sabato 27 dicembre 2014

            

                                                                                             soggettive

I dieci comandamenti di Benigni

Le considerazioni di carattere artistico e nel merito dello spettacolo e dei contenuti le rimando al sito www.lascatolachiara.it.

Qui voglio fermarmi alla parte iniziale dello spettacolo, ai primi minuti e innanzi tutto ringraziare Roberto Benigni per avermi dato la conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, di quanto amo Roma e di quanto, più che essere diventata romana, più che dire "Roma è la mia città", io debba dire "sono di Roma", nel senso  che Roma mi ha fatta sua.

E infatti l'esordio di Benigni mi ha "urtato i nervi", tanto per usare un eufemismo.

Andiamolo a riguardare.

 

 
Ripeto a chi gli fosse sfuggito preso da legittima ammirazione, catturato giustamente dalla bravura dell'artista:

"Sono contento di vedervi qua a piede libero; con l'aria che tira a Roma, siamo riusciti a trovare gli incensurati"

E poi:

"Abbiamo avuto il permesso della Rai, della questura, della banda della Magliana... possiamo cominciare"

E ancora:

"Comunque Roma rimane la più bella città del mondo; sotto Natale poi con gli addobbi, le decorazioni... Ce ne sono tantissime, specialmente quelle bianche e blu lampeggianti che hano messo sopra le macchine per farle vedere meglio, con quei suoni tipo cornamuse. In Campidoglio è pieno. (...) I politici si sono giustificati dicendo "ho sbagliato a scegliere collaboratori che sembravano insospettabili, persone perbene..." Eppure i soprannomi erano il carognone, il porco, il cecato, il ruvido"

Qui a me mi "sono urtati i nervi": istintivamente ho detto ma come ti permetti di parlare così di

Roma.

Intendiamoci: non che sia falso quello che ha detto Benigni. Purtroppo è vero ed è ancora più tragicamente vero che il marcio stavolta non stava solo dentro una parte politica tanto che il PD romano è commissariato.

Ma sentir parlare male di Roma e del Campidoglio...

No no e poi no.

Per i milioni (e non è un modo di dire visto che a Roma siamo quasi 4 milioni di abitanti) di cittadini onesti che con le schifezze combinate dai mascalzoni "gargarozzoni" (come li avrebbe chiamati Gigi Magni) non hanno niente a che fare.

E che mi si siano "urtati i nervi" è stata la prova, ce ne fosse ancora bisogno, che amo la mia città, come tanti e tanti e tanti altri.

 

angela :)

 


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