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26.01.2007 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                         soggettive

Didattica della Schoah - Storia, memoria e ricordo, filosofia, letteratura e arte, religione, psicologia del profondo, scienze sociali

 

Il Master coinvolge 20 università di tutto il mondo: il suo obiettivo è offrire una formazione di alta specializzazione interdisciplinare sulla storia e sulla memoria della Shoah, diventata nel dopoguerra un elemento centrale nella riflessione sull'etica, la morale e la politica.

 

 

LA MEMORIA DEL TRAUMA DELLA SHOAH NELLA COSTRUZIONE DELL'IDENTITA' EUROPEA

di David Meghnagj

Solo per l'umanità  redenta il passato è citabile in ognuno dei suoi momenti.
W. Benjamin, Tesi d filosofia della storia

    Proviamo ad immaginare di non avere più nessuno dei nostri cari. Che da un giorno all'altro sparisca nel nulla l'intera popolazione della nostra città, che nove decimi della popolazione del nostro paese venga violentemente annientata. Proviamo ad immaginare di perdere, da un momento all'altro, i nostri parenti più stretti, i fratelli e le sorelle, i genitori, i nonni e gli zii; di perdere tutti insieme gli amici vicini e lontani, di non avere con chi dividere il dolore, lontani dalla casa, espulsi dal lavoro, braccati e soli con un' angoscia senza nome e che alla fine non ci siano nemmeno i cimiteri dove poter piangere i nostri cari.
    Proviamo a pensare questo ed altro, potremmo forse in parte comprendere cosa è stato il genocidio nazista per chi l'ha subito, quale ferita abbia rappresentato nella coscienza dei sopravvissuti, quale dramma interno esso abbia costituito per chi, salvatosi, porta il fardello per chi non c' è più, consumato dagli incubi e da un senso di colpa lacerante per quanto infinitamente irrazionale. Immaginiamo che per il prolungamento della nostra sopravvivenza, di qualche giorno o mese, qualcun altro sia morto prima, che per una selezione qualcun altro è perito nelle camere predisposte alla distruzione finale, che per ogni lavoro utile al nemico, come chimico o scienziato, un altro uomo senza volto sia stato anticipatamente inserito nel numero previsto dei morti e degli uccisi ogni giorno di ogni mese.
    Proviamo ad immaginare e forse potremmo capire cosa è stato veramente il ritorno alla vita di chi ha fatto l'esperienza della deportazione e dei campi. Forse allora percepiremmo nella sua intensità la violenza di chi oggi vorrebbe colpevolizzare le vittime per un passato che non passa, perchè si rifiutano di dimenticare, perchè vogliono coltivare il ricordo di quel che è stato. Non ci chiederemmo più come mai i diretti interessati di questa immane tragedia, non dimenticano. Ci chiederemmo al contrario come essi abbiano potuto continuare a vivere conservando la fiducia nei vicini, condividere le speranze di un futuro migliore con chi ha finto di non vedere, o non ha voluto guardare. Come abbiano potuto riacquistare la fiducia nel genere umano e come abbiano conservato la fede, per quanto essa non possa più essere la stessa se non al prezzo di un diniego profondo, di un isolamento emotivo e intellettuale, di una censura che fa violenza all'intelletto e alla fede in un Dio giusto e buono. Detto in termini religiosi, il vero grande miracolo nella recente storia ebraica, è aver continuato a credere in Dio, nonostante Auschwitz, o paradossalmente a causa di Auschwitz...

    Nel dialogo tra le generazioni il lutto è un momento importante di riconciliazione e di ricostruzione. Possiamo separarci non solo come sostiene Freud, perchè lasciamo morire la persona amata per poter vivere noi. Possiamo separarci, perchè ad altri livelli ci riconciliamo con la persona perduta, facendola rivivere dentro, proiettandone il ricordo nella vita quotidiana e nel futuro dei nostri figli. Recuperando il passato, redimendo le ferite aperte, apriamo una porta sul futuro...
    Nel lutto individuale la funzione di mediazione tra le diverse istanze psichiche è svolta dall'Io. E' l'Io che deve fare i conti con il fardello di colpa inconscio, mettere in atto i meccanismi di difesa e di rielaborazione. Nei processi collettivi l' azione dell'Io si intreccia con quella dei movimenti politici, culturali e sociali e l'elaborazione individuale con quella collettiva.
Il discorso cambia quando il lutto colpisce in modo estremo una collettività intera. Venendo meno il sostegno diretto del gruppo di riferimento, l'elaborazione del lutto richiede uno sforzo ulteriore, perchè ci si ritrova ancor più soli...
    Se nei processi di elaborazione normale del lutto riprendiamo a vivere riconciliandoci con la persona perduta, nella melanconia, come ha sottolineato Freud, il lutto diventa senza fine e proietta le sue ombre sul futuro intero. Ô questa la situazione che rischia di crearsi quando il lutto investe un'intera collettività, quando la distruzione violenta colpisce un intero gruppo. Per uscire dal lutto bisogna dare un significato al futuro. Ma come si può dare significato al futuro se la possibilità di un futuro è stata per sempre recisa?

    Il diniego di fronte ad una grande catastrofe storica, può scegliere due strade opposte: relativizzare e minimizzare, amplificare altri eventi correlati al fine di svuotare la portata dirompente della catastrofe sul pensiero e sulla teoria, lasciando con ciò che tutto resti come prima. Non potendo negare la realtà, si opta per il diniego interpretativo. Procedendo per questa strada si può anche arrivare rendere assurdamente responsabili di una colpa coloro che vogliono ricordare, rendendoli responsabili per il fatto che il passato non passi, accusandoli di poggiare sul ricordo una presunta rendita di posizione...
    La discussione sul passato è anche la maschera con cui si guarda al presente e si progetta il futuro. La memoria è un terreno di scontro che non riguarda unicamente il passato, ma il futuro. Lo scontro sulla memoria riguarda la capacità di fare tesoro dell'esperienza del passato, l'idea che abbiamo della società, il futuro che vogliamo darci. Quest'ultimo è sempre un risultato di come guardiamo al passato, proiettandolo nelle aspirazioni e nei sogni. ...

David Meghnagi

è prof di psicologia clinica all'Università degli studi Roma 3, dove dirige il Master internazionale in didattica della Shoah;

è Full member dell'International Psychoanalytical Association (IPA) è membro ordinario della Società psicoanalitica italiana tSPI);

è stato vicepresidente dell' Unione delle comunità ebraiche italiane.
 

 


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