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martedì 09 marzo 2010

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                           fuori porta

Itri
Piccolo, ma splendido paesino sito in uno dei passi dei Monti Aurunci, Itri è il tipico esempio di insediamento del Sud Pontino: all'apparenza povero e di scarsissimo interesse ma, per chi abbia il “coraggio” di visitarlo, prezioso scrigno di tesori inaspettati.
Per me, in realtà, Itri era sempre stato associato alla strada che lo raggiunge a partire da Formia: una serie infinita di ampi dossi in salita che, percorsi in bicicletta, spezzano il ritmo e rendono l'ascesa estremamente faticosa. E' vero, tante volte avevo visto i torrioni ed i camminamenti dello splendido castello, ma non sapevo di tutta la storia e le bellezze che lo componevano. Così, un bel giorno d'estate, complice la mia passione per realizzare dei documentari sui borghi d'Italia, ho deciso di percorrerlo tutto (o quasi) in lungo ed in largo e ne sono rimasto davvero colpito.
Prima di tutto, va detto che Itri ha origini assai antiche. Il nome stesso, che deriva dal latino Iter, via, mostra che i primi insediamenti derivano ai nostri famosi progenitori (anche se nelle vicinanze sono stati trovati reperti di età neolitica), che qui avevano creato una stazione di posta (esattamente in quello che oggi si chiama quartiere Lo Straccio, nella zona bassa adiacente a Via Appia). Qui passava la Regina Viarum ed ancora oggi, fuori dal paese, se ne vedono i resti di basolato.
Ma Itri è stato un fiorente paese anche nel Medioevo, con svariate chiese ed un castello straordinario, con possenti mura (vi posso assicurare che alla loro ombra fanno impressione per la loro altezza e possenza: immagino la paura che possano aver provato i vari assedianti che si sono susseguiti nella storia) e torrioni dalle forme diverse l'una dall'altra. Il quartiere S. Angelo, la parte medievale del paese, ha dei camminamenti e degli scorci davvero inimmaginabili, anche se faticosissimi da percorrere per l'estrema pendenza delle vie.
Tra le case di quella porzione del comune c'è anche quella dell'”eroe” locale: Michelangelo Arcangelo Pezza, più conosciuto col nome di Fra' Diavolo.
Personaggio dalle mille sfaccettature, è stato criminale ed eroe, patriota e brigante, e gli itrani gli hanno anche dedicato un piccolo splendido museo. Da bambino era stato costretto ad indossare un saio da francescano per un ex voto della madre, ma non gli si addiceva ed il maestro di scuola, viste le sue intemperanze, lo soprannominò Fra' Diavolo, nomignolo che non lo avrebbe mai lasciato. A 27 anni aveva già sul groppone due omicidi ed una condanna a morte, visto che durante una lite aveva ammazzato il suo datore di lavoro e, per sicurezza, anche il testimone, il fratello della vittima. Per sua fortuna, in quel periodo il regno borbonico dovette fronteggiare l'invasione napoleonica. Fra' Diavolo ne approfittò chiedendo di commutare la pena di morte in leva obbligatoria per 13 anni. Re Ferdinando accettò ed il nostro si fece notare per il suo valore. Quando il Re dovette fuggire ed i francesi si insediarono nel Regno di Napoli, Fra' Diavolo organizzò la resistenza nel nord dello Stato (ovvero dalle sue parti) diventando brigante e guerrigliero e non disdegnando, già che c'era, di assalire anche le carrozze di passaggio. Riconquistato il potere da parte dei Borboni, si dedicò alla difesa di Napoli con grande capacità e dedizione, guadagnando sul campo il grado di Colonnello. Ma i Borboni nulla poterono contro lo strapotere francese. Fra' Diavolo provò nuovamente ad organizzare la resistenza, ma fu tradito, catturato ed impiccato in pubblica piazza a Napoli. Una figura antesignana degli eroi risorgimentali cui si è affibbiato solo il lato negativo in quanto la storia, si sa, è sempre scritta solo dai vincitori; del resto anche Caravaggio era stato un assassino, ma non lo si ricorda certo per questo particolare... Ma questo è un altro discorso...
Di Itri, per concludere, non potrò mai scordare l'inaspettata bellezza del quartiere medievale, la possanza del Castello e la fatica delle salite ma, soprattutto, l'inaspettata bellezza delle sue vie. In tanti anni in cui avevo attraversato via Appia da o verso Fondi o la via verso Ceprano e la Casilina non avrei mai pensato di passare in un luogo tanto interessante. A volte i tesori si trovano nei luoghi meno aspettati...


Flavio

 


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