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sabato 16 giugno 2012

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Via dei Due Macelli

I testi "sacri", quelli per gli appassionati e anche per gli studenti di architettura che gli capita di doverci fare una ricerca, di via dei due Macelli questo recitano:
La nostra strada copre un tratto dell'antica via Paolina, così chiamata perché costruita per volontà di Paolo III Farnese (1534-1549). e muta il nome in Via dei due Macelli perchè c'erano due spacci di carne dove le bestie venivano macellate e la carne venduta fino a quando, nel 1825, Leone XII fece costruire il Mattatoio fuori Porta del Popolo (da non confondere con quello di Testaccio)

Via dei Due Macelli era di fatto il prolungamento rettilineo di via del Babuino e la cosa si rivelò utile quando Roma diventa capitale e, nell'ambito dei grandi lavori, viene aperta Via del Tritone.

Strada importante, quindi, anche se il primo lungo tratto da piazza di Spagna è  il retro del Collegio di Propaganda Fide che prima o poi capirò di che si tratta.

 

Interessante l'edificio dal n°2 al n°12 è il palazzo Chauvet, costruito nel 1886 dall'architetto Giulio De Angelis e considerato "espressione dell'architettura del ferro" e tra le prime manifestazioni del razionalismo. Qui c'è stata la redazione della rivista "Cronaca Bizantina" a cui collaborarono Carducci, Capuana, De Amicis, Verga, Pascarella, Pascoli ed altri.

 

Curiosa è la storia del portone chiuso al civico 40 risalente al Quattrocento, decorato da bugne a forma di pagnotta, appartenente ad un antichissimo forno oggi demolito. Questo palazzetto fu proprietà della nobile famiglia dei Grazioli, in origine fornai (ah ah, vaglielo a dire al  Berlusca...), da cui si spiega l'inusuale decorazione del portone: fino a non molto tempo fa era possibile vedere, infisso nel muro, l'anello che la Guardia Svizzera, posta di fazione a tutti i forni in tempo di carestia per evitare tumulti, utilizzava per infilarvi l'alabarda nei momenti di riposo. Anelli simili erano posti anche accanto alle osterie e da qui nacque il detto romanesco "appoggiare l'alibarda", equivalente al toscano "attaccare il cappello al chiodo", per dire di qualcuno che ha trovato da sistemarsi bene e senza fatica.

 

Al civico.74-75 vi è il Salone Margherita, aperto nel 1887, prima col nome di "Teatro delle Varietà" e poi con quello di "Salone".  Nei primi anni del Novecento diventò il teatrino più lussuoso della Capitale ed ebbe anni di furore, specialmente durante la belle époque per il suo ambiente aristocratico, gli stucchi, gli ori e gli specchi, i palchi, la galleria e la platea con le poltrone di velluto rosso. Ci recitarono, fra gli altri,  Petrolini e Milly, Nel 1972 vi si installò "Il Bagaglino",

 

E io?

Io a via dei due Macelli scoprii che andava a sbucare la Galleria del tritone, storica sede dell'Unità. Ci sono andata, all'archivio, quella volta che Francesco Fonda, scenografo, per il film "la forza del passato2, aveva bisogno della prima pagina dell'unità del 6 giugno 1946, quando dopo il referendum, venne proclamata la Repubblica Italiana.

la Galleria è chiusa da anni, in rovina e in degrado da quando Zara ha comprato il palazzo di Rinascente: Un accordo col Comune di Roma nel 2009 prevedeva lavori di ristrutturazione perchè in Galleria andasse Rinascente ma i lavori non sono mai cominciati.

Che peccato. A me le galleria piacciono tanto, mi asono sempre sembrati luoghi un po' misteriosi, dove andare un po' verso magnifiche avventure. Lì, in fondo al primo tratto, sull'angolo che poi portava al Tritone, c'era un bar dove sono andata spesso a prendere un caffé... non ricordo più con chi e perchè..... ma era bello, specie d'estate quando fuori fa un caldo spaventoso, ma anche d'inverno quando fuori è freddo....

 

 

 

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angela :)
 


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