venerdì 30 luglio 2010
fuori porta
Riceviamo
da L'Aquila e volentieri pubblichiamo rispettando la volontà
dell'anonimato anche perchè questa è una storia simile a molte altre,
purtroppo nulla di eccezionale.
Notizie che non fanno notizia
Mi ha
telefonato l'impiegata di una società di recupero crediti, per conto di
***. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi
chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato
la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto.
Il decoder *** giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata.
Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho
detto a chi di dovere.
Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto.
Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio
di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una
scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di
Collemaggio. E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio
lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia
città oggi. Ed io lo faccio.
Le racconto del centro militarizzato. Le racconto che non posso andare a
casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri ci vanno
indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le
racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono
neanche per aiutare noi a sopravvivere. Le racconto che, dal primo
luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non
lavoriamo. Le racconto che pagheremo l'i.c.i. ed i mutui sulle case
distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti.
Anche per chi non ha più nulla.
Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro
vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non solo
torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non
pagate dal 6 aprile. Che lo stato non versa ai cittadini senza casa, che
si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo
contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un
affitto. Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun
controllo.
Che io pago, in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava
per un appartamento in via Giulia, a Roma. La sento respirare
pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di
residenze di lusso. Le racconto la vita delle persone che abitano lì.
Come in alveari senz'anima. Senza neanche un giornalaio o un bar. Le
racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra.
Lontani chilometri e chilometri. Le racconto dei professionisti che sono
andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo. Le
racconto di una città che muore.
E lei mi risponde, con la voce che le trema. " Non è possibile che non
si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i
giornalisti televisivi. Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono
scriverlo." Loro non scrivono voi fate girare
Cristina S.