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lunedì 14 novembre 2011

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                   c'era una volta

Monti e Tognetti, ultima esecuzione dello Stato Pontificio prima della presa di Roma, erano stati processati per l'attentato fatto come rappresaglia per la morte di Giuditta Tavani Arquati.

 

Giuditta Tavani Arquati, trasteverina

Giuditta Tavani Arquati , è una straordinaria figura caduta per la libertà di Roma dal regno del papa-re Pio IX. Giuditta apparteneva ad una famiglia di piccoli imprenditori del settore tessile di orientamento mazziniano. Nacque all’Isola Tiberina (1830), si sposò a san Crisogono (1844), lavorò e morì (1867) nel lanificio Ajani in via della Lungaretta. L’intero lanificio si era trasformato in una base operativa degli insorti organizzati dall’anziano capo-officina, coinvolgendo anche molte operaie.

 

Al centro dell’organizzazione, insieme al marito Francesco Arquati, direttore dello stabilimento, c’era Giuditta. Entrambi provenivano da famiglie borghesi, di proprietari di terre e bestiame che avevano investito nell’industria della lana, fiorente a Roma fino alla metà del secolo XIX.

 

Giuditta, madre di te figli e incinta nel momento della sua morte, si era gettata nell’azione rivoluzionaria perché la sua famiglia crescesse nella libertà. Uno storico del periodo la racconta “alta, aitante della persona, guardo scintillante e pien d’intelletto, notevole fisionomia, sì che, veduta, te ne restava fissa in mente l’immagine” .

Gli interlocutori politici di Giuditta erano soprattutto lavoratori e piccoli artigiani. Roma era una città di circa duecentomila abitanti e non aveva un nucleo borghese che, in altre parti d’Italia e d’Europa aveva combattuto per il cambiamento.

 

Fu un delatore che comunicò un raduno di patrioti al lanificio della Lungaretta pronti all’insurrezione. Poco prima delle due del pomeriggio fecero irruzione non meno di trecento zuavi pontifici provenienti dalla via del Moro (dietro l’entrata dell’opificio c’erano capannoni industriali che arrivavano fino a via della Renella, al Tevere) . Secondo i racconti Giuditta era la centro dei combattimenti. Venne uccisa e scannata dagli zuavi il 25 ottobre del 1867.

 

A Trastevere c’è una piazza che la ricorda, la lapide dove sorgeva il lanificio apposta dal sindaco Ernesto Nathan (oscurata durante gli anni neri del fascismo), una scuola elementare.

Giuditta è l’eroina romana, perché è in questa città che, fin dal 1849, si sono espressi i primi moti di ribellismo al soffocante totalitarismo pontificio.

Tiziana Ficacci


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