sabato 26 giugno 2010
fuori porta
L'Aquila,
quattordici mesi dopo...
Grazie alla LAM, Lega Arcieri Medievali, che ha deciso di svolgere il
suo raduno annuale per il 2010 nella città simbolo del sisma del 6
Aprile 2009, ho avuto occasione di tornare a L'Aquila.
Adoravo quella città: le sue vie, le sue piazze, i suoi palazzi, le sue
splendide chiese (S. Bernardino in primis: secondo me una delle più
belle chiese d'Italia in assoluto, persino meglio, a mio gusto di S.
Pietro a Roma, che, in realtà, tutto è meno che una vera chiesa, ma
questo è un altro discorso, il Castello, la sua gente, forte, a volte
dura, ma cordiale, il suo spirito di città “viva” mi avevano colpito nel
profondo. Così, quella maledetta notte del 6 aprile, quando ho saputo
che quella scossa che mi aveva destato di soprassalto, purtroppo, non
era “debole e vicina” come avevo sperato in cuor mio, ma “lontana e
tremenda” aveva colpito il capoluogo abruzzese, avevo quasi pianto
(mentre altri “ridevano” - non posso davvero esprimere cosa provi per
costoro).
Così, ora che parte del Centro Storico è stato riaperto e che la LAM ha
avuto la grande sensibilità di svolgere la sua manifestazione nella
città, non ho potuto mancare l'occasione anche per terminare un lavoro
già iniziato. Per caso, cercando in un cassetto, avevo ritrovato il
girato di una mia gita nel capoluogo abruzzese nell'estate 2003. L'avevo
montato e pubblicato con un groppo allo stomaco, non sapendo cosa fosse
rimasto di ciò che era stato impresso nella pellicola. Ora ho avuto modo
di saperlo...
Assieme alla gara arcieristica, spostata nel parco del Castello, è stato
possibile, per gli accompagnatori dei concorrenti, effettuare una visita
guidata al centro, alla famosa “zona rossa”. Ed è stato quello, più di
tutto, che mi ha portato a L'Aquila.
L'appuntamento è alla Cattedrale di Collemaggio. Apparentemente,
dall'esterno, la splendida chiesa voluta personalmente da Celestino V
sembra in ottime condizioni: è entrando che ci si rende conto che non è
affatto così, per quanto sia una delle sole 3 chiese riaperte in tutta
la città. Tutti i pilastri e le arcate dello splendido edificio
romanico-gotico sono puntellate da decine di tubi innocenti e tavole di
legno, fino al transetto, la cui copertura è semplicemente assente. E'
venuto tutto giù, lasciando un irreale stacco di luce tra le navate e
l'abside, in stile barocco, che si è salvato abbastanza bene. Una
differenza di stili e rifiniture che potrebbe anche sembrare voluta,
mentre è solo il prodotto del caso e della furia della “bestia”, come la
nostra guida ha più volte definito il sisma maledetto. E lo stesso vale
per l'intera città. Non sono riuscito ad individuare, né in centro, né
nella trafficatissima periferia (dove si sono temporaneamente trasferiti
gli aquilani) un solo palazzo, dico UNO SOLO, che non mostri i segni di
quella notte. Come minimo intonaco caduto, ma fin troppo spesso crepe,
crolli, interni ormai inesistenti. Il sisma ha colpito durissimo
dappertutto in città...
Passiamo oltre la villa comunale ed entriamo nella zona rossa. Militari,
vigili del fuoco, poliziotti praticamente ovunque: L'Aquila è una città
blindata, come lo sono gli edifici, tutti o quasi contornati da
recinzioni che ne vietano l'accesso. E pieni di sostegni in legno e/o
ferro, travature, centine, inchiavardature e tutto ciò che l'intelletto
umano è riuscito ad inventare per sostenere edifici che non hanno più la
consistenza e la forza per restare in piedi.
Superiamo l'incrocio con la famosa Via XX Settembre, là dove sono morti
i ragazzi della Casa dello Studente e la guida ci racconta che una
persona di un gruppo di qualche giorno prima aveva insistito per andare
a vedere proprio quell'edificio. “Io sono qui per mostrare quello che
resta della mia città, per raccontare le sue bellezze, per farle
immaginare, ormai, e lo faccio con una stretta al cuore, perché la mia
città non c'è più, non per mostrare cose del genere” ci dice la guida. E
tutti noi non possiamo che darle piena ragione. Spesso l'insensibilità
umana (e voglio essere gentile con quella persona) raggiunge dei limiti
inimmaginabili.
Si avanza ed io continuo a riprendere. Sono qui anche per girare il
video, ma lo faccio controvoglia, sentendo quasi di violentare
ulteriormente la città. Cerco di camminare in punta di piedi e di fare
meno rumore possibile; mi sento a disagio e spesso faccio fatica a
trattenere lacrime e persino singhiozzi: anche ora che sto scrivendo
queste righe.
Per chi conosceva L'Aquila, quello che gli si prospetta davanti è un
altro mondo: rovesciato, sbagliato, diverso. Si fa fatica persino a
riconoscere le strade ed i palazzi, imbracati come sono in migliaia e
migliaia di tubi o pali di sostegno. Il lavoro svolto per la messa in
sicurezza è stato ed è incredibile. E, per ora, hanno potuto riaprire
solo tre o quattro arterie principali. Tutti i vicoli e le stradine sono
inaccessibili.
Penso a cosa debbano aver pensato i responsabili della Protezione Civile
e dell'Amministrazione locale davanti allo scempio delle prime ore dopo
il sisma: il lavoro di fronte deve essere apparso loro come impossibile
da portare a termine, tanto vasto era il danno alla città. La guida ci
spiega che sono state previste tre fasi: l'emergenza, la messa in
sicurezza e la ricostruzione. Oggi, a 14 mesi dal sisma, l'emergenza è
terminata, si sta lavorando alla messa in sicurezza, che coincide,
giorno per giorno, con l'apertura di un altro metro di strada e
l'arretramento di un altro metro della zona rossa, ma per la
ricostruzione se ne parlerà tra anni, quando sarà finita la fase
attuale. I tempi mi sembrano appropriati: ci vorranno decenni per
riavere L'Aquila bella com'era. E, tra l'altro, poco alla volta il
dramma sarà edulcorato dal tempo ed i fondi scemeranno e si dirigeranno
verso altre emergenze sopraggiunte nel frattempo: si sa, è naturale, ma
gli ultimi avvenimenti scacciano sempre quelli più antichi, fino a farli
quasi dimenticare.
Quindi c'è il timore che L'Aquila non torni più “a volare”? Penso di no.
Ho visto un qualcosa che mi ha aperto il cuore e fatto ritenere che,
poco alla volta, la ferita verrà curata e sanata: la popolazione.
Le tre, quattro strade riaperte, in quella mattinata, erano piene,
letteralmente piene di persone. E non erano solo turisti. Nonostante
siano pochissimi (quasi nessuno) gli esercizi commerciali riaperti nel
centro, gli aquilani, appena possono, tornano nel cuore della loro
città. La passeggiata domenicale, la gita fuori porta loro la svolgono
nel cuore ferito da cui sono stati allontanati. Sono gente forte,
caparbia e piena di una grandissima dignità e sono certo che non
rinunceranno a riavere la loro città bella e funzionale come era una
volta. All'ora di pranzo (tra l'altro abbiamo pranzato in un posto
delizioso, ad un paio di chilometri dalla Fontana Luminosa, un luogo in
emergenza, ma in cui si mangia davvero benissimo) la folla scema un po'
e passeggiare per le vie del centro diventa ancor più angosciante. Si
sente il rumore dei propri passi e poco più; ogni tanto una camionetta
di vigili, poliziotti, pompieri o militari ci osserva stancamente, ma di
popolazione non se ne vede più. E L'Aquila torna a far paura: vedi ancor
più evidenti le ferite, i tetti sventrati, le tegole saltate, gli
infissi mancanti, le crepe terribili sulle facciate. Ma basta aspettare
il primo pomeriggio che gli aquilani tornano: famiglie, ragazzi,
carrozzine; i cittadini si riappropriano del loro territorio e dialogano
amabilmente con gli uomini venuti da fuori che fanno la guardia al
centro vuoto.
Certo che sapere, come ci ha raccontato la nostra guida con un groppo in
gola, che, se da un lato il terremoto non era prevedibile, si sarebbe
potuta evitare la strage e che, peraltro, il numero delle vittime è
stato di gran lunga inferiore a quanto preventivato (“... a Carsoli
erano pronti da fine marzo 30000 sacchi per portar via cadaveri...” ci
ha detto, poco prima di raggiungere la Basilica si S. Bernardino; siamo
rabbrividiti tutti) anche perché, nonostante tutto, il sisma è stato
“buono”, dando due forti preavvisi alle 22:30 ed all'una di quella
notte, facendo sì che la popolazione scendesse in strada e molti
preferissero dormire nelle macchine, salvandosi, non ci ha certo
sollevato il morale, come pure sapere che moltissimi anziani,
soprattutto anziani, continuano a rimanere negli alberghi della costa,
lontani dalle loro radici, e lentamente moltissimi di loro si stanno
spegnendo inesorabilmente.
La tragedia, a L'Aquila, ha toccato livelli enormi, ma la forte
popolazione locale farà sì che la città rinasca, come è sempre successo.
E manifestazioni come quella della LAM aiuterà la popolazione, per
qualche ora, a dimenticare il passato e pensare al futuro (duro ma
intenso) che li aspetta. E come tanta gente, ed in primis il vicesindaco
domenica stessa ha detto: “L'Aquila tornerà a volare”. Ne sono certo.
Flavio