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27.01.2007 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                            la cittÓ del cinema

L'oro di Roma

Carlo Lizzani - 1961

 

A ben guardare Ŕ l'unico film, mi sembra, sul rastrellamento e la deportazione di oltre mille cittadini romani ebrei, quella notte del 16 ottobre del 1943.

E insieme a Kap˛ di Gillo Pontecorvo, e Il giardino dei Finzi Contini di Vittorio De Sica, l'unico film italiano dedicato alla Shoah.

ChissÓ perchŔ, visto che la tragedia degli ebrei ci ha riguardato non meno che altri paesi d'Europa. E considerato che siamo stati noi ad avere inventato il neorealismo.

 

Il film ha tutti i canoni del neorealismo, nonostante sua del 1961 e, quindi, di un periodo in cui il neorealismo in senso stretto si era giÓ esaurito; basta pensare che tre anni prima, nel 1958, Mario Monicelli con "I soliti ignoti" aveva codificato la commedia all'italiana.

Tutti i canoni del neorealismo: la coralitÓ dei protagonisti, la cittÓ come location, alcuni attori presi dalla strada accanto a grandi professionisti come Andrea Checchi, Jean Sore, Paola Borboni, Anna Maria Ferrero.

E una storia su un fatto tristemente vero: Kappler promette di non rastrellare il ghetto se la comunitÓ ebraica consegni 50 chili d'oro.

Intorno alla ricerca affannosa dell'oro, le storie di protagonisti, piccoli e grandi: il rabbino, i capi della comunitÓ, un professore che ha perso il lavoro per effetto delle leggi razziali del 1939, sua figlia che ancora riesce a studiare e che ha un fidanzato "ariano", uomini e donne con gli stati d'animo pi¨ sfaccettati: c'Ŕ chi si impegna all'inverosimile, chi Ŕ scettico, chi confida nella preghiera, chi vuole ribellarsi.

E tra le storie quelle dei tre giovani, coloro che rappresentano il futuro e che a caso segnano l'epilogo del film.

Kappler intasca l'oro degli ebrei romani e procede ugualmente al rastrellamento.:

Il fidanzato "ariano" tenterÓ di salvare la sua ragazza ma tornerÓ al riparo.

avide che si era sempre opposto alla raccolta, si unirÓ ai partigiani di Roma, la ragazza che potrebbe salvarsi, saluta per telefono il fidanzato e segue il padre che sta salendo sul camion insieme agli altri rastrellati.

La scelta della famiglia  rimanda a quello che fa Dora di "La vita Ŕ bella" che segue marito e figlio nei campi di sterminio anche se da cristiana e ricca potrebbe salvarsi.

E la scelta dell'identitÓ e della morte non pu˛ che farci ricordare che i sopravvissuti hanno continuato a vivere con il senso di colpa per essere tali.

 

Due anni fa, nell'ambito di un progetto al liceo Gassman, intorno al 27 gennaio decidemmo di vedere "L'oro di Roma" insieme ai ragazzi. E fu bello accorgersi che i presunti disimpegnati, indifferenti ragazzi di periferia, reagivano con passione, qualcuno comprendendo la rassegnazione e il senso di appartenenza della ragazza, qualcun altro difendendo la scelta di Davide di essere prima italiano e poi ebreo.

 

Grazie Carlo Lizzani, che ci fai ancora emozionare.

 

ac :)


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