scrivi - qui non scrivono solo i giornalisti - scrive chi vuole raccontare le storie di Roma e dei romani ... e dintorni - scrivici

 scrivi 

03.11.2007 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                  c'era una volta

L’abbacchiaro de la Rotonda

Mio nonno materno, Romeo, era una persona unica. Non era “istruito”, nel senso che aveva frequentato le sole scuole elementari, ma aveva tante di quelle cognizioni da far invidia a fior di professori. Romano de Roma, repubblicano storico, nipote e figlio di “carbonari” mazziniani, tra lui e suo padre, Ercole, correvano solo quattordici anni. Un errore di gioventù, probabilmente. La mamma morì molto giovane, credo, e i due vissero sempre più come fratelli che come padre e figlio. Dotati di grande umorismo, dettero vita, mi raccontava mia madre, a decine di episodi veramente esilaranti, a volte magari un po’ “pesanti”, aneddoti che in famiglia ci tramandiamo oralmente, non proprio da pubblicare.
Ho trascorso accanto a mio nonno infanzia e adolescenza, è stato un mio grande maestro di vita. Era un bravissimo idraulico, anzi “stagnaro”, dipendente di una grossa Ditta fiorentina con filiale a Roma. Io naturalmente volevo diventare, da grande, stagnaro come lui, che fingeva di assecondarmi facendomi portare per interminabili scale pesantissime “cassette di piombo” che si usavano allora mettere alla base dei cassoni dell’acqua, quindi agli ultimi piani dei palazzi.
Tutte le accattivanti, il più delle volte divertenti, storie della mia città le ho apprese da lui durante i nostri faticosi tragitti, e mi basta ancora passare per una strada, attraversare una piazza perché mi tornino alla memoria, vivissime.
Ogni volta che mi trovo a piazza del Pantheon, per esempio, non può non venirmi in mente la frase “nun fa’ come l’abbacchiaro de la Rotonda” (i Romani veraci così chiamano tuttora la piazza) che mio nonno ripeteva spesso e che vuol dire, pressappoco: “stai attento, nel voler far danno o dispetto a qualcuno di non farlo invece a te stesso!”
Inizialmente credevo fosse una battuta inventata da nonno Romeo, invece ho scoperto che è un intercalare tuttora usato dai “vecchi” romani. Poi mi lui mi raccontò la storia, sulla cui veridicità, come in tanti altri suoi racconti, non metterei proprio la mano sul fuoco.
Siamo agli inizi dell’800. Sembra che un macellaio, con bottega di pollame e carni ovine proprio a piazza del Pantheon, avesse scoperto che l’amata moglie lo tradiva; inferocito, dopo averla ricoperta di botte, brandì la mannaia che usava per tagliare la carne. La fedifraga si portò le mani al volto aspettando il colpo, ma lui si avvicinò al ceppo, estrasse dalle braghe i genitali, li poggiò sul massiccio pezzo di legno e ZAC, li recise con un sol colpo, urlando, prima di perdere i sensi (e la vita credo, ma mio nonno di questo non era certo) “Ecco! Nun me meritavi e nun m’avrai mai ppiù, brutta zocc…!”
Claudio

 


accade a Roma


soggettive

la città futura

c'era una volta

città del cinema

for de porta

antichi sapori

roma sparita  

parole di sindaco


Comune di Roma

Atac Roma

Auditorium

Casa del Cinema

Casa del jazz

Casa dei Teatri

Casa Letterature

Casa Architettura

MACRO

TorBellaMonaca

Teatro di Roma

Teatro dell'Opera


LaScatolaChiara

Charta Roma

Zètema

Upter

Città del Gusto

Trenitalia

Aeroporti di Roma

Cinecittà

Battelli di Roma

La Sapienza

Tor Vergata

Roma3

CameraCommercio


Provincia di Roma

Regione Lazio