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martedì 05 febbraio 2013

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Girolimoni il mostro di Roma
In piena era fascista, Roma è attraversata da una serie di efferati delitti: sette bambine vengono trovate uccise e sessualmente lesionate. E il mostro non si trova. Grosso guaio per la polizia che deve rendere conto al Duce.
E succede così che, mentre la famiglia copre il vero assassino, un giovane popolano disturbato, un intraprendente brigadiere trova un possibile mostro e insieme al preoccupato pretore, monta una serie di prove, false testimonianze.
Il "mostro" è Gino Girolimoni, trentenne, procuratore di cause di lavoro per vvocati, scapolo, sempre discretamente coinvolto in avventure amorose, l'ultima delle quali con una donna sposata ad un marito ricco, sospettoso e sottilmente vendicativo: sarà proprio questo marito a segnalarlo come sospetto.
I giornali, così come agli efferati delitti, si gettano sulla notizia dell'arresto del mostro e del processo.
Gino Girolimoni resterà in carcere 11 mesi senza mai confessare delitti che non ha certo commesso e alla fine una testimonianza chiave lo scagionerà. Ma sarà lo stesso Mussolini, che nel frattempo ha fatto passare la pena di morte, a ordinare che i giornali non parlino più di Girolimoni, che non parlino dell'errore, che facciano dimenticare la vicenda, che parlino solo della vittorie del regime.
E così, benchè innocente, Gino Girolimoni non sarà mai più riabilitato tanto che ancora oggi il suo nome a Roma è sinonimo di pedofilo.

Il film è girato in una Roma popolana e stracciona ricavata e ricercata nei Rioni Borgo e Trastevere che all'inizio degli anni '70 ancora non erano stati ripuliti e ristrutturati da nuovi residenti proprietari.
Accanto a queste location, c'è quello stesso lungotevere nei pressi del Gazometro e del Ponte di Ferro a Testaccio che erano stati set di Bellissima e Un americano a Roma.

Bella fotografia che non si fa tentare da nessun viraggio seppia antichizzzante.

Bravo e ironico come sempre Nino Manfredi.
Maniacale, come spesso gli capiterà nei ruoli futuri, il giovane Gabriele Lavia che veste i panni del mostro bello e dannato.

Intelligente e ironica colonna sonora, tutta d'atmosfera gioiosa an venti e per niente tentata da armonie cupe.

E per finire una regia col ritmo di un thriller in costume giocato occhieggiando ai temi della commedia e ai difetti anche abietti degli italiani dell'italietta fascista. E che sceglie di mettere lo spettatore nella posizione di chi sa (chi è il mostro) e che vede come la polizia non risolverà il mistero.

Tutti fatti realmente accaduti.

Si rivede davvero con piacere.

fiore di cactus :)
 

 


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