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lunedì 18 gennaio 2010

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                           soggettive

Nuova Ostia, la casbah proibita
Rapine, violenze e furti quotidiani. aggressioni perfino alla polizia
La presenza di immigrati e balordi di periferia ha reso drammatici i problemi del quartiere

Fulloni Alessandro
12 novembre 1995 - Corriere della Sera

 

In meno di tre mesi due episodi analoghi: calci, insulti e sputi da parte della gente a dei poliziotti che avevano appena arrestato dei ladruncoli. A settembre, a "insorgere" erano state decine e decine di cileni che avevano attorniato una volante permettendo la fuga ad un connazionale. Qualche giorno fa sono stati invece gli italiani, scesi in strada, alle due di notte, per aggredire dei poliziotti che avevano fermato due ladri di motorini. A Nuova Ostia il quartiere ghetto di Roma, ad un tiro di schioppo dall' Idroscalo pasoliniano, il clima che si respira e' quasi da "Zen" di Palermo quando le volanti della polizia o la gazzella dei carabinieri passano per controllo, il tam tam di Nuova Ostia, con precisione svizzera, sparge immediatamente la notizia. Di casa in casa, da un piano all' altro, con una telefonata o addirittura con i baracchini, chiunque abbia qualcosa da nascondere viene avvertito. Chi magari e' alle prese con un' attivita' illecita ha tutto il tempo di prendere le "giuste" precauzioni. Come, ad esempio, quel saldatore, arrestato pochi giorni fa dagli agenti del commissariato del Lido per traffico di stupefacenti, che aveva fatto blindare la porta d' ingresso. Cosi' , in caso di irruzione, l' uomo aveva tutto il tempo di barricarsi dentro casa e far sparire l' eroina e la cocaina che vendeva agli spacciatori del litorale romano. Valore del sistema di sicurezza, una quindicina di milioni. Forse la cosa piu' costosa del palazzo in cui abitava, un enorme edificio dall' intonaco scrostato, che il Comune ha in affitto da piu' di vent' anni, dove una ventata un po' forte basta per far crollare i cornicioni dei balconi, una spallata ben assestata e' sufficiente per abbattere una parete e dove d' inverno, inevitabilmente, il gelo fa saltare i vecchi e decrepiti tubi dell' acqua e del riscaldamento corrosi dalle incrostazioni. A Nuova Ostia abitano quindicimila persone, molti dei quali sono extracomunitari. L' etichetta da "quartiere violento", nonostante gli sforzi delle numerose associazioni di volontariato laico e cattolico che vi operano, proprio non riesce a togliersela di dosso. E qui che abitano i tre minorenni che un mese fa hanno aggredito un polacco sul sagrato della chiesa di Regina Pacis, colpevole di avere molestato una ragazza della comitiva. Ed e' sempre a Nuova Ostia che gli stessi ragazzi, a febbraio, malmenarono su un autobus, "cosi' , per gioco", una giovane ragazza somala. Il quartiere condivide con Tor Bella Monaca il record, tra le borgate romane, dell' abbandono scolastico. Ci sono decine e decine di diciottenni che frequentano ancora le scuole medie. Le superiori non sono nemmeno un sogno, semplicemente non ci si pensa. "Del resto e' normale racconta Francesca Barile, volontaria della Caritas presso la mensa di Nuova Ostia in un quartiere dove le famiglie ben difficilmente sono in grado di fornire una guida ed un esempio, con padri e madri sempre alle prese con il carcere, la droga, la difficolta' di trovare un lavoro stabile". Il tasso di microcriminalita' e di tossicodipendenza e' altissimo, come la diffusione dell' Aids. La storia della piccola Francesca e' emblematica: la bimba, poco piu' di cinque anni, e' sieropositiva dalla nascita. I suoi genitori, entrambi tossidipendenti, muoiono a pochi mesi dalla sua nascita. Il padre per overdose, la madre per Aids. La piccola viene affidata alla nonna, che, per chiedere un aiuto economico, si reca piu' volte al Maurizio Costanzo Show. Per comperare le costose medicine i soldi non bastano mai e la donna finisce nelle mani degli usurai. Pero' racconta: "Sono gli unici che mi hanno aiutato. Le istituzioni invece non si sono fatte vive". Quando la bambina e' morta, qualche settimana fa, ai funerali c' erano soltanto amici e parenti. Ma non c' era nessuno tra coloro, numerosissimi che si sbracciarono per stare accanto alla nonna di Francesca nel momento in cui giornali e tv dettero il via alla raccolta di fondi per aiutare la bambina. Una bambina dimenticata. In fondo, proprio come Nuova Ostia.

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L’Idroscalo di Pasolini in mano alle gang
Roma, bische e droga.
Le anziane donne di vedetta sostituite dai dodicenni
Fabrizio Caccia
06 agosto 2009 - Corriere della Sera



Loro lo sanno che può arrivare «Diabolik», lui è il poliziotto che conosce l’Idroscalo meglio degli altri. I bar, le bische, le sale-giochi, i garage. E qualche volta li ha «beccati» pure, già con le dosi in tasca, pronti per lo smercio. Perciò negli ultimi tempi i «grandi» si sono attrezzati e hanno messo i più piccoli a fare da vedette. «Straccaletto» ha 12 anni e appena vede un movimento strano manda sms col suo cellulare. Anche «Montezuma » è un altro che ci sa fare, ha 13 anni ma comincia a fare il duro. Una volta, dopo avere esagerato con i cocktail (a base di vodka e redbull) si è messo a gridare in mezzo alla strada: «C’ho il 'pezzo' in tasca, andate via sennò sparo». manda sms col suo cellulare. Anche «Montezuma » è un altro che ci sa fare, ha 13 anni ma comincia a fare il duro. Una volta, dopo avere esagerato con i cocktail (a base di vodka e redbull) si è messo a gridare in mezzo alla strada: «C’ho il 'pezzo' in tasca, andate via sennò sparo».

Tutti si allontanarono, ma lui il 'pezzo' (la pistola) mica ce l’aveva. Però disse così, per farsi forte. Idroscalo, Ostia Ponente, piazza Gasparri, il lungomare: case popolari e tanta droga. Il «cursus honorum» della malavita romana prevede dunque che si cominci così, mandando sms quando s’avvista «una guardia». Magari, però, fosse solo questa banda di ragazzini, il problema di Ostia. Loro esistono, eccome. Nel 2008 - denuncia l’assessore locale ai Servizi so­ciali, Lodovico Pace, ex senatore di An - il XIII Municipio ha avuto il triste primato dei minorenni segnalati dal Tribunale: ben 180. Un dato allarmante, per dire poco. «Doppio taglio e canotta», questo il look prevalente dello spaccio su strada. Cappellini da baseball, tatuaggi enormi in­cisi su gambe e braccia (motivi floreali per le ragazze, guerreschi per i maschi) e poi jeans e Nike per correre veloce, mu­tande Calvin Klein, felpe Abercrombie e giacche North Face (perché i pusher del terzo millennio vanno in giro griffati). Vendono droga, perlopiù cocaina, perché è il sistema più facile e redditizio per vive­re. Spacciatori non stop 24 ore su 24. Ma i loro modelli sono pericolosi.

Ci mise sopra le mani la Direzione na­zionale antimafia già nel 2004 con l’operazione «Anco Marzio», dal nome del quarto re di Roma che fondò Ostia Anti­ca. Un blitz scattato alle tre del mattino, con 500 poliziotti e 100 pattuglie a caccia sul litorale. Bilancio finale: 18 persone ar­restate. L’accusa per tutte: associazione di stampo mafioso, articolo 416 bis del codice penale. Insomma mafia vera, mafia romana in contatto con i clan della camorra e con le famiglie di Cosa Nostra. Le Glock, le Luger, i timer irlandesi, armi davanti a cui è sempre difficile dire di no. Mafia dalle radici lontane e pericolose, con i nuovi capi — «er Negro», «er Caprotto », «il Capitano» — che un tempo erano i luogotenenti dei grandi boss del­la Magliana. Uno di loro, Emidio Salomone, è stato ammazzato a giugno di quest’anno da due kil­ler in moto nel borgo d i Acilia, a solo dieci chilometri dal campetto con la stele che ricorda l’omicidio di Pasolini. Segno che la guerra non è finita e gli appetiti sono sempre più voraci, famelici. L’usura, il gioco d’azzardo, il business colossale dei videopoker truccati, il controllo dei bar, dei chioschi sulla spiaggia libera di ponente, un vorticoso giro d’affari a due passi dal nuovo porto turistico dove, ignari, hanno continuato ad attraccare Ivana Trump e i miliardari russi coi loro panfili-monstre.

E poi la droga, naturalmente. Una montagna. All’Idroscalo, comunque, quello della vedetta è un mestiere antico. Anche donne anziane, in passato, si mettevano sui balconi intorno a piazza Gasparri facendo finta di prendere il fresco. Invece guardavano sotto, se per caso passava un’auto sospetta. Un’auto-civetta di polizia o carabinieri. Via Fasan, via Baffigo, le case Ater e Armellini, le case di sabbia e di cartapesta, col riscaldamento che si rompe d’inverno e gli ascensori che si fermano di botto e non ripartono più. È anche vero che ci vivono tanti povericristi, famiglie italiane e romene, con un lavoro regolare, una vita perbene. Ma l’humus è quello e resta uguale per tutti: miseria, degrado, disperazione. I sindaci ci hanno provato, nel corso degli anni, a risanare: Rutelli, Veltroni e ora Alemanno. Hanno messo un parco-giochi davanti a piazza Gasparri, ma dopo pochi mesi erano già spariti gli scivoli e le altalene. Rubato tutto. Ora il parco è chiuso da un’inferriata. A vederlo da lontano, sembra quasi una prigione.


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