venerdì 28 gennaio 2011
soggettive
Perfino nella climaticamente fortunata Roma c'è qualche giorno in cui fa più freddo del solito. Non so se si possano considerare i giorni della merla dato che la leggenda parla di neve, caminetti... insomma evoca scenari emiliano-lombardo-veneti. Ma i merli ci sono anche qui. E poi la leggenda è davvero bella e spiega come mai in questi ultimi giorni di gennaio ci troviamo a riprendere i guanti pesanti.
Ce la racconta Claudio.
:)
I
giorni della merla
Nella notte dei tempi, quando le stagioni si susseguivano ben precise e
delineate, senza sorprese climatiche, e bastava guardare il calendario
per decidere se e quando si poteva passare dagli abiti leggeri ai
pesanti e viceversa, il mese di gennaio durava ventotto giorni ed
insieme a lui, immancabilmente, finiva l’inverno più duro.
In quei tempi la femmina del merlo, anziché essere nera come il suo
compagno, era di colore bianco. Le sue candide penne, tra l’altro, nei
mesi freddi la mimetizzavano perfettamente nella neve che imbiancava il
paesaggio, rendendole più facile la vita. La merla infatti non
abbandonava, con il sopraggiungere dell’inverno i suoi luoghi, come gli
altri uccelli, limitandosi a passare il periodo più freddo, il mese di
gennaio appunto, ben riparata nell’accogliente cavo di un albero.
L’ultimo giorno del mese, puntuale, il gran freddo terminava e la merla
usciva dal suo rifugio, beffandosi di Gennaio che non era riuscito
neanche stavolta a metterla in difficoltà, magari a ucciderla.
Finché un bel giorno Gennaio decise di rispondere alle provocazioni: si
fece regalare da Febbraio, senza dare grande pubblicità alla faccenda, i
suoi primi tre giorni. Arrivò il freddo, la candida merla si acconciò il
solito accogliente rifugio nel cavo di un albero amico, aspettando la
fine del mese e quindi del grande freddo. Scaduto il fatidico ventotto
la merla uscì stiracchiandosi dal suo caldo ricovero ma, sorpresa, trovò
un freddo terribile, mai provato: “non ci sono più le stagioni” si disse
perplessa.
Col passare del giorno il gelo andò sempre più aumentando, neanche il
rifugio dell’albero riuscì era sufficiente a riscaldarla. Si decise
allora a rifugiarsi nella canna del camino della casa più vicina,
cercando scampo all’incredibile evento climatico.
Dopo tre giorni il freddo diminuì sensibilmente, per il povero volatile
doveva essere il quattro di febbraio, in realtà era il primo giorno del
mese. La merla lasciò il suo fuligginoso rifugio, si guardò attorno con
prudenza, arruffò le penne e solo allora, ahimé, si rese conto che le
sue candide piume, affumicate per tre giorni, erano diventate nere come
il carbone, come le penne del merlo maschio.
Da allora la merla non si distinse più dal suo compagno; da allora,
salvo rare eccezioni legate al restringersi ed allargarsi del famigerato
buco dell’ozono, gli ultimi tre giorni di gennaio sono i più freddi in
assoluto: i giorni della merla.
Claudio