martedì 10 gennaio 2012
c'era una volta
Oggi 10 gennaio 2012 alle ore 15,
posa della pietra d'inciampo per Giuseppe Giusti
a Vicolo della Penitenza (Trastevere - Lungara)
Giuseppe
Giusti
Era minorenne ed è morto a seguito della deportazione politica del 4 gennaio 1944; era nato a Roma 21 novembre 1927.
Il
padre noto antifascista repubblicano muore nel 1940 lasciando la
famiglia in modeste condizioni. La famiglia si trasferisce in vicolo
della Penitenza 24 e Giuseppe fa lo stracciarolo.
Il 1 gennaio 1944 viene arrestato da agenti di Pubblica Sicurezza del
Commissariato Trastevere e immatricolato per errore (poiché minorenne)
nell’ufficio matricola italiano di Regina Coeli, poi immediatamente
rilasciato e portato da un agente di pubblica sicurezza al 3° braccio,
viene consegnato alla polizia germanica.
Il 4 gennaio 1944 a soli 16 anni viene deportato ed è immatricolato a Mauthausen il 13 gennaio1944 con il n.42105 triangolo rosso. Trasferito il 28 gennaio1944 nel sottocampo di Ebensee riesce a vedere la liberazione da parte delle truppe americane il 6 maggio 1945.
Morirà alcuni giorni dopo in data imprecisa.
la pietra d'inciampo per Giuseppe Giusti è stata offerta dalla
Banca della Memoria - Provincia di Roma
Domani 11 gennaio 2012 alle ore 15
posa della pietra d'inciampo per Fausto Iannotti
in via del Peperino (Pietralata)

Fausto Iannotti
E' uno dei due minorenni morti a seguito della deportazione politica del 4 gennaio 1944
Era
nato a l’Aquila il 5 marzo 1927 in una famiglia numerosa e di modeste
condizioni. Abitava in via Ardesia a Pietralata, strada oggi scomparsa e
lavorava occasionalmente.
In un celebre libro degli anni Sessanta edito dall’Anpi, Il sole è
sorto a Roma, Fausto Iannotti risulta coinvolto, casualmente, nella
prima strage nazista a Roma, avvenuta a Ponte Mammolo. Il massacro fu
compiuto la notte del 23 ottobre del 1943, il giorno dopo l’assalto
della popolazione affamata della borgata al Forte di Pietralata avvenuta
nel pomeriggio di venerdì 22.
Nella ricostruzione de Il sole è sorto a Roma, la vita di un
quattordicenne viene risparmiata in cambio di un paio di stivali nuovi
che il ragazzo portava, mentre un’altra persona sarebbe stata uccisa al
suo posto:
"Dopo qualche minuto, dalla curva della strada, arrancando sui pedali,
spuntava un uomo in bicicletta, diretto in città. Arrivato all'altezza
della siepe il ciclista viene fermato dal tedesco che gli fa deporre la
bicicletta per terra e puntandogli il mitra dietro la schiena, con le
mani in alto lo spinge presso l'autocarro sul quale era rimasto soltanto
il Mattiocci [sic]. Il ragazzo intuiva che qualche cosa di terribile si
stava svolgendo intorno ad esso; pur tuttavia non riusciva a rendersi
esattamente conto della sorte toccata ai suoi compagni, tanto più che
dalla sua posizione non udiva i colpi sparati alle vittime. Come pure
non riuscì a comprendere la tragedia angosciosa capitata all'ignaro
viandante, di cui egli era stato la causa involontaria. Il tedesco
legava le mani dietro la schiena e bendava gli occhi all'uomo catturato,
quindi lo consegnava alla coppia dei militi arrivati per prelevare la
decima vittima".
Il ciclista, la decima persona, è indicato nel libro come Fausto
Iannotti
In realtà Fausto partecipa con gli abitanti della borgata all’invasione
del Forte alla ricerca di tutto ciò che possa servire alla
sopravvivenza. All’arrivo dei paracadutisti tedeschi, cui segue un breve
conflitto a fuoco, viene arrestato con un'altra ventina di uomini. Nove
di questi uomini verranno assassinati ed abbandonati in una fossa comune
sulla via Tiburtina (oggi all’interno della Casa Circondariale di
Rebibbia Nuovo Complesso). I dieci sopravvissuti alla strage verranno
trasferiti al 3° braccio di Regina Coeli a giurisdizione germanica.
Il 4
gennaio 1944 alle ore 17 a seguito della comunicazione del Tribunale
Militare Germanico del 15 novembre '43, vengono tutti deportati con
altre 320 persone.
Fausto a soli 16 anni viene immatricolato a Mauthausen il 13 gennaio
1944 con il n.42118 triangolo rosso. Il 28 gennaio 1944 viene trasferito
nel sottocampo di Ebensee dove muore il 30 aprile 1945 a 18 anni appena
compiuti e a pochissimi giorni dalla liberazione.
Eugenio Iafrate - ANED Roma