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01.06.2009 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                  c'era una volta

Curiosità romane: i simboli di Roma

Il film “Angeli e Demoni“ ha creato curiosità intorno a certi luoghi di Roma, romanzati nel libro e nel film in alcuni casi non correttamente, come fa notare Angela nel suo articolo. Ma Roma merita di essere scoperta nei suoi angoli più curiosi, essendo una città dalle mille anime.
Voglio, iniziando da oggi, girare per Roma in cerca di curiosità nascoste o evidenti ma poco ricordate. Tanti sono i vecchi e nuovi romani che non conoscono Roma come andrebbe conosciuta. Quante sono le persone che, pur abitando a Roma, non riescono a godere delle sue bellezze per i motivi più disparati. Questi appunti sono dedicati a loro per ripassare le meraviglie che offre questa città.
I simboli attuali di Roma sono la lupa e l’aquila che ricordano i simboli dell’Impero Romano. Tali simboli furono riesumati nel rinascimento. Infatti nel medioevo l’animale che simboleggiava Roma era il leone. Nel 1872, per sottolineare la simbologia, fu sistemata in una gabbia, una lupa viva, ove attualmente è collocata la statua di Cola di Rienzo. In seguito questo animale fu sistemato sotto la Rupe Tarpea, aggiungendo, in una gabbia contigua, un’aquila. Negli anni cinquanta la lupa e l’aquila furono portate al giardino zoologico, poiché quella collocazione non era considerata più idonea per far vivere i due animali in maniera più consona. Le due gabbie si possono ancora vedere, ormai vuote ed abbandonate in Via del Teatro di Marcello di fronte al Teatro La Cometa.
Il Teatro di Marcello, da cui prende nome la via, è l’unico teatro romano rimasto in Roma.
Fu Giulio Cesare che, per superare quello fatto erigere da Pompeo, iniziò la costruzione di questo teatro , ma fu terminato da Augusto tra il 13 e l’11 secolo a.C.. Lo dedicò al nipote Marcello, morto giovane,figlio della sorella Ottavia . Visto dalla strada sembra un piccolo Colosseo ed è probabile che gli architetti dell’epoca si siano ispirati a questo teatro per costruirlo. Aveva tre ordini di 52 arcate in travertino, ma ora ne rimangono solo 12. Lo stile delle arcate è, al primo piano,dorico, al secondo è ionico, ed al terzo, che fu demolito per costruire ponte Cestio, lo stile era il corinzio. Conteneva quindicimila spettatori in un diametro di centocinquanta metri, e la scena ne misurava novanta. Ora, quella che una volta era la cavea, è il giardino di villa Orsini. Già nell’antichità, venivano demoliti edifici pubblici ,per farne altri, cosi’ una parte del travertino del Teatro di Marcello servi’ per fare il ponte Cestio che si trova poco distante.. Nel medioevo l’edificio subi’ molte modifiche, trasformato in fortezza dalla famiglia Pierleoni. Nel XIV secolo divenne proprietà dei Savelli, da cui prende il nome la località oggi chiamata monte Savello. Nel 1700 passò agli Orsini, altra nobile famiglia romana,, che ancora oggi ne sono i proprietari. E’ uno dei luoghi più visitati di Roma dopo il Colisseo e spesso, nei giardini esterni, pieni ancora di resti murari in terra,vi si svolgono attività culturali, concerti ed altro. In questa zona del monumento, nella tarda primavera, come in altre zone archeologiche di Roma, vi è un gran fiorire di papaveri rossi che danno un tono di colore fantastico all’insieme. Fu la “location” delle foto che furono il mio saggio finale dopo il corso di fotografia che ho frequentato all’Upter diversi anni fa . Tali foto sono incorniciate e sono appese nel mio studio per la gioia dei miei occhi.

Massimo Giacomozzi

 


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