24.07.2007
soggettive
George
Michael allo stadio Olimpico
Un anniversario importante e celebrato nel più trionfale dei modi quello che
ieri sera George Michael allo Stadio Olimpico ha trasformato nell’evento
dell’estate romana.
Venticinque anni di carriera per l’ esattezza, venticinque anni di grandi successi e di straordinarie emozioni.
Certo l’immortale George non è più il fanciullo dal ciuffo ossigenato con la faccia da bravo ragazzo che tanti anni fa cantava “Last Christmas” con gli Wham, oggi è un brizzolato e un po’ in carne signore di mezza età, ma il suo spirito è ancora quello di un tempo: George canta, balla, corre avanti e indietro sulla lunga pedana strategicamente studiata per permettere una divertentissima interazione tra cantante e spettatori.
Anche per quanto riguarda la sua voce il tempo sembra essersi fermato: meravigliosa come sempre!
Ma il vero spettacolo è nel suo straordinario modo di non prendersi mai sul serio e di ironizzare su tutto e su tutti.
Formidabile come sempre l’interpretazione di “Outside” durante la quale, opportunamente vestito da sexy cop, senza imbarazzo ha ricordato la più ricca operazione di marketing non voluta della storia della musica.
Tutti
ricordano infatti che essere arrestato in un bagno pubblico perché sorpreso
in atteggiamenti equivoci con un poliziotto, che tra l’altro voleva
incastrarlo, gli fruttò un posto d’ onore nell’Olimpo delle grandi star.
Sulle note di “Shoot the dog” l’Olimpico impazzisce e sui maxy schermi
scorrono le esilaranti caricature di Bush e Blair : il Presidente U.S.A.
tira una pallina all’ex premier inglese che come un cagnolino corre a
prenderla e la riporta al suo padrone.
Ma il meglio deve ancora arrivare: nel delirio generale sul palco si gonfia un gigantesco pallone che raffigura George Bush con le braghe calate ed un cagnolino con la bandiera britannica inginocchiato davanti a lui che gli fa un pompino (e abbiamo sdoganato un'altra parola che un tempo era considerata tabù).
Segue “Freedom ‘90” che l’ Olimpico canta a squarcia gola e sul palco si gonfia un altro pallone che stavolta raffigura una bizzarra, geniale ed improbabile Statua della Libertà, “vagamente” somigliante nei tratti somatici e nelle inconfondibili orecchie a sventola a Tony Blair, che regge in una mano una rivoltella che sta esplodendo un colpo e nell’altra una tavola recante la scritta “What’s a fuckin freedom?” (Cos’è una fottuta libertà?).
Ma il momento più emozionante della serata è senz’altro la pioggia di note e magia che il grande artista regala alla città eterna cantando quello che probabilmente il suo più grande successo del passato: “Careless Whisper”.
Lo spettacolo si chiude poco dopo la mezzanotte con un lunghissimo applauso, tanta soddisfazione e tanta gioia. Ancora una volta la nostra città ha dimostrato di amare la grande musica e la vera arte e ancora una volta un grande artista ha dimostrato di amare la nostra straordinaria città.
Grazie
George!
Stefano Molini