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domenica 27 maggio 2012

           

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Via Margutta

Quante cose...

via Margutta mi inseguiva da molto prima che io arrivassi a Roma perchč, come tanti italiani, ero rimasta incantata da "Il segno del comando" che comincia proprio a Via Margutta 33, in quel portone adesso sempre chiuso che entri, ti sembra di stare in un cunicolo buio ma in fondo c'č una luce accecante fatta di verde, arrivi e sei in un cortile che č una piccola cittā di casette arrampicate una sull'altra, e ti sembra di stare, a scelta, a Portofino o a Positano. All'epoca dello sceneggiato avevo 14 anni: una storia dove c'erano pittori vedutisti dell'ottocento, Byron, un fantasma di donna coi riccioloni rossi, un mistero, non poteva che smuovere e amplificare l'adolescenziale romanticismo.

Mi sono innamorata di Roma.

Il caso e il desiderio di abitare in certi luoghi e non altri, mi avrebbero portata a vivere nelle location dello sceneggiato maa questa č un'altra storia.

Di sicuro una delle prime strade che sono andata a cercare, dove ho gironzolato da sola, col naso per aria e l'occhio perduto "che nimmanco n'americano", č stata via Margutta. Ed č stato anche uno dei primi articoli che ho scritto per questo buffo giornale parlando

dell'ultima vigna di via Margutta.

 

Via Margutta č come un desiderio amoroso non ancora compiuto, come una attesa.

Ci passi, della sua straordinarietā cogli solo un silenzio inconsueto per essere nel cuore di Roma. Se "sai", la percorri guardando ostinatamente il lato verso il Pincio perchč speri che uno dei portoni sia aperto sulla meraviglia di quei cortili verdi con le casette e le scalette e le ringhierine.  Sono sempre chiusi. Solo una volta il 33 era aperto, c'erano lavori nel condominio e sono entrata e mi č sembrato di essere arrivata in un piccolo paradiso.

E un'altra volta - il portone era aperto in occasione dell'inaugurazione dei "Cento pittori" e in onore dell'allora sindaco Veltroni .  sono entrata nell'altro cortile famoso, quello dove hanno girato una scena di "vacanze romane", quello che entrando a destra ci sono i finestroni grandi grandi dei vecchi studi dei pittori. Bellissimo ma il 33 č pių bello.

 

A via Margutta ho provato a portarci gli amici ma non funziona, il fascino č troppo nascosto e forse risuona su corde troppo personali per riuscire a coinvolgere altri.

 

E dire che la strada era un niente, una fila di magazzini e stalle di servizio sul retro delle case di via del Babuino. E botteghe di artigiani che lavoravano sulla soglia. Il nome stesso pare derivi da "marisgutta", goccia di mare, l'eufemismo con cui chiamavano il rigagnolo che scendeva dal Pincio e che veniva adoperato come cloaca.

Poi, nel 700 Roma diventa meta fondamentale del "viaggio in Italia", viaggio senza cui la formazione dei giovani rampolli delle famiglie importanti nordeuropee non poteva dirsi compiuta, I viaggiatori dal nord entravano in Roma dalla porta del Popolo e prendevano alloggio a via del Babuino. Intanto qualche marmista di via Margutta era diventato scultore... ed ecco che scompaiono le stalle per fare spazio agli studi d'artista.

E poi ancora, a metā dell'800, sotto Pio IX, poco prima dell'unitā d'Italia, quel furbacchione di De Merode compra terreni, costruisce fognature, apre la scuola e via Margutta diventa la meraviglia che conosciamo: atelier, gallerie.... Ma questo fuori. Dentro... ah...

 

 

 

e per iPad...

 

 

                                                                                                                              disegni di Marcella Morlacchi

 

angela :)

 

 

  

 


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