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domenica 12 febbraio 2012

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Via della Croce

Quante cose anche a via della Croce...

Prima fra tutte Vertecchi: il paradiso di pittori, disegnatori e architetti. Sono stati anni di rapidograf, inchiostri di china, lucido da disegno, retini... quando ancora non c'era il comoputer e autocad. Poi, ai tempi della grafica, matite, acquerelli, chine colorate, cartoncini...

Il cinema mi ha portata lontano da Vertecchi come consumatrice assidua ma rimane il posto dove compro le scatole, quelle che hanno la dimensione giusta per conservare le decine e decine e decine di DVD che sono le mie "librerie". E un paio di anni fa da Vertecchi l'acquisto di 4 piccolissimi manichini da pittore che servivano a costruire per un film su Gian Lorenzo  Bernini, il modellino (in oro) della Fontana dei Quattro Fiumi che l'architetto aveva fatto recapitare al Papa dalla potente Donna Olimpia Pamphili per convincerlo a dargli l'incarico per la costruzione della fontana e facendola in barba all'eterno rivale Francesco Borromini.

E' stato fino ad ora l'oggetto di scena più caro in proporzione al tempo di posa: un particolare di due secondi, circa 70 euro fra manichini, materiali e vernice dorata. 

 

E poi, ma direi soprattutto, a via della Croce gli anni al ristorante "da Otello alla Concordia". Quell'anno, era il 1995, ad una festa avevo conosciuto Adalberto Maria Merli e di lì a poco finii per entrare nella cerchia dei suoi amici. Adalberto, come molta gente di cinema, ma del cinema di una volta, quello dei grandi maestri, una certa sera della settimana andava da Otello che per quella sera pratica un prezzo fisso piuttosto "popolare" e diventa una specie di momento di incontro, come fosse la riunione settimana di una associazione. Adalberto ha sempre avuto il suo tavolo ma in generale gli altri arrivano e si siedono dove capita. Una sera d'estate, al posto rimasto vuoto accanto a me, si venne a sedere Mario Monicelli. Proprio quel pomeriggio avevo fatto una lezione all'università sulla commedia all'italiana e suo sul maestro e fondatore, proprio Monicelli. E così mi sono accorta che stavo chiacchierando con un mito vivente, con un maestro... mi sembrava di essere dentro un film.

Mario Monicelli quella sera mi raccontò la storia del ristorante e il motivo della particolare affezione della gente di cinema di una volta. Otello era il padre dell'attuale proprietaria e negli anni dell'immediato dopoguerra, era una modesta trattoria. Tutti loro del cinema erano giovanotti, la maggior parte appena arrivati a Roma; non erano ancora famosi, lavoravano ma molto spesso erano senza troppi soldi. Otello "segnava" e ha permesso così che giovani registi e attori tirassero avanti. "Ci ha sfamati" e io ho pensato che a Otello va il merito di aver permesso a molti di poter insistere e diventare i maestri che sono diventati perch da Otello ci sono passati tutti: Monicelli, Scola, Gassmann, Delli Colli, Gregoretti, Pampanini, Antonutti... e sono soltanto quelli che ho potuto conoscere. Che serata che è stata quella. E tante altre, con Mario burbero e generoso che una sera ha accettato di essere testimonial del nostro piccolo concorso per cortometraggi, il "Premio Fontanella di Roma". Fu la sera che si stava divertendo a passare per i tavoli dicendo "sì, Roma, Roma... ma tu, romano o diventato tale, lo sai che è il mammatrone?" E si scoprì che in reltà, nella sua origine etimologica, non lo sapeva nessuno. Tranne lui, ovviamente Che serata è stata quella!

 

 

 

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angela :)

 

                                                                                            i disegni sono di Marcella Morlacchi


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