martedì 17 agosto 2010
for de porta
Carlo
Grechi e il profumo di donna
Carlo
Grechi, artista che costituisce uno dei vanti della cultura cervetrana e
non solo, si è prodigato da par suo per collaborare alla realizzazione
della manifestazione “Radici” tenutasi a inizio estate nel nostro
territorio (grazie alla meritoria pervicacia di Gea Copponi e Salvatore
Uroni) per iniziare un discorso volto a ritrovare e ravvivare i rapporti
della gran parte dei nostri attuali concittadini con i loro paesi di
origine, nella fattispecie quest’anno le Marche e in particolare il
territorio dei Monti Azzurri.
E proprio per dare un senso ed un seguito a questo multiforme contatto
che si è pervenuti a stabilire con meritato successo, il nostro Carlo
Grechi ha voluto portare la sua mostra di pittura PROFUMO DI DONNA in
uno dei più gradevoli paesi dei Monti Azzurri, Loco Piceno, dove esporrà
da mercoledì 18 a domenica 22 prossimi, presso i locali della Torre
Civica, in occasione della 39^ Sagra del Vino Cotto..
Grechi,
che vive a Cerveteri dal 1984, ha già esposto i suoi lavori ovunque, per
brevità cito la galleria Albatros e la galleria la Spatola di Roma
(1978), a seguire il Palazzo Comunale di Arsoli, la galleria il Babuino
di Roma, ed ancora la Galleria dei Soldati in Roma nel 1993, il Castello
di Santa Severa nel 1994 e a Bracciano il Chiostro degli Agostiniani nel
1995, ma chissà quanti ne dimentico….
Oltre ad avere l’onore ed il piacere di essere amico di questo ottimo
artista, sono un grande ammiratore delle sue opere pittoriche, in gran
parte dedicate appunto alla donna. Pur non essendo un intenditore
qualificato ritrovo in lui le tracce di quell’espressionismo che tanto
mi fa amare gli artisti “fauve” francesi, senza arrischiarmi, certo, a
paragoni e richiami fatti da critici d’arte “professionali” che
accostano i lavori di Carlo a Guttuso, Sironi, Picasso.
Ed
è per questo che farò il possibile per fare un salto, magari nel fine
settimana, a Loro Piceno, questa graziosa cittadina di origine
medievale, posta su un'altura lungo la valle del torrente Fiastra, che
vanta, tra l’altro, la tradizione mai interrotta della produzione del
vino cotto; un vino di umili origini perché nasce dalla bollitura del
mosto, dal colore e dal gusto inconfondibile, buono sempre ancora di più
a fine pranzo, con il dolce.
Il che non guasta.
Claudio