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20.06.2009 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                  c'era una volta

La borsa di Tolfa

Nei lontani, romantici anni '70, in piena politica, in piena contestazione matura, in pieno femminismo, c'era "la tolfa" che era una borsa di cuoio, semplice, spartana, con un odore preciso di pelle conciata ma poco trattata, simbolo di un certo ritorno all'artigianato, di un certa essenzialità e di una certa funzionalità contrapposta ai fronzoli del consumismo.

 

Veramente mi suona un po' strano parlarne così, col bisogno di una precisa definizione storico-cultural-sociologica: mi sembra strano che qualcuno abbia bisogno di questo genere di definizione.

Ma è solo perchè c'ero, avevo gli anni giusti per desiderare la tolfa. Immagino sia la stessa cosa che provano gli ex-partigiani quando si trovano davanti alla necessità di raccontare fatti e premesse che per loro sono sempre stati scontati.

 

Per i ragazzi e le ragazze romani la tolfa era chiaro cosa fosse.

Sì, ragazzi e ragazze, anche i maschi usavano la tolfa ed era bello, era come trovare un punto in comune non solo nei jeans, nelle sigarette, nelle scarpe basse ma anche in un oggetto fino a quel momento solo femminile, la borsetta. Era come se i nostri compagni (nel senso di innamorati) ci venissero incontro, sperimentassero e apprezzassero qualcosa di nostro senza paura di essere giudicati froci.

La tolfa, dicevo, per i ragazzi romani era chiaro cosa fosse.

io invece, da provinciale meridionale,  avevo capito che "la tolfa" era come una marca, un modello, una categoria. Non sapevo che esistesse una città di nome Tolfa e non sapevo che si trattava di una borsa fabbricata lì. E in fondo davo alla tolfa esattamente quello che era: una griffe.

Tanto griffe, anche all'epoca, che infatti costava una piccola fortuna, esattamente come tutti i simboli che indossavamo, il loden, le clark, i ray-ban, i lewis... forse giusto l'eskimo aveva costi davvero popolari ma non sono sicura. Mi penso e sorrido e penso a quello che diceva Pasolini in quegli anni di quelli come noi: una generazione ostaggio dello stesso mercato che combatteva.

Mi ci metto in mezzo per onestà intellettuale, avrei voluto, ma non potevo e mi dispiaceva, essere vittima: non avevo abbastanza denaro da permettermi le griffe (che ancora non si chiamavano così).

A conti fatti, adesso non mi dispiace più.

La Tolfa l'ho sospirata ai tempi del liceo ma ce l'ho avuta da grande, quando non usava più.

Adesso mi piacerebbe avere uno zainetto di Tolfa, non perchè mi senta ancora più giovane ma perchè uno zaino distribuisce meglio di una borsa i pesi che porto abitualmente sulla schiena. Ma mi dicono che lo zainetto costa un piccolo patrimonio perchè l'artigianato si paga. Non so se sia giusto o se sia un ennesimo trucco di mercato. Sono contenta per gli artigiani di Tolfa.

 

angela :)

 


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