mercoledì 29 gennaio 2014

           

                                                                                             la città del cinema

 

La grande bellezza

 

Jep Gambardella, giornalista, opinionista, tuttologo, ha scritto un unico romanzo giovanile che lo ha portato nei salotti e sui terrazzi romani dove è rimasto a fustigare tutti con la sua intelligenza tagliente. E adesso, alla festa dei suoi 65 anni, sul suo terrazzo vista Colosseo, ci sono tutti i suoi "amici", creature lontane dalla vita normale, persone evanescenti che le persone normali non incontreranno mai.

E il film si snoda episodicamente nelle loro vite grottesche.

Tutto in una Roma iconografica: Colosseo, Gianicolo, Castel S. Angelo...

 

Impossibile non pensare a La dolce vita di Fellini che del resto Sorrentino non ha nessuna remora a citare. E non solo La dolce vita: cita anche Roma nell'incontro notturno con la diva, all'epoca Anna Magnani, adesso Fanny Ardant

Così come cita La terrazza di Ettore Scola.

 

Sono stati spesi fiumi di inchiostro, specialmente adesso che il film concorre all'Oscar come miglior film straniero.

E sono state spese molte parole di cui le più diplomatiche sono state: forse poteva durare 20 minuti di meno.

Che vuol dire? Se fosse un film di narrazione, avremmo potuto notare lentezze e allungamenti di brodo. Ma è un film di episodi evanescenti. Non parte e non arriva da nessuna parte visto che, come all'epoca La dolce vita, vuole dare uno spaccato, grottesco, di certa vita romana  tutta di nicchia e di sfacelo che vuole essere forse una metafora di ben altra patria decadenza. E quindi che tagli? Dove tagli?

 

La verità, almeno per quanto mi riguarda, è che di questo film non se ne sentiva il bisogno. L'ho visto e non sono precipitata nel sonno profondo perchè la fotografia è bellissima, bellissimi i movimenti di macchina, bellissima la colonna sonora.

Cioè un film di forma dove Sorrentino è tanto abile da nascondere il manierismo.

Tanto di forma che, rileggendo critiche autorevoli, a parte Jep e Ramona, gli altri personaggi non riesco a capire chi siano se non associati al nome dell'attore e spesso nemmeno quello basta. Che parte faceva Giulio Brogi? E Serena Grandi? Bho?

 

E non mi sta bene nemmeno il parere di chi dice, per amor di patria, "se vince sono contento però..."

Però... Io dico che se vince l'Oscar sarà perchè gli altri film non piaceranno alla giuria hollywoodiana anche se, attenzione, concorre Il sospetto, magnifico film danese.

Che si abbia il coraggio di dirlo: Sorrentino ha voluto citare, perfino nella costruzione del titolo, il grande Federico Fellini. E chi lo paragona a lui, andasse a studiare.

 

fiore di cactus :)

 

 


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