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sabato 11 maggio 2013

           

                                                                                             nei luoghi di Ettore

 

Largo Magnanapoli

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Quello che vediamo è uno spazio nato relativamente poco tempo fa, solo alla fine dell'800, per l'apertura di Via Nazionale nell'ambito dei grandi lavori di trasformazione della città diventata finalmente la capitale d'Italia.

La strade che c'era prima si chiamava Salita di Monte Magnanapoli. Il nome ha origine incerta ma l'ipotesi più accreditata lo fa derivare da Bannum Nea Polis,  cioè Fortezza della città nuova, una cittadella militare bizantina del X secolo; il che spiegherebbe anche perchè nel medioevo la zona era chiamata contrada militarum e anche il nome di Torre delle Milizie.

La torre è la più antica fra quelle sopravvissute e la leggenda vuole che sia stato da quoi che Nerone appiccò l'incendio che distrusse Roma. In realtà fa parte di un fortilizio del XIV secolo fatto erigere sul basamento di una torre di guardia delle Mura Serviane. Passò un paio di volte dagli Annibaldi ai Caetani; di questa famiglia Bonifacio VIII che ne fece un baluardo contro i Colonna suoi acerrimi nemici.

A far crollare il terzo piano della Torre (di cui resta un moncone) e il cedimento del terreno da cui l'inclinazione, fu il terremoto della notte fra il 9 e il q10 settembre 1348, lo stesso che causò tanti danni in tutta la città.

Nel 1574 tra i ruderi del vecchio forte e della torre, si insediarono le suore di S. Caterina e ben presto, diventata monastero,  fu sommersa da costruzioni che le furono addossate e che però contribuirono a salvarla dalla rovina e portarla fino a noi.

Più o meno allo stesso periodo risale la chiesa, tranne la doppia scalinata realizzata invece nei primi anni del 900.

Al centro dell'aiuola che fa da spartitraffico, si nasconde un tratto delle Mura Serviane.

E sullo slargo si affaccia quello che resta di Palazzo Antonelli, della seconda metà dell'800, dove il cardinale Giacomo Antonelli,segretario di Stato di Pio IX, quello che Bixio aveva giurato di buttare al fiume appena entrati i garibaldini in Roma, collocò la sua collezione di pietre preziose e ambre del 500. Adesso ospita alcuni uffici della Banca d'Italia ma la chicca è che al suo interno c'è un altro tratto delle Mura Serviane: è un arco in conci di tufo che molti pensano si tratti di una porta e sbagliano: l'arco originariamente non  era posto al livello del terreno come è attualmente, ma si trovava notevolmente più in alto (al di sotto ci sono alcuni filari di tufo interrati) e doveva quindi trattarsi del'apertura di una camera balistica, forse per catapulte.

 

Impossibile riprodurre esattamente l'angolazione da cui Ettore ha dipinto il suo acquerello: le trasformazioni per l'apertura di Via Nazionale non permettono di spostarsi lateralmente tanto da vedere la torre di Palazzo del Grillo. Pazienza.

 

angela :)

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

angela cannizzaro :)

 


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