07.01.2008
for de porta
Paese
che vai graffiti che trovi
Personalmente non è che i writers mi infastidiscano più di tanto.
Certo, se avesse il mo condominio tinteggiato da poco la facciata (con le inevitabili spese gonfiate o meno che siano ripartite in millesimi) e me la ritrovassi imbrattata di segni e segnetti e segnetti incomprensibili e nemmeno belli...
C'è anche da dire che la maggior parte dei dipinti, direi la quasi totalità di quelli che vedo a Roma, sono niente altro che firme; ha ragione chi dice, sindaco Veltroni in testa, che non si tratta di arte quanto del piacere di far riconoscere ad altri la propria presenza, il proprio passaggio su quello o quell'altro muro.
E' anche vero, come ho sentito dire a un milanese sull'autobus che "senza i writers quel certo angolo della periferia di Milano sarebbe uno schifo grigiastro e tetro.
E infine va detto che le tristi vetture della vecchia linea per Ostia con i disegni non sono diventate più belle e colorate ma danno, caso mai, il senso di sporco.
Dunque davvero, paese che vai...
Vedo infatti su Repubblica:
La scuola dei graffitisti brasiliani è considerata dagli appassionati una tra le migliori. In questa galleria una selezione che ha raccolto le opere realizzate sui rovine. A dimostrazione che l'arte può cambiare il volto delle "città abbandonate"
Ecco la galleria, per lo stupore e il piacere dell'occhio.
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:)
ps - (poteva mancare?) chissà che non si possa lanciare un appello a cercare nella nostra città i buoni esempi di arte metropolitana. a me ne vengono già un paio...