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03.11.2006

 

 

 

                                                                                                          soggettive

A GIGGI MAGNI

Roma! Dimme tu chi ‘ncià provato
A descrive sto popolo romano
Da quanno che quer sorco fu tracciato
Fino ar secolo indove ce trovamo.

Libbri de storia, nomi e antefatti
Chili de carta e penne conzumate
Pe parlà de grorie e de misfatti
Lassannote l’idee inturcinate.

Er cinema su Roma cià sguazzato
Sfornanno porpettoni a nun fenire
Ma nisuno, per Dio, cià ‘zzeccato
Su quello che ciavemo da capire.

Ma ecco er miracolo itajano.
N’omo che la storia l’ha capita.
L’ha riccontata cor calore umano
Coll’arte che je score tra le dita

Ha lassato parlà li personaggi
Cor dialetto der trasteverino
Superanno ancora li retaggi
D’un linguaggio corto e sopraffino.

Ha dato n’anima a chi te recitava.
L’attori scerti, robba sopraffina.
Er zucchero cor miele s’ammischiava
In quella memorabbile fucina.

Grazie Giggi! C’artro tò da dì
p’avemme imparato a capire.
L’arte tua nun’à da fenì.
A ritrovalla è ben’artro dire.

enrico maria felici
 


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