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I miei amici “romani” venuti da lontano

 

Non lo nascondo: sono felice e fiero del fatto che iloveroma abbia potuto collaborare alla grande iniziativa posta in atto dalla X Commissione Consiliare del Comune di Roma con il concorso letterario Io e Roma riservato agli immigrati (che vocabolo triste! Io preferisco dire “ai nuovi concittadini arrivati da tanti luoghi”), ospitando le loro testimonianze sulle nostre pagine.

Sono un uomo maturo, molto maturo…le vicissitudini di una vita avrebbero dovuto accumulare sulla mia pelle uno strato duro, a prova di facili intenerimenti, macchè! Per oltre un’ora, nella meravigliosa cornice dell’Aula di Giulio Cesare, gremita all’inverosimile, con i miei quasi ottanta amici venuti da lontano seduti negli scranni solitamente spettanti ai membri del Consiglio, la pelle d’oca si è alternata con il lucidarsi improvviso degli occhi – e non me ne vergogno affatto – nell’ascoltare alcuni brani, mirabilmente letti dalla brava interprete, dei racconti che la giuria aveva ritenuto meritevoli di menzione e premio.

Io quegli ottantanove racconti me li sono letti tutti, e l’ho fatto coscienziosamente. E’ stato doloroso - erano tutti belli - selezionarne prima un certo numero, poi fare una ulteriore cernita, poi la scelta, davvero faticosa, della storia, del frammento di vita, cui dare il mio voto.

Ora, a bocce ferme, senza poter più rischiare di influenzare il giudizio dei tanti lettori che ci hanno onorato con il loro voto, mettendoci in grado di assegnare la targa “iloveroma” a Gulnara Magafurova, autrice del delicato racconto “Roma di Giulia”, posso concedermi il piacere di poter citare un piccolo brano di uno dei racconti che più mi hanno emozionato e fatto sentire così vicini questi miei nuovi amici, anche se non è entrato nella rosa dei premiati.

“E mò sono qui a prendere venti minuti di sole invernale in questa Roma, un po’ fredda all’inizio, che lenta lenta sta aprendo il suo cuore e le sue braccia” – afferma Martin, scozzese, padre di un bimbo di sei mesi, Liam – “…che andrà a scuola con italiani, romeni, cinesi, etiopi, peruviani, e nella sua scuola ci saranno bimbi cattolici, musulmani, protestanti, ebrei, buddisti, e giocheranno e cresceranno e vivranno insieme, e litigheranno e si innamoreranno, e faranno figli anche loro un bel giorno, e ‘sti figli saranno romani, punto e basta, come i loro genitori anche se non lo sapevano, e a fanc…quella vecchia storia delle sette generazioni, mò bastano sette giorni, sette ore, sette minuti, basta il tempo di pensare “sono romano” in una bella mattina invernale in un parco di Roma…”

Claudio

 

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