lunedì 06 giugno 2011
fuori porta
Il
brivido caldo delle ghost-town
Lara Gusatto per Repubblica on-line
Namibia, Usa, Paesi dell'Est, Italia. Alla scoperta dei più famosi e
affascinanti insediamenti umani abbandonati, che hanno un fascino
speciale. E veri e propri fan club, anche in rete.
Miniere di diamanti, d'oro o di carbone esaurite, incendi secolari, scorie nucleari e occupazioni militari, tanti e diversi sono i motivi che portano gli abitanti di una cittadina ad abbandonarla, trasformandola in una città fantasma. Il destino di queste ghost town è legato indissolubilmente alla loro nascita: fondate per la presenza di un minerale e lasciate al degrado del tempo quando questo scarseggiava. Insieme ai cercatori di città fantasma, avventuriamoci tra 10 luoghi spettrali e scopriamo i motivi della loro fine prematura.
Kolmanskop:
fantasmi di sabbia.
Il
deserto della Namibia da una parte, l'Oceano Atlantico dall'altra. In
mezzo una cittadina coloniale tedesca e una città fantasma reclamata
dalle sabbie. Il teutonico villaggio portuale di Lüderitz è molto
pittoresco, ma la ragione principale per visitarlo non sono certamente
il caffè, il negozio di artigianato o la pasticceria. L'attrazione del
luogo è la vicina Kolmanskop, una città fantasma sorta nel sud della
Namibia nel 1908 sulla spinta della febbre dei diamanti e decaduta
seguendo la sorte della preziosa pietra. Già nel 1950 il casinò, la
scuola, l'ospedale e gli edifici residenziali erano stati abbandonati e
le dune cominciarono a ricoprirne le spoglie. Un paio di abitazioni sono
ancora in piedi e il teatro è in ottime condizioni, il resto sono
fatiscenti rovine conquistate dal deserto. Un ambiente spettrale,
soprattutto al mattino, con la sottile coltre di nebbia che si alza dal
mare. O se ci si imbatte nel pieno di una delle tremende, famigerate
sandstorm (le tempeste di sabbia), che quasi azzerano la visuale.
Insomma, se un discepolo di Platone provasse a delineare un'Idea di
Ghost Town, probabilmente uscirebbe una strettissima parente di
Kolmanskop