14.09.2006
accade a Roma

La strada dell'utopia
Questa mostra fotografica di Mimmo Frassineti è anche altre cose, anche se Mimmo, deliziosamente riservato com'è, non se ne fregia.
E' un pezzo di storia di un pezzo della nostra città. Pezzo tanto piccolo ma che è stato per certi versi emblema di un'intera epoca storica. Era la lotta per la casa, erano gli anni di Petroselli, erano gli anni in cui le lotte si coloravano, era Tor di Nona che per Roma non ha mai smesso, da trent'anni, di essere sulle cronache cittadine.
Mimmo Frassineti si è deciso ad esporre, su grande formato, le foto ai graffiti delle case di Tor di Nona, quelli che tutti abbiamo visto passando su Lungotevere.
Correva l'anno di grazia 1976.
Venti anni prima, nel 1956, mi racconta Paolo, architetto, uno di quelli che hanno cominciato a dipingere sulle case vuote, morte, abbandonate, il Comune aveva espropriato a fini di edilizia popolare le vecchie case di Tor di Nona, povere e sfortunate perchè affossate sotto al lungotevere, oscurate da un muro di mattoni troppo vicino.
In venti anni nessuno ne aveva fatto nulla e adesso, nel 1976, si rischiava che per legge gli immobili tornassero ai vecchi proprietari che non solo si erano presi i soldi dell'esproprio , ma che avrebbero rivenduto a caro prezzo.
Un gruppetto di studenti che abitavano nel quartiere, studenti di architettura, insieme ad altri cittadini, decisero così che andava fatto qualcosa che fosse più evidente del solito volantinaggio; i tempi erano giusti per fare la scelta della creatività e furono i disegni sulle case di Tor di Nona. Cominciarono dai piani bassi per accorgersi che bisognava dipingere ancora più in alto perchè da lungotevere si vedeva dal primo piano in sù. E così noleggiarono dei ponteggi. E fu, fra gli altri, l'asino che vola, fu Garibaldi, fu la signora dai grandi occhi. E fu il cane bassotto che dipinse Isabella Rossellini; e fu Aldo Moro che si arrampicava inseguito da non so chi.
E intorno a questi mattacchioni c'era Mimmo Frassineti che fotografava e che adesso ha stampato queste foto di dipinti che non ci sono più e che pochi ricordano.
Perchè la lotta dei mattacchioni creativi fu vittoriosa; nel 1976 divenne sindaco Petroselli e i mattacchioni ebbero un interlocutore attento e disponibile, le case furono recuperate ma i dipinti non fu possibile salvarli perchè erano dipinti sulle porte e sulle finestre murate, sulle parti che dovevano essere riaperte. Ma certo! Il "segno" era proprio quello di dare "luce", vita a finestre cieche, a porte morte. Segno vincente ed effimero. Forse vincente proprio per questo.
Il resto è quasi cronaca: le case di Tor di Nona prima occupate, poi una lungo lotta per liberarle e darle ai legittimi assegnatari, di recente la bonifica dei negozi assegnati alle botteghe artigiane tra cui la galleria Luxardo di Eva che ospita la mostra di Mimmo, e accanto il bar di Vezio che ha partecipato al progetto.
Sono tra quelli che passavano su Lungotevere ma quando erano già cominciati i lavori. Dei dipinti mi ricordo l'asino (che è sto salvato) e mi ricordo Garibaldi. forse la cima dell'albero.
Mi viene da considerare, a trent'anni di distanza, che trenta anni sono già storia ma che il segno di questa storia si sia perso nella fisicità e rimanga solo nella memoria di una immagine, è tipico del tempo che stiamo vivendo.
Eppure.... Paolo e gli altri si sono accorti che non tutto era andato perso: sul muro di fronte rimaneva qualcosa che era stato dipinto a lotta per le case passata, quando si è pensato che bisognava adesso-allora occuparsi del fiume.
Sono andati in questi giorni sulle tracce del vecchio dipinto e lo hanno "spennellato di nuovo.
Pare che i vicini siano contenti: anzichè un muro di mattoni anneriti hanno un disegno colorato davanti alle finestre
Mimmo, veramente, grazie.
dove: Galleria Luxardo - via di Tor di Nona, 39
periodo: fino al 29 settembre
orario: dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 19,30 - ingresso libero
info: 06 68309555 www.gallerialuxardo.com
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