08.05.2007
for de porta
Diario
del mio viaggio in Russia
di
Massimo Giacomozzi
Cercando nei cassetti ove custodisco le cose della mia vita trascorsa, foto
ed altre cose, mi è venuto tra le mani un diario che avevo fatto in
occasione di un viaggio da me effettuato in diverse città dell’URSS nel
1982, da Mosca a Rostov sul Don, Tiblisi ad Erevan. Ero in rappresentanza
del Cral del Comune di Roma di cui all’epoca ero membro del Direttivo,
invitato dalle autorità turistiche russe insieme ad altri rappresentanti di
enti che gestivano in Italia tali attività . Ho avuto occasione di tornare
da turista a Mosca nel 2005, ma ho visto una città diversa da quella che
avevo visto nel 1982. Ora Mosca è una città moderna, piena di vita, animata
da una attività simile a quella che vi è nelle nostre città, con un traffico
automobilistico simile al nostro anche se il tenore di vita generale è
probabilmente più basso del nostro. Ed anche strutturalmente vi sono delle
novità, nel 1982 ,ad esempio, per rientrare in albergo passavamo davanti ad
una piscina scoperta e riscaldata, destinata all’attività ludica dei
moscoviti.
Nel
1997 vi hanno ricostruito la Cattedrale del Cristo Redentore così come era
prima che il regime comunista di allora, nel momento più nero nei rapporti
con la chiesa cattolica, la demolisse per costruirvi appunto la piscina
scoperta. E’ quindi una Mosca diversa più simile alle nostre città
occidentali con negozi ben forniti e pieni di ogni cosa ove dominano le
firma dei nostri stilisti.
Io con il mio diario voglio descrivere le impressioni a seguito di una
visita effettuata venticinque anni or sono in condizioni politiche, sociali
ed ambientali molto diverse, quando vi era ancora l’Urss e non le diverse
nazioni venute dopo il disfacimento del regime sovietico.
19 marzo 1982
Siamo un gruppo di venti persone provenienti da varie città italiane.
Partiamo dall’aeroporto di Fiumicino con un aereo dell’Aeroflot alle ore
9,20 con un tempo non ottimo ma soddisfacente. E’ la prima volta che faccio
un viaggio così lungo ed al momento che l’aereo prende quota non mi assale
alcun senso di timore o paura. Dagli oblò riesco a vedere con difficoltà
Fiumicino e Roma perché il cielo è leggermente nuvoloso. Il viaggio si
svolge tranquillo, il pranzo servito è buono, il caffè invece pessimo, è
solo acqua scura. L’atterraggio all’aeroporto di Mosca è da manuale e da
applauso per la bravura dei piloti. Non sembrava neanche di trovarsi su un
aereo ma l’impressione era quasi di trovarsi su treno per la stabilità
dell’aereo al momento che ha poggiato le ruote a terra. Sono le ore 14,50
locali ma usciamo dall’aeroporto alle ore 16,20 per un controllo minuzioso
dei passaporti da parte dei poliziotti russi e per il passaggio alla dogana
ove hanno aperto tutte le nostre valigie.
Siamo attesi da una guida-accompagnatore che ci fa salire su un autobus per
dirigerci nell’albergo a noi destinato. Traversiamo Mosca sotto tanta neve
che comunque va sciogliendosi ma la Moscova è ancora gelata. Prendiamo
contatto con la città che poi visiteremo più a fondo al ritorno dal nostro
giro delle altre città che dovremo visitare. La città è abitata da nove
milioni di persone che si vedono girare per le strade in maniera
disciplinata e con traffico automobilistico molto rado perché di automobili
se ne vedono poche e molte sono di autorità pubbliche . Tranne la strada che
porta al Cremino,ben tenuta e scenografica, le altre sono abbastanza
squallide, sembra di stare in strade periferiche di piccoli centri della
nostra provincia in particolare pieni di palazzi alveari, abbastanza
allucinanti, per lunghissimi tratti. Passiamo davanti all’Università un
meraviglioso palazzo così come lo sono tutti i palazzi pubblici. Arriviamo
all’albergo Inturist, un grattacielo con tanti piani, di proprietà dei
sindacati, è nuovo perché ha aperto da un anno. Ha l’aspetto di un nostro
motel ma anche più brutto esteticamente, nelle camere i servizi sono
scadenti, ed in Italia sarebbe considerato forse di IVa categoria. La mia
stanza la numero 2706 è al 27° piano ed ai vetri niente tende né scuri
quindi mi preoccupo perché sono abituato a dormire al buio. Le stanze sono a
due letti ma io sono solo perché la persona che avrebbe dovuto dividere la
stanza con me non si è presentato alla partenza da Roma. La hall
dell’albergo è bella ed ampia e vi è una sala concerti ed un negozio per
turisti Alle ore 19 si va a cena e dopo spero di poter telefonare a mia
moglie a casa. La cena è buona e ci viene servita in una sala molto ampia
ben arredata, con luci soffuse destinata alla rappresentanza ed ad
accogliere delegazioni. Al 30° piano vi è il ristorante destinato a tutti
gli altri ospiti, anche questo bene arredato, con una orchestra che suona
durante la cena e per il dopocena un bar elegante ove una vodka costa 1,30
rubli.
20 marzo 1982
Ci viene data la sveglia alle ore 6,30 ed alle 7,30 facciamo colazione
servita all’inglese e molto consistente e fornita di molto yogurt. Alle 8,30
usciamo dall’albergo , fuori ci aspetta l’autobus che ci condurrà ad uno
degli aeroporti per voli nazionali di Mosca ( ve ne sono cinque ) dove alle
dieci dobbiamo partire per Rostov. Prendiamo un aereo di linea russo per
voli interni e saliamo sul mezzo per primi segno di cortesia per gli ospiti
italiani. Il volo è ottimo anche se attraversiamo le nuvole nella discesa ed
alle 12,50 atterriamo a Rostov sul Don. Ci attende una rappresentanza del
turismo russo locale che ci preleva con un pullman, vecchio ma pulito e ben
tenuto. Attraversiamo la periferia di Rostov dove, per almeno due o tre
chilometri, vediamo case tipo baracche, troppo sarebbe chiamarle dacie, mal
ridotte ed intorno ovunque la neve che si scioglie e si trasforma in fango
ed un’aria di povertà desolante. Molta calma nelle strade forse per la
condizione ambientale o per abitudine e rassegnazione in questa lotta
dignitosa contro la povertà che appare evidente. Traversiamo una città
anonima con in evidenza immagini iconografiche del regime, grandi foto di
dirigenti e slogan poggiate sui muri dei palazzi. I mezzi pubbliche che si
incrociano sono molto vecchi e malandati. Arriviamo all’albergo Tourist alle
ore 13,10, e dobbiamo mettere l’orologio avanti di un’ora per la differenza
di meridiano che vi è con Mosca. L’albergo è stato costruito nel 1979, è
moderno, dignitoso con pretese di lusso, ma al solito non curato nei
particolari.
Vengo assegnato nella stanza con un medico di Trento di nome Maurizio
Agostini. A pranzo ci servono un antipasto di insaccati e cetrioli, brodo di
pollo,carne arrosto con contorni fantasiosi, ed un caffè acquoso. Alle 16,30
abbiamo un incontro con il Vice Presidente Provinciale del Comitato Centrale
dei Sindacati Sovietici, che, nel discorso di apertura, esalta le
circostanze della concomitanza della nostra visita con il 17°mo Congresso
dei Sindacati, ed illustra poi il rapporto fra Sindacato e Turismo.
Cominciano quindi le domande. Io chiedo come avviene nel rapporto fra
sindacato e lavoratore la scelta del luogo ove andare a passare la vacanza
ed il periodo. La risposta è che è il Sindacato, a livello di fabbrica, che
decide ed orienta. In URSS esistono due Comitati Centrali che si interessano
a favore del lavoratore del turismo, quindi del suo riposo, e della sua
salute. Al lavoratore anziano, il pensionato, pensa quello della “salute” e
quindi risulta in maniera inequivocabile che il sindacato pensa alla
condizione psicofisica del lavoratore in relazione alla sua capacità
produttiva mentre l’anziano va solo curato. In URSS non esiste
disoccupazione ma ho visto come occupazione anche addetti alle scale mobili
( seduto accanto alla base della scala). Il lavoratore non paga l’iscrizione
al sindacato ne' partecipa alle decisioni sugli investimenti. E’ la
direzione della fabbrica che iscrive il lavoratore al sindacato e destina
una parte del plusvalore in investimenti per le sue vacanze costruendo
alberghi per i lavoratori. In URSS le vacanze del lavoratore si alternano
per tutto l’arco dell’anno e gli impianti turistici lavorano costantemente
con pochi periodi di minor utilizzo. Il problema dello scaglionamento delle
vacanze è la norma ma non ho capito quanto sia determinante la volontà del
singolo quando e dove andare. Ovvero se ciò avviene praticamente in maniera
coattiva o no. L’albergo è pieno di gente di ogni razza, dai cosacchi con il
loro classico costume, a comuni lavoratori vestiti con abiti che da noi si
usavano almeno venti anni fa. Ho l’impressione che il sindacato abbia una
concezione dopolavoristica del turismo, di massa ma con il solo interesse di
rigenerare le energie fisiche del lavoratore. Alle ore 17,30 siamo andati a
visitare la città, poiché era stato annullato uno spettacolo folcloristico a
cui avremmo dovuto assistere per malattia del direttore del complesso.
Andiamo al centro ove si trovano edifici dignitosi di provincia come
potevamo vedere da noi su cartoline ingiallite di anni fa. Nei negozi le
vetrine sono fatte in maniera molto semplice ed agli occhi di noi
occidentali fanno tenerezza per la mancanza di prodotti. I grandi magazzini
sono pieni di generi che per noi sarebbero di bassa scelta e che potremmo
trovare in vecchi bazar di periferia fra i prodotti che non più richiesti.
Una stoffa per vestiti da donna al cambio in lire costa 30 mila al metro ed
un vestito da uomo a 150 mila confezionato con stoffa che da noi non
troverebbe mercato. Essendo un paese ad economia agricola si vedono molte
fabbriche e negozi di attrezzature agricole. Fa molto freddo, siamo a meno 5
gradi e viene giù qualche fiocco di neve. Al ritorno in albergo ci attende
la cena. Nel ristorante vi è un matrimonio e la sala è piena. C’è un’
orchestra e tutti ballano, giovani ed anziani, donne grasse e robuste ben
piantate in terra, non brutte ma “ virago “ più che donne. Gli uomini invece
razza contadina. Grande allegria in sala e tutti ballano, bevono e cantano.
Noi facciamo una cena simile al pranzo con piatto di salmone ( molto buono )
per primo e piatto di carne per secondo e stasera ci offrono anche il vino,
caro in URSS. Evidentemente fanno uno sforzo economico,ma noi siamo la prima
delegazione italiana in visita e ci fanno per questo molti complimenti. Il
nostro interprete è un uomo di partito e non ci lascia soli neanche un
momento, ma è molto simpatico e sembra credere molto onestamente a quello
che fa. Beve continuamente superalcolici, è molto occidentale nei modi, è
elegante nel vestire e somiglia molto all’attore inglese Michael Caine molto
noto al momento. Dopo cena nella sala dell’albergo ci proiettano un film ove
si vede Rostov in primavera che è tutt’altra cosa di come la vediamo adesso.
Poi si va al bar-discoteca, zeppo di giovani che ballano disco-music.
Abbiamo tavoli riservati e tutti ci guardano da lontano ma con molta
simpatia. I giovani del nostro gruppo ballano con le ragazze russe, ci si
intende a gesti, si beve e si fraternizza con interesse di entrambi a
scambiarsi notizie del diverso modo di vivere. Alle 22,30 chiude il bar e
tutti vanno via. Noi invece siamo invitati nella stanza del dirigente
sindacale russo capo delegazione. E’ in jeans e ci offre vodka. Si va avanti
fino alle ore 24 a parlare di tutto amichevolmente. Poi finalmente andiamo a
letto.
continua la prossima settimana