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giovedì 27 giugno 2013

           

                                                                                             nei luoghi di Ettore

 

 

Via dei Cappellari

                                                                 guarda la foto

 

Ecco un altro luogo che non è cambiato a parte i vestiti, i tombini e l'intonaco delle case.

All'epoca di Roesler Franz, cioè verso la fine dell'800, Via dei Cappellari così veniva descrittaì:

"Strada già rimarchevole ed amabilissima per oscurità, fango perpetuo, lordura sempiterna, casupole, sfasciumi, grotte ed altre simili piacevolezze che l'abitarvi è una benedizione..."

A volte quando mi accorgo che rischio di scivolare verso una melensa nostalgia peraltro impossibile  in questo caso visto che si può essere nostalgici di cose che si conoscono ma non di ambienti e situazioni risalenti ad un secolo prima, cerco di sentire quello che pittura, fotografia e cinema non riescono  restituirci: l'odore. Il passato è un posto che puzza.

E la impropria nostalgia scompare lasciando il posto alla considerazione che, stabilito che i luoghi bisogna rispettarli, rispettarne il carattere e la storia, non è vero che si stava meglio prima.

"Prima", la strada ha preso il nome evidentemente dai fabbricanti di cappelli, come tante altre vie del centro di Roma, alcune in questi paraggi: giubbonari, baullari, sediari, chiavari, librari, cartari, coronari...

Rimanda a tempi di corporazioni rinascimentali fra mestieri, botteghe che stavano tutte su una strada. Alcune strade fino a poco tempo fa hanno resistito ad avere quasi un'unica categoria di negozianti: via dei Cappellari era quella dei rigattieri, quelli che no sono robivecchi ma nemmeno antiquari, quelli che trovano mobili vecchi, magari svuotando cantine, a volte li restaurano lavorando sulla strada e poi li rivendono.

Più o meno, considerato che le cantine da svuotare non sono in numero infinito e perchè i mobili siano nuovamente "vecchi" bisognerà aspettare un paio di generazioni (stiamo consumando anche il vintage) a Via dei Cappellari è ancora così. Certo, sono nati alcuni ristoranti e un centro estetico, perfino un teatro... ma nel complesso resiste alla frammentazione merceologica.

 

L'arco,che è tecnicamente un cavalcavia, con sopra stanza e relativa  finestra,  metteva in collegamento due edifici di un monastero di "bizzocche", le donne che pur non essendo suore si ritiravano in comunità. Si chiamava Arco di S. Margherita.

Sotto l'arco, al civico 29, nel 1698 è nato il Metastasio la cui statua si trova a piazza della Chiesa Nuova.

 

 

angela :)

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

angela cannizzaro :)

 


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