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sabato 26 ottobre 2013

           

                                                                                             nei luoghi di Ettore

 

 

Casa dei Crescenzi
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L'edificio è praticamente uguale ma tutto intorno...
Questo è uno dei luoghi di Roma che francamente faccio fatica ad immaginare, quelli dove le cose sono cambiate moltissimo, dove non si è trattato soltanto di aprire una strada nuova e quindi fare un taglio nel tessuto urbano, come può essere il caso di Via del Tritone o di Corso Vittorio Emanuele o dei Viale Trastevere, dove ai lati dello sventramento tutto è rimasto però com'era prima.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qui, tutto intorno, è cambiato tutto; da una parte per la costruzione del Lungotevere, dall'altra per l'apertura di Via del Teatro di Marcello che chiamiamo anche questa Via dell'Anagrafe che a sua volta si chiama da molti anni Via Petroselli. Sono rimasti, isolati nell'aria e nella luce romana, solo alcuni edifici ritenuti, giustamente, storicamente importanti a fronte di un tessuto di case e vicoli, di un insieme poetico ma degradato e sacrificabile alle esigenze della città moderna, esigenze che prevedevano la costruzione degli edifici per la nuova amministrazione capitolina di cui l'anagrafe, proprio acanto al nostro edificio, è l'edificio più grande, visibile, importante.

Da una parte, dagli sventramenti, l'archeologia ha tratto benefici: è stato possibile valorizzare e mettere nella giusta luce, cose importanti come il tempio di Vesta, il Teatro di Marcello e lo stesso Campidoglio. Dall'altra è scomparsa quella Roma medievale fatta di botteghe, chiese, vicoli di cui si sono salvati pochissimi edifici come questa casa dei Crescenzi, diventando raccordo fra l vuoto e il nuovo costruito; edifici spesso smontati e rimontati senza tenere conto del contesto a cui appartenevano.

E' successo per le Case dei Pierleoni (di ci parleremo presto) che si trovavano in tutt'altra posizione, e della casa dei Crescenzi che era parte integrante di un tessuto urbano scomparso.

 

Povera Casa dei Crescenzi! Era stata costruita intorno all'anno mille in testata con l'antico Ponte Emilio, diventato per noi Ponte Rotto, che era uno dei pochi attraversamenti del Tevere insieme ai ponti Fabricio e Cestio dell'Isola Tiberina e, più avanti, ponte S. Angelo. Insomma la casa dei Crescenzi era in una posizione decisamente strategica.

Nel tempo si era chiamata in vari modi: casa di Pilato perchè nel Medioevo durante le rappresentazioni del venerdì santo, da qui si affacciava l'attore prima che il corteo proseguisse verso Monte Testaccio che rappresentava il Calvario; si era chiamata anche Torre del Monzone da "mansio" termine utilizzato per indicare la casa e da cui deriva il nostro termina "magione"; si è chiamata infine anche Casa di Cola di Rienzo ma si è trattato di un errore di identificazione di qualcuno che ha scambiato Nicolaus dei Crescenzi che l'aveva costruita con il tribuno romano.

 

Come si vede, è una casa ostruita con materiali di epoca romana antica presi qui e là, come accadeva all'epoca: capitelli, mensole, cornici, fregi... tutto quanto poteva rendere bella la casa e che fa del Medioevo romano, parlando di architettura, un momento del tutto diverso da quanto accadeva in altre città, un momento dove è visibile la continuità con l'epoca precedente visto che qui si usavano materiali della Roma antica.

 

Molto probabilmente era più grande; stando alla pianta del Bufalini del 1551, che la chiama appunto Domus Pilati, pare si estendesse verso il Tevere. Ms già dalle stampe del 1600, la casa appare come la vediamo adesso, isolata dagli altri edifici, come se si fosse abbattuta qualche tragica vicenda.
Nell'Ottocento si era ridotta a stalla, si salvò dal piccone demolitore e fu restaurata nel 1939 a cura dell'Associazione Cultori di Architettura. In linea con chi l'ha restaurata, infatti, oggi è la sede del Centro di Studi per la Storia dell'Architettura.
 

angela :)

 

 

 

 


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