martedì 02 febbraio 2016

            

                                                                                             la città del cinema

La marcia su Roma

Roma stavolta non è sullo sfondo, è la meta da raggiungere.

E quando la raggiungono i nostri due che erano partiti uno da Milano, l'altro dalla campagna lombarda, non sono più fascisti ma mescolati in abiti da bravi borghesi alla folla che applaude a piazza Venezia e fa il saluto romano perchè non si sa mai.

La Roma di questo film è quella del repertorio di cronaca cinematografica, la stessa che sarebbe diventata Cinegiornali Luce nel giro di qualche anno.

 

Per chi volesse fare un ripasso del film e per chi non lo avesse visto, ecco cosa scrive fiore di cactus per lascatolachiara.

 

Due reduci della prima guerra mondiale, tra Milano e le campagne bergamasche, si ritrovano "fascisti per caso" e cominciano insieme ad altri la marcia su Roma.

Uno story road movie che rispetta tutte le regole: episodi ed evoluzione dei personaggi.

E a monte, naturalmente, la capacità della commedia all'italiana di prendere ferocemente in giro la realtà e in questo caso il fascismo e di portarne in luce gli aspetti tragici e grotteschi.

 

Sotto le mani di Dino risi questo accade certamente attraverso una sceneggiatura sapiente e una acutissima direzione degli attori ma anche attraverso una colonna sonora che ripete i motivetti tradizionali del fascismo ma lo fa con un arrangiamento vagamente pomposo, da baraccone che qualche anno ritroveremo ne L'armata Brancaleone.

E, alla fine, arrivati a Roma, con l'accelerazione della velocità con "effetto Ridolini".

 

Importante la nota storica che personalmente non conoscevo: i fascisti sulle prime avevano trovato le strade di accesso alla capitale sbarrate dal regio esercito ma sarà proprio per u contrordine del Re che potrnno etrare a Roma.

 

I nostri saranno tra il pubblico, in panni non più fascisti, dopo una colluttazione con i camerati che avevano ucciso a sangue freddo un ferroviere. Si ritroveranno, dopo una precipitosa fuga, ancora sulla ferrovia e Gassman dirà "ecco, adesso dobbiamo decidere, o Roma o Orte".

 

Curioso e indicativo quello che scrive un noto sito di cultura e critica cinematografica a proposito del finale del film: "Stanno per partecipare alla marcia su Roma ma, dopo un tafferuglio, spariscono misteriosamente. Proclamati eroi dalla popolazione vengono esiliati dal prudente governo fascista".

Signori cari, ma i film li avete visti? Si direbbe di no.

 

Ma vale la pena di citare un'altra meravigliosa battuta del film. Poco dopo l'inizio, quando i due sono su un camion con altri fascisti, il caporione stacca la linguetta di una bomba a mano che tutti si dovranno passare e dice: chi la butta via prima del 10 è una carogna

Sette, otto, arriva da Tognazzi: "Sono una carogna"

 

 

fiore di cactus :)

 

 

 

 

 

 


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