 dopo un viaggio in Martinica. L’esperienza
bretone è fondamentale per l’elaborazione del cosiddetto “sintetismo”, uno
stile che il critico contemporaneo Albert Aurier definirà tipico di un’arte
“idealista, simbolista, sintetica, soggettiva e decorativa”; alla base del
sintetismo sono la conoscenza delle stampe giapponesi, il primitivismo
espressivo della scultura bretone, il colore piatto e il “cloisonnisme”
delle vetrate gotiche. Nell’ottobre 1888 raggiunge Van Gogh ad Arles.
L’incompatibilità di carattere tra i due e l’instabilità psichica di Vincent
rendono la convivenza impossibile. Gauguin riparte per Parigi all’indomani
del gesto disperato di Van Gogh di tagliarsi un orecchio.
L’8 giugno 1891 l’artista arriva a Tahiti dopo aver acquistato un biglietto
di sola andata. Qui colora di esotismo il suo già eclettico primitivismo,
elaborato anche sulla conoscenza “fotografica” delle pitture egizie, delle
sculture del Partenone e di Borobodur. La vita nel paradiso ritrovato
dell’Oceania non sarà comunque così edenica, ma segnata da malattie,
dall’alcolismo, dalla sifilide, da un tentativo di suicidio e - nelle Isole
Marchesi, dove si trasferisce nel 1901 - da un periodo di detenzione per
aver istigato gli indigeni alla ribellione. Muore a Hiva Oa nel 1903.
dove: Complesso del Vittoriano - Via Di San Pietro
In Carcere
periodo:
dal 6 ottobre 2007 al 3 febbraio 2008
orario: dal lunedì al giovedì 9.30 –19.30; venerdì e sabato 9.30 –
23.30; domenica 9.30 – 20.30
biglietti: € 10,00
comunicato stampa