venerdì 13 gennaio 2012
soggettive
Il
meglio è passato
Ogni tanto si incontrano libri che fermeremmo il mondo pur di poterli leggere senza interruzioni tanta è la voglia di sapere come vanno a finire e poi, quando li abbiamo finiti, ci lasciano un senso di fame non soddisfatta perché ne vorremmo ancora, come se nel frattempo fossero diventati una droga.
Per me uno di questi libri è stato il meglio e' passato di Antonio Soriero.
L'ho iniziato seduta sulla "panca" di palazzo Farnese due giorni fa e ho dovuto interrompere per sopravvenuto freddo: faceva buio, è gennaio. L'ho ripreso stamattina in treno tornando da Maccarese, percorso troppo breve, sono arrivata a San Pietro e mancavano due capitoli, brevi, come quelli di tutto il libro.
Ho sbrigato un lavoretto urgente, ho pranzato velocemente: non vedevo l'ora di scaraventarmi in piazza, possibilmente al sole, per finirlo.
E l'ho finito adesso, qui a piazza Navona.
E in un certo senso sono triste perché dopo un libro così bello e sorprendente, adesso sarà difficile leggere qualcosa di altrettanto stimolante.
Sorprendente e non per i "soliti" motivi che la critica ha già messo in luce: capacita del giovane al suo esordio, argomento tutto romano per uno che vive a Roma in fondo da poco tempo...
Sorprendente nel senso letterale: il libro ha un finale del tutto a sorpresa, nel migliore degli stili fantasy (che io adoro) direi.
E che quindi non posso rivelare.
"Bravò" per Antonio che è diventato romano perché evidentemente di Roma si e' tanto innamorato da averne tratto ispirazione. E poiché quella romana non è la lingua madre di Antonio, mi viene in mente che forse ha fatto, per scrivere le battute di alcuni protagonisti, uno studio analogo a quello di Pasolini o di Monicelli. Cinema...
Mi verrebbe quasi da proporgli di fare un film... Perché Antonio scrive e suscita immagini, come faceva Dino Buzzati.
Forse e' solo una mia deformazione professionale... No, non credo.
Antonio, lo famo er film?
angela :)