22.11.2006
soggettive
Giocare
nel tempo
Ho avuto l’occasione domenica scorsa di fare un bagno di ricordi della mia lontana infanzia nella qualifica di nonno di tre nipotini. Sono stato invitato con loro da una cara amica ed ex collega di mia moglie Lia Di Rienzo, Assessore del Comune di Roma alle Promozione della Famiglia e dell’Infanzia, all ‘inaugurazione della mostra “Giocare nel Tempo" organizzata dall’Assessorato nei locali del Vittoriano.
La mostra viene aperta al pubblico, non a caso, in concomitanza della Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia, purtroppo in questi giorni la cronaca nera ci parla di gravi violazioni. Il Comune ha promesso che trasformerà questa mostra in un museo del giocattolo che sorgerà a Villa Ada. Il bambino è il destinatario ed il protagonista di questa mostra e questo crea una particolare animazione ed interesse all’evento.
Domenica, al momento dell’apertura alla presenza del Sindaco Veltroni e dell’Assessore Di Rienzo, che ho avuto il piacere di ritrarre in fotografia, vi era una particolare eccitazione da parte dei numerosissimi bambini presenti con un piacevole brusio molto somigliante al pigolio dei uccellini. Questa era la sensazione che percepivo ascoltando il vociare dei bambini felici di trovarsi in mezzo ai giocattoli oggetto della loro felice fantasia. E’ stata ricreata un po’ la storia del giocattolo e nella sala scorrono su uno schermo le foto di bambini dei due secoli scorsi a giocare con oggetti dell’epoca fabbricati da artigiani come avveniva una volta quando i giochi non erano di plastica. Ora i nostri nipotini si dilettano con quello che offre il mercato ovvero giochi supertecnologici, ma i piccoli ancora oggi invece preferiscono quello che riesce ad eccitare la loro fantasia facendoli fantasticare e sono felici di scoprire cose dimenticate ad esempio la semplicità della palla non tramonterà mai.
Io mi sono improvvisamente proiettato indietro di più di sessanta anni , quando con i miei coetanei,mi divertivo ad esempio con le biglie, quelle chiamate da tutti le palline, oppure con i soldatini di piombo, o con le automobiline di metallo a molla, magari un lusso per la mia infanzia di guerra. Il gioco è fondamentale per la normale e naturale crescita ed evoluzione dei bambini e la Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia purtroppo ci ricorda che in molte parti del mondo, nel secolo in cui viviamo, molti sono i bambini che non solo non possono giocare perché sfruttati ma muoiono sotto le bombe o a causa di gravi malattie e denutrizione. Il mio ruolo di nonno mi porta sempre a ricordare ai miei tre nipotini la fortuna che hanno di essere nati e vivere in una famiglia serena che ha rispetto di loro. La mia infanzia è trascorsa sotto i pericoli delle bombe durante la seconda guerra mondiale ed il gioco era problematico per una questione di sopravvivenza fisica anche per la scarsità del cibo disponibile per tutti. Ma nessuno fortunatamente ha mai smesso di sognare, fantasticare e giocare, di ricorrere una palla o di sperare di poter avere un trenino elettrico o qualcosa di simile a quello che ho visto nella mostra. Sono rimasto affascinato e trascinato dolcemente in un mondo che ormai non mi appartiene più ma che fa parte della mia vita e della mia esperienza di uomo. In ognuno di noi alberga un bambino ed io, con quella parte che affiorava di nuovo, sono rimasto a bocca aperta dinanzi a quelli che sono stati i miei giochi che, anche nella mia infanzia, guardavo a bocca aperta dietro i vetri di una vetrina perché non me li potevo permettere.
Uscendo ho ringraziato il Sindaco Veltroni e l’Assessore Di Rienzo virtualmente, a causa della gran folla di giornalisti e di visitatori che li circondava, per avermi consentito di rivivere come in un lampo la mia passata infanzia con questa mostra.
massimo giacomozzi