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sabato 21 giugno 2014

           

                                                                                             nei luoghi di Ettore

 

 

San Bartolomeo e Torre dei Gaetani
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Ah, l'Isola.

Tanto singolare e misteriosa quanto defilata. Non nascosta o segreta (e come potrebbe? C'è uno degli ospedali non solo storici ma anche d'eccellenza per alcuni servizi come la ginecologia motivo per cui moltissimi bambini del centro storico e non solo, nascono "in Isola". Ma poichè da sempre luogo di cura e di culto, all'Isola non ci abita nessuno e, a parte il ristorante della Sora Lella, è meta di un turismo dal palato raffinato.

L'Isola insomma è come defilata dalla percezione della città nonostante sia proprio nel cuore, tra la zona archeologica e Trastevere. Senza contare che nell'antichità, essendo il punto di più facile attraversamento del Tevere, in qualche modo ha segnato, se non la nascita di Roma che è successa nella valle fra i sette colli, sicuramente la sua espansione. Basta ricordare che dalle rive gianicolensi (quelle del Trans Tiberum) si andava verso nord e i ricchi territori etruschi di Veio e per lo stesso motivo da lì poteva arrivare il nemico da cui difendere Roma.

Uno si chiede perchè mai non si è fatto dell'Isola un luogo rappresentativo come l'Ile de la Citè parigina sulla Senna. Il fatto è che sull'isola c'era una sorgente termale che pare avesse capacità miracolose e quindi fu dedicata a Esculapio dio della medicina con annessi e connessi. Luogo di dolore ma di speranza nella guarigione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luogo magico. Luogo misterioso di contatto tra la vita e il mistero della morte.

Per me, più prosaicamente, luogo scoperto sempre nello stesso modo di tanti altri luoghi del cuore di Roma che mi hanno innamorata, il solito sceneggiato Il segno del comando, A.D. 1971

"Un momento, il medium ha ragione, a Roma c'è una bara a remi. E' l'isola tiberina. La leggenda vuole che sia nata da una barca a remi incagliata nel Tevere..."

Avrei scoperto, studiando, che era la barca di Esculapio che, nessuno lo sa, risaliva il Tevere per andare chissà dove.

La geologia si separa tra l'ipotesi che si tratti di depositi alluvionali o che si tratti di una formazione tufacea dove il fiume è stato costretto a dividersi in due rami.

Io so che ci ho fatto due corti trascinando classi di studenti universitari che, frequentando un seminario di regia, tutto pensavano tranne che di diventare anche un po' ricercatori di storia antica e non solo.

 

 

 

Altri che si sono ritrovati in un mistery contaminato con la canzone popolare

 

 

E le piene del Tevere... eh... quelle... fin dalla prima che ho visto da vicino, all'isola..

 

E poi C, mio professore universitario, che si era invaghito con un innocuo senso di potere e facile disponibilità all'avventura e io che mi ero invaghita con l'egoismo dei vent'anni e la curiosità per l'avventura...

E quella sera, da poco trasferita per sempre a Roma che lui mi portò dopo cena sulla punta dell'Isola e io nonostante un po' stordita da Roma e dal vinello, mi accorgevo che lui e Roma mi stavano facendo un grande regalo, che mi stavano aprendo una porta segreta.

Grazie.

Chissà dove sei?

 

PS - Nel dipinto di Ettore volano gabbiani. Segno evidente che gli starnazzanti, magnifici, sontuosi uccelli non sono frutto dell'inquinamento ma stavano già qui almeno fin dalla fine dell'800. Flaminia dice "vero ma il problema è che all'epoca stavano sul Tevere e va bene, mangiavano pesce; adesso stanno anche sulla Trionfale. Come la mettiamo?

 

angela :)

 


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