09.11.2008
for de porta
Il
linguaggio degli umani
A Cerenova sono ben pochi i concittadini che non abbiano uno o anche più
cani. Anziani, ragazzi, belle signore a passeggio con il fedele amico al
guinzaglio e l'immancabile sacchetto azzurrino (meno male!) pronto per le
evenienze. Queste quotidiane passeggiate nei prati e parchi della nostra
"solare" cittadina diventano poi incontri, scambi di saluti, notizie varie,
piacevolezze, narrazione delle prodezze dei nostri amati compagni a quattro
zampe.
Franca ed io abbiamo avuto al nostro fianco, per oltre sedici anni, due
meravigliosi "trovatelli", Pallina e Pippo. Anzi sarebbe più esatto dire:
Pallina e Pippo sedici anni fa hanno adottato due umani, due brave persone
tutto considerato...
In questa lunga convivenza con i miei amati cani ho maturato la ferma
convinzione che essi, e naturalmente l’intera specie, comprendessero il
linguaggio degli umani, in particolare Pallina. Si sa, anche in quella
comunità le femmine sono molto più in gamba e ricettive dei maschietti.
Non intendo gli ordini loro indirizzati, formati necessariamente di toni di
voce e di suoni sempre più o meno simili e ripetuti e quindi facilmente
assimilabili e comprensibili. Parlo di conversazioni tra umani effettuate in
loro presenza. Non mi spiegherei se no il fatto che per anni, quando dicevo
a mia moglie “Metto in moto il camper così tra poco partiamo” Pallina, che
odiava quel mezzo, andava a nascondersi mentre Pippo, amante dell’ “abitar
viaggiando”, cominciava a d abbaiare festoso correndo su e giù verso la
porta di casa. Oppure quando nasceva tra me e mia moglie una delle tante
discussioni, a volte animate a volte meno, immancabilmente Pallina scappava
di casa, si rifugiava in fondo al giardino, e tornava solo quando il clima
era tornato “vivibile”.
La riconferma l’ho avuta oggi dal racconto di una mia vicina di casa e cara
amica, Anna. Una delle sue figlie, Giovanna, ha due simpatici cani, Sethy,
maschio, golden retriever, grande e grosso, uno dei cani più docili e buoni
che io conosca, sempre pronto come uso della sua razza a portare un dono a
chiunque arriva a casa sua, che sia una pantofola, una bottiglia di
plastica, al limite un pezzo di carta di giornale, e Fibi (lei non lo sa ma
il suo nome si scrive, credo, Phoebe!!) una diavoletta tutto pepe, alta come
un soldo di cacio.
Questi due simpatici esseri vivono per parecchio tempo dell’anno, per motivi
logistici, presso i genitori di Giovanna, che li amano e li accudiscono come
meglio non si potrebbe, ma quando arriva la “mamma”, e questo accade con
frequenza, ovviamente per Fibi e Sethy, specialmente lui, le manifestazioni
di amore sviscerato non si contano.
Ieri, al termine della visita, Giovanna ha detto che si sarebbe portata a
casa Sethy: lei e Carolina, la sua bellissima figlia, avevano troppa voglia
di stare almeno un po’con lui. Bene: Fibi (Phoebe) l’ha guardata, ha
guardato i “nonni”, poi è saltata su una sedia, ha preso il suo guinzaglio,
l’ha deposto ai piedi di Giovanna e si è seduta in terra, guardandola fissa.
Conclusione: grande sorpresa, commozione generale, e naturalmente anche
quella diavoletta se ne è tornata per qualche giorno a casa sua.
Claudio
J