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26.01.2009 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                 c'era una volta

Una città sicura
Titolo provocatorio, senza dubbio, perchè non so se "città sicura" sia stata una realtà o uno slogan.

Io non ci credo che "a quei tempi" si potevano lasciare le chiavi di casa nella serratura o che le donne non venissero molestate.

Ma so che in 25 giorni, cioè dalla notte di capodanno, a Roma sono state violentate tre donne.

E sui giornali si snodano cronache che sembrano sceneggiature di thriller americani.

 

Notte di capodanno durante il concerto all'Eur una ragazza si allontana per andare in bagno e lì viene aggredita e violentata. Il comune sembra si voglia costituire parte civile nel processo che verrà. Il ragazzo, romano e di famiglia rispettabile, confessa l'altro ieri, poco prima che "il cerchio si stringa intorno a lui" e il giudice, stabilito che è incensurato, che ha confessato e che si è mostrato davvero pentito, gli da gli arresti domiciliari. il sindaco protesta contro quella che ritiene una leggerezza e annuncia inchieste.

 

Al Torraccio, l'altra sera, alle dieci meno un quarto, una signora di 41 anni scende dall'autobus, va verso casa ma viene aggredita da un paio di uomini, trascinata in un angolo buio, violentata e lasciata per terra. Una vicina la fede o la sente lamentarsi e la soccorre.

 

Il giorno dopo, l'altro ieri, una coppia di innamorati a Guidonia si apparta in una stradina ma vengono aggrediti da un gruppo di uomini, uno ha una ascia. Il ragazzo viene picchiato e poi chiuso nel bagagliaio della macchina, lei viene violentata da tutti. Oggi viene organizzato un corteo do protesta da gruppi dell'estrema destra, dal corteo si stacca qualcuno che aggredisce cinque albanesi e quattro rumeni. Due giovanotti italiani vengono, una ventina identificati arrestati.

 

In tutto questo il capo del governo si lancia nella battuta "ci vorrebbero tanti poliziotti quante belle ragazze ci sono in Italia", così, commenta, che "in ogni occasione serva sempre il senso della leggerezza e dell'umorismo".

 

Che cosa sta succedendo nella mia città?

Non mi si dica che è la crisi perchè la mancanza di denaro giustificherebbe le rapine. Lo stupro non ha nulla a che vedere con la miseria se non con quella morale che esiste sempre.

E dunque?

Questo racconta Cecilia Gentile per Repubblica

 

Nei capolinea dimenticati, buio e paura
Da Malagrotta a Lunghezza l´incubo violenza. Le donne: "Siamo indifese"

Ponte di Nona. Il capolinea di via Cerquete vicino a Lunghezza, dove tutti, anche gli autisti, hanno paura«Devo venire qui prima che faccia buio, perché se mi aggrediscono li devo guardare in faccia». Malagrotta, via di Valle Bruciata, capolinea del 246, del 905, del 915 e dello 023. La signora Maria Ciminera si stringe nel suo cappotto per difendersi dalle raffiche di vento di una serata gelida e piovosa. Aspetta il 905 per tornare a casa, in via di Casal Selce. Lo aspetta davanti all´unico negozio esistente in quella terra dimenticata, un piccolo supermercato Conad da dove continuano ad uscire romeni e polacchi con casse di birra appena comprate. Molti alle 17 sono già ubriachi. Urlano, gettano le bottiglie per terra, litigano fra loro.

«Appena cala il buio - racconta la signora Ciminera - qui diventa pieno di sbandati, disperati, ubriachi, di gente che spaccia, di prostitute. Io ho paura. Tante volte mi hanno infastidita. Ho pensato di tornare a casa a piedi, per non stare qui ad aspettare, anche un´ora, questo maledetto autobus, ma in strada non ci sono marciapiedi, mi ammazzano».

Si sente abbandonata la signora Ciminera, sola, dimenticata. Come tutto il quartiere, che da decenni subisce la più grande discarica d´Europa. «A questo capolinea non ho mai visto un poliziotto, un carabiniere, un vigile urbano - racconta - Una volta ho provato io a chiamare le forze dell´ordine perché c´era uno di questi stranieri sdraiato per terra, in mezzo alla strada. Non è venuto nessuno. Ho telefonato e mandato fax all´Atac per segnalare che il 905 passa troppo raramente, ma non ho mai ricevuto risposta». Il buio arriva, ma i lampioni non si accendono. «Quelli stanno lì per bellezza - dice la signora - non funzionano». I gruppi di stranieri che bevono e urlano aumentano. Una donna romena sta qui con il figlio piccolo, ma rimane ben chiusa dentro la sua monovolume, mentre il marito va a consegnare pacchi. «Da qui partono le macchine che trasportano la nostra merce in Romania», spiega la signora.

Finché il supermercato rimarrà aperto al capolinea di via di Valle Bruciata esisterà una specie di presidio, poi sarà il nulla. Come a Tor di Quinto, quando, nell´ottobre 2007, all´uscita della stazione, venne aggredita, derubata, violentata e uccisa da un romeno la signora Giovanna Reggiani.

L´isolamento, il nulla che fa paura. Non solo ai passeggeri, ma anche agli autisti. Spesso i capolinea degli autobus sono avamposti nella desolazione, e i conducenti soldati spediti in prima linea senza difesa. Oreste Marando è un giovane autista della Tevere Tpl. Sta da solo, al capolinea dello 051, in fondo a via Cerquete, una lunghissima strada senza uscita in zona Lunghezza. Cronista e fotografo ci arrivano percorrendo la Collatina, un budello senza marciapiedi dove fa servizio il bus 314. Appena superato il raccordo la via diventa completamente buia, e così le fermate, sprovviste di lampioni. Lo stesso ministro Maroni, ieri, ha invitato i sindaci a «rimuovere quelle condizioni di degrado ambientale che favoriscono i reati».

«La signora vittima qualche giorno fa di uno stupro a Roma lo ha subito in una strada priva di illuminazione e da tempo si era chiesto al sindaco di intervenire», ha detto il ministro Maroni a margine di una manifestazione sciistica a Trento. Anche se la frase è stata poco dopo rettificata dal portavoce di Maroni: «Il ministro si riferiva allo stupro di Guidonia e non a quello di Primavalle».

Dall´altra parte del capolinea di via Cerquete luccicano gli sfavillii del mega centro commerciale di Roma Est, dove le famiglie romane vanno in processione a trascorrere il sabato pomeriggio. Ma al capolinea dello 051, che da Lunghezza arriva a Grotte Celoni passando per la Borghesiana, ci sono solo qualche casetta bassa e qualche macchina che fa manovra per tornare indietro.

«Qui succede di tutto - racconta Marando - apriamo le porte e i ragazzi ci tirano addosso secchiate di urina. Perché? Bella domanda. Perché. Le ragazze e le donne si mettono tutte vicino alla nostra cabina di guida. Ci dicono: "Posso stare qui perché in fondo mi danno fastidio?". A volte capita che i tossici si facciano la dose a bordo. Quando salgo qui sopra ho sempre paura, non so mai quello che potrà capitarmi, tanto che io e i miei colleghi abbiamo pensato di chiedere una guardia giurata a bordo».

Il giovane autista racconta che sul mezzo sono installate le telecamere, ma questo gli dà poca sicurezza. «Se succede qualcosa - spiega - dobbiamo spingere un pedale collegato alla centrale operativa della Tevere Tpl. Allora dalla centrale operativa parte un messaggio che dice: "Chiamare la centrale". E noi dobbiamo telefonare alla centrale. Tutto troppo lungo e complicato per garantire la sicurezza sia a noi che ai passeggeri». Fuori, al capolinea, non ci sono né telecamere né colonnine sos. Marando ha ancora più paura quando gli tocca il servizio sulla linea 057 che passa dentro Torbellamonaca. «Su questa linea - racconta - giorni fa uno ha fatto esplodere un bombone e adesso il mio collega che era alla guida ha un timpano lesionato».

Intanto l´Acea fa sapere che la sera della violenza a Primavalle tutti i lampioni di via Flaubert e via Andersen erano in funzione.
(25 gennaio 2009)

 


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