martedì 18 agosto 2015

            

                                                                                             la città del cinema

L'arrivo di Wang


Gaia sta finendo una traduzione dal cinese quando la chiamano per un urgente e misterioso e ben pagato ingaggio: si tratta di tradurre il dialogo fra Curti, un agente, e Mr. Wang. E si tratta di lavorare al buio.
Quando costringerà Curti ad accendere la luce... sorpresa! Wang è un alieno.
E da qui in poi verranno fuori le differenti posizioni dei presenti: la volontà o la negazione di possibilità di comunicare.
Con un finale che ad un certo punto diventa chiaro: Gaia è una idealista fissata con i diritti umani e gli alieni sono cattivi e vincono. Partendo da Roma.

Curioso film con soluzioni intelligenti sul piano forma-contenuto: quasi tutto si svolge in interni fra sala di interrogatorio e corridoi di un centro di servizi di polizia.


Ben studiato il triangolo agente-alieno-interprete dove per tutto il film Fantastichini fa la parte del fetente, l'alieno quello della persona perbene vittima di pregiudizio, l'interprete il soggetto giovane, possibilista e aperto.
Finale visivamente forte nei limiti degli effetti speciali consentiti al budget del cinema italiano che rimandano a La guerra dei mondi di Spielberg

 

Location ridotte al minimo.

I corridoi sotterranei della prigione ricordano quelli di un qualche ospedale e per il resto si parla di una casa e si vede un angolo di strada uno scantinato dalle parti di San Pietro e il cupolone nel finale ha un suo ruolo anche se lo vediamo sotto forma di effetto speciale.

Come già successo per Zora la vampira, i fratelli Manetti si avventurano in generi poco frequentati dal cinema italiano con la freschezza e la curiosità dei giovani e riescono (o non resistono?) a intrecciare il genere con riflessioni "alte". Lì era l'immigrazione, qui la diversità.
Lodevole intento.

Però, che curioso...
Quando l'ho visto a Venezia, quattro anni fa, mi aveva entusiasmato e fatto ben sperare.
Adesso che ne scrivo ho dovuto rivederlo perchè ne avevo vaghissimi ricordi, nemmeno quello del pupazzo alieno....
Nessun ricordo della trama e nemmeno della situazione claustrofobica dell'interrogatorio. Leggo, su altre recensioni, di flashback di cui non ho mantenuto traccia alcuna.
Insomma, mentre Zora era divertente, questo ho dovuto rivederlo per apprezzarlo di nuovo.

 

 

fiore di cactus :)
 

 


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