sabato 11 gennaio 2014

           

                                                                                             nei luoghi di Ettore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Portico d'Ottavia

(questo articolo va letto confrontando costantemente i dipinti e le foto)
 

Fino ad ora, in questo viaggio dentro Roma alla ricerca dei luoghi di Ettore Roesler Franz, questi del Portico d'Ottavia sono stati gli acquerelli più difficili. Apparentemente un paradosso visto ce il Portico d'Ottavia è un posto conosciuto, frequentato, vicino. Ma quanto a ritrovare la stessa angolazione dei dipinti... Eh... una vera indagine, una caccia al particolare.

Mi sino sentita, devo dire con un certo orgoglio, come uno storico, un archeologo in erba; tutto quello che ho studiato, fra storia, architettura, storia dell'arte... tutto mi è sembrato si stesse coagulando come in un giallo a sfondo sfondo archeologico. con tutte le dovute distanze, l'altra mattina mi sono sentita come dentro al "Segno del comando" o come dentro "Angeli e Demoni".

I luoghi sono irriconoscibili.

 

 

Il fatto è che il Ghetto di Roma, intorno al Portico d'Ottavia, alla fine dell'800 ha cambiato radicalmente volto perchè tanto degradato che si era reso indispensabile un risanamento radicale e così tutta la parte di via del Portico d'Ottavia (che si chiamava via Pescheria) verso il Tevere venne demolita per dare spazio ai palazzi e al Tempio che ci sono ancora adesso.

 

Gli unici punti certi di riferimento nei dipinti sono quegli archi e quei capitelli grandi.

Ma tutto lo spazio intorno è stato scavato per riportare alla luce le strutture romane e recintato.

E' un cantiere ormai perenne a cui negli ultimi anni si sono aggiunti i lavori di restauro della chiesa di S. Angelo in Pescheria che hanno ulteriormente "sporcato" il posto e ristretto il piccolo intrigante passaggio verso Campitelli.

 

 

Ma questo non basta a ricostruire i luoghi perchè quella che adesso è via del Portico d'Ottavia prima delle demolizioni e del risanamento era, sì, una delle strade principali del Ghetto ma era larga poco più di un vicolo, come si vede, incredibilmente, in questa foto.

 

Tutto questo ha generato una vera e propria caccia all'angolazione di Ettore Roesler Franz.

E allora via, cominciamo.

 

 

 

 

 

I due archi eccoli, ma negli acquarelli sono tre. Possibile che il terzo fosse verso il Teatro di Marcello? Ma se così fosse si vedrebbe la facciata della chiesa e invece c'è un portone scuro che non capisco dove possa essere.

 

 

 

 

 

 

 

 

Poi la scoperta: proprio a fianco del passaggio verso Campitelli, attaccato a Gigetto, il moncone di un arco, seminascosto da un lampione. È lui, il terzo arco, demolito assieme a tutto il resto e a questo punto tutto è diventato chiaro:

Ettore Roesler Franz probabilmente sapeva che quella parte del ghetto sarebbe stata demolita e ha giustamente "guardato" li, a quelle case e a quegli angoli che nessuno avrebbe più visto. Ha "guardato" cioè, esattamente dalla parte opposta rispetto a come noi guardiamo adesso al Portico d'Ottavia, come se noi adesso potessimo entrare dentro l'area archeologica e guardare verso il Tevere.

 

 

Capito questo ho "visto" finalmente che negli acquarelli, incassate nel muro accanto al portone scuro, ci sono quelle colonne del portico d'Ottavia che adesso sono libere e che danno la dimensione della vecchia via delle Pescheria che era, sì, una delle strade importanti del ghetto insieme a via della Fiumara ma era stretta come un vicolo.

 

 

 

 

 

Anche questo, insieme alle trasformazioni, alle recinzioni, rende impossibile ritrovare la stessa angolazione dei dipinti: Ettore, come tutti i pittori, non aveva problemi di profondità di campo

 

 

 

Per rendersi conto di cos'era il ghetto ecco una pianta prospettica che lo ricostruisce. È la parte in azzurro, dove, al di là dell'interesse per la trasformazione, quello che mi ha fatto più impressione è il muro, il muro con la porta del ghetto che si chiudeva ogni sera al tramonto, da dove non poteva uscire nessuno.

 

 

E infine, tanto per fare un po' di storia, ecco com'era al tempo dei romani e come è diventato appena finite le demolizioni.

 

 

 

 


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