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Cronaca di un bambino meno fortunato


Quella che sto per raccontarvi è la storia di un bambino dagli occhi dolci strappato al gioco e alla felicità. Si chiama Julian, ma non è il suo vero nome perché probabilmente un nome non ce l’ ha così come non ha una famiglia, un passato e credo nemmeno un futuro. Non so niente di lui, salvo ciò che dal suo aspetto riesco ad intuire. Ha dieci o forse undici anni, non di più, i suoi tratti somatici mi fanno immaginare che venga dall’ Europa dell’ est, non va a scuola, non gioca a pallone con gli amici, non respira con la serenità fiduciosa di chi guarda al futuro con speranza ed entusiasmo, i suoi occhi scuri e profondi sono assenti, la sua mente è altrove. Pur sapendo poco di lui, questo cucciolo di uomo è ormai parte della mia quotidianità e di quella di migliaia di automobilisti e pedoni che ogni giorno attraversano l’ incrocio dove Julian si guadagna da vivere lavando i vetri delle auto. Nessuno gli rifiuta quei dieci o venti centesimi tanto quanto, sul mercato dei lavatori di vetri, vale la pulizia del parabrezza, del resto fa tenerezza a tutti e probabilmente tutti gli vogliono bene eppure, allo stesso tempo, per colpa di quel perverso meccanismo di rapporti passivi tra gli individui, Julian è dimenticato da tutti, anche dai politici e amministratori locali, tanti, che ogni giorno, per forza di cose, attraversano quell’incrocio per raggiungere le sedi istituzionali, alcune, tra l’ altro, a poche centinaia di metri da lì. Ieri mattina Julian aveva un livido sulla guancia e i suoi occhi erano più tristi e spauriti che mai, ieri mattina la tenerezza mia e degli altri utenti della strada si è trasformata in pena. Qualcuno ha fatto del male al piccolo beniamino del traffico e non è difficile immaginarne il perché : evidentemente la manciata di euro che ha racimolato in dieci ore di lavoro non sono stati sufficienti per il criminale che lo sfrutta e per questo è stato picchiato.
Provo ad immaginare la vita di Julian fra dieci anni, mi sforzo di vedere un futuro dignitoso da onesto lavoratore, ma riesco solo a vedere miseria, delinquenza, droga, alcool, prigione, perché questo sarà il tragico epilogo di una fanciullezza passata a respirare smog, senza gioco, senza una formazione culturale e professionale, senza una famiglia in grado di guidarlo saggiamente nelle sue scelte. Forse tra dieci anni leggeremo sui giornali “Extracomunitario ventenne rapina tabaccheria e spara” e ognuno di noi riconoscerà nella piccola foto in bianco e nero lo sguardo del bambino che alcuni anni prima … E non potremmo esimerci dal sentirci responsabili di aver contribuito alla fine di uomo. Julian è solo uno dei tanti, non so quanti, bambini che nella nostra civile, democratica e solidale città lavano i vetri al semaforo.

stefano molini

 

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