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sabato 27 giugno 2015

            

                                                                                             nei luoghi di Ettore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dalla Farnesina (o quasi)

 

L'angolazione è la stessa e fa impressione e piacere che il Tevere in definitiva, nonostante tutto, abbia lo stesso colore, quel verde che è anche argilla, un verde biondo, un biondo Tevere.

 

La mole di Palazzo Farnese è la stessa.

E per un attimo possiamo perfino pensare che i muraglioni siano una sorta di ristrutturazione di quella cortina di case sul fiume.

Non è così, naturalmente. Quelle case, spesso orride catapecchie, non esistono più. E se la foto fosse stata scattata in primavera, quando i platani mettono le foglie, tutto questo pezzo di Roma sarebbe stato coperto dalla cortina verde fresco del lungotevere.

 

Lungotevere anche alle nostra spalle e nessun giardino patrizio che degradi sul fiume. La Farnesina "affaccia" su una strada trafficata.

 

Ma niente nostalgie di stampo aristocratico. Il fiume quando straripava era una disastro, una calamità naturale. Le case dei poveri, già povere e degradate, diventavano ancora più malsane, i prigionieri delle Carceri Nove che erano poco più avanti di palazzo Farnese, morivano annegati. Garibaldi aveva firmato l'editto per la costruzione egli argini già nel 1848, durante la Repubblica Romana di Mazzini e i piemontesi li hanno realizzati trent'anni dopo a beneficio di tutta la città e a sacrificio di qualcuno che di benefici ne godeva comunque tanti.

I Farnese, per dirne una, avevano pensato di collegare il palazzo alla villa oltre il fiume, la Farnesina, appunto, con un ponte privato la cui prima arcata è il bellissimo arco su via Giulia; un ponte praticamente acanto a ponte Sisto che permettesse di andare da una parte all'altra delle proprietà senza "scendere" in strada.

Alla luce dei cambiamenti, adesso sarebbe stato molto bello, un po' come il passetto fra astel S. angelo e I palazzi Vaticani. Ma non è accaduto e pazienza.

A proposito di palazzi e ville di campagna, vale la pena di ricordare che "la campagna", fino all'unità d'Italia, era molto vicina. Villa Borghese era la residenza campagnola dei Borghese il cui palazzo è a Fontanella Borghese (via ripetta).

Via Veneto (terreni di Villa Ludovisi) era la residenza di campagna dei Ludovisi il cui palazzo è l'attuale Montecitorio, ceduto allo Stato e diventato la sede della Camera dei Deputati.

Villa Sciarra al Gianicolo era la residenza campagnola di Palazzo Sciarra che è l'attuale Museo Fondazione Roma a via del corso.

E donna Olimpia Pamphili, la Pimpaccia, quando aveva voglia di fresco, partiva da piazza Navona, attraversava ponte Sisto, saliva al Gianicolo e arrivava a Villa Doria-Pamphili.

 

Buona passeggiata

 

angela :)

 

 

 

 

 


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