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sabato 16 marzo 2013

           

                                                                                             soggettive

 

E' il nome di un colorato negozio a Via del Pellegrino 120 e il mistero del nome è presto spiegato da Fiorella, la ceramista: la ceramica che è fatta di terra, quando cuoce "canta".

Ma questo è solo una piccola parte dell'incanto che Fiorella e Daniela, che invece fa vetro di fusione, rivelano chiacchierandoci un po': due artiste artigiane diverse, con storie e formazioni diverse le cui vite ad un certo si sono incontrate.

 

Daniela negli anni '90 lavorava nel campo dell'animazione ma da una parte non c'era tanto lavoro, dall'altra aveva voglia di una manualità più immediata e diretta. Con Fabio, il suo compagno, avevano quella che lei chiama la stanza dei giochi e ha scoperto quanto era divertente lavorare il vetro con la tecnica Tiffany: assemblare vetri diversi tramite una saldatura in stagno, la versione moderna delle vetrate antiche.

Appena il figlio ha cominciato la scuola, Daniela ha cominciato a fare i mercatini con gli oggetti di sua produzione.

E fu la madre di un compagno di scuola del piccolo a metterla in contatto con due stilisti che per una loro sfilata dedicata alle favole, le chiesero di realizzare il secchio con cui Cenerentola puliva i pavimenti e che naturalmente doveva essere come fatto di cristallo. Daniela lo ha costruito con "gemme" bianche di vetro e usando come supporto il secchiello dei giochi da spiaggia del figlio badando bene di non rovinarlo.

Ha sempre amato costruire gioielli più degli oggetti, che è quello che il pubblico si aspetta pensando al vetro; ma costruendo anche oggetti ha incontrato Fiorella.

Hanno cominciato a dividere il laboratorio e il forno; e col forno è arrivata la vetro-fusione.

Ha significato tanta sperimentazione, invenzione, esperienza accumulata sul campo delle linee di cottura.

Sono rimasta incantata: il vetro, racconta Daniela, fonde, sì, ma a seconda di quanto si vogliono vedere, per esempio, i punti di giunzione tra un colore e l'altro, tocca decidere la giusta temperatura prima che tutto diventi una pappa e fermare la fusione. Ma la cosa non si ferma qui. Il vetro deve raffreddare gradatamente altrimenti si spacca. Ci vuole un calo controllato per raggiungere la temperatura ambiente. Tocca cioè programmare il forno con le curve di cottura e di raffreddamento.

 

Dopo tanti anni di mercati, ad un certo punto è arrivata la sensazione che era tempo per un salto di qualità ed è arrivato il primo negozio, a Bolsena, che era aperto solo durante i mesi estivi e nei periodi di festa.

Daniela lo ricorda come un periodo bello: insieme al negozio avevano affittato una casa molto molto spartana dove alloggiavano per un intero mese, a turno. Era lavoro, e ce n'è stato tanto, ma era anche vacanza. Insomma bello.

E in definitiva anche meno faticoso e meno problematico dei mercati dove, per esempio, è molto difficile trasportare oggetti molto grandi sia per il peso che per il rischio di romperli.

 

Quattro anni fa il nuovo salto di qualità: il negozio a Roma. Qui a Via del Pellegrino, perchè è sembrata una strada con un giusto carattere artigiano. E' stata la riscoperta di Roma.

 

 

 


Fiorella
anziché tenere l'uncinetto in mano, stava sempre intorno al padre scalpellino, discendente di una famiglia di scalpellini. Una rendita che Fiorella non ha riconosciuto subito: sulle prime era stata attratta dai colori, dal disegno, dai materiali... legno, pittura...

Poi, intorno ai 22 anni, l'incontro e l'incanto con la prima opera raku, una scultura di Nino Caruso.

Ci si aspetterebbe che a questo punto Fiorella abbia cominciato a studiare per diventare ceramista invece, consigliata giustamente dal padre, ha frequentato i quattro anni della scuola d'arte Nicola Zabaglia  e poi ha studiato pittura per avere una formazione più ampia possibile.

Tutto questo mentre già aveva cominciato a lavorare.

La decisione che la ceramica e la creatività non potevano più essere attività del tempo libero, è arrivata quando sono nati i figli: non voleva delegare ad altri la loro educazione, non voleva essere assente e ha tagliato il lavoro di assicuratrice che in definitiva non era nelle sue corde.

 

E c'è stata la prima mostra e il lavoro insieme ad una amica che faceva lampade.

Poi il primo forno.

E parlando di forni si apre un mondo. Ho scoperto finalmente che tutte le ceramiche che possediamo hanno due cotture. La prima è quella dell'argilla modellata e asciugata che, infatti, si chiama terracotta. Poi si passa agli interventi sul colore e nel caso di Fiorella, la ceramica raku, un mondo nel mondo. Questa tecnica, in estrema sintesi, consiste nel levare le ceramiche dal forno di seconda cottura quando sono ancora incandescenti e farle raffreddare ricoprendole di materiali infiammabili, cosa che determina risultati non del tutto prevedibili.

Come dire che ogni pezzo può essere una sorpresa, calcolata, ragionata ma in parte imprevedibile.

 

Il colore è un altro mondo ancora. La ceramica classica, mi spiega Fiorella, usa colori del tutto simili a quello che sarà il risultato finale. Quando invece, come fa lei, si lavora con gli ossidi e per giunta ci si prepara da soli i colori, il risultato è meno convenzionale e lo si vede solo alla fine perchè il colore si sviluppa mentre la ceramica cuoce. E' una continua sorpresa. Il forno raku infatti ha uno foro per il "monitoraggio".

Fiorella il suo primo forno raku se lo è costruito da sola, con l'aiuto del marito: era un bidone di alluminio con un cannello del gas e da lì sono usciti i suoi primi pezzi.

Una gioia ma soprattutto il momento in cui Fiorella è diventata ceramista, perchè, dice, il ceramista è tale quando cuoce da solo i suoi pezzi.

 

Ma è stato solo quando ha aggiunto argilla bianca ad un certo pezzo in lavorazione, che Fiorella, nel risultato finale, ha riconosciuto il travertino che lavorava il padre e ha visto la linearità della discendenza.

 

Prima l'amica che costruiva lampade, adesso Daniela che lavora il vetro.. Fiorella ama lavorare insieme ad altri che però facciano cose diverse, trova che questo possa generare contaminazioni e che la contaminazione può essere molto fertile.

Vedere per credere.

La Terra Canta - Via del Pellegrino, 120 - Roma                                                      
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

angela cannizzaro :)

 

ps - ... e da poco è arrivata Giulia, giovane e in punta di piedi come è nel suo carattere, con i suoi gioielli colorati e leggeri come petali di fiore

 


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