giovedì 17 settembre 2009
for de porta
Riceviamo
da Francesco Castracane, e volentieri pubblichiamo per l'importanza.
Il
31 maggio 2009 qualcuno – a Milano, alla fermata di un mezzo pubblico –
ha accoltellato Mohamed Ba, musicista e attore senegalese, regolare da
anni ormai, che lavora come educatore nelle scuole, e insegna ai bambini
milanesi le memorie di Milano che nessuno gli insegna più. Fino a
qualche giorno prima dell’accoltellamento era in scena in teatro, con
"Lotta di negro contro cani", di Bernard-Marie Koltés. Poi gli è toccato
di incontrarne uno, di cane, un cane matto e rabbioso, alla fermata di
un tram.
Lettera al mio aggressore
di Mohamed Ba
in “Nazione Indiana”
Caro fratello che non conosco,
ti scrivo per invitarti a riflettere assieme a me su ciò che ci legherà
per sempre.
Domenica 31 Maggio, Milano ore 19.45, fermata del tram 19.
Ti vedo tranquillo in mezzo alla gente in attesa che rideva spensierata,
erano quasi tutti sudamericani.
Forse ero di troppo, e in quel momento decidesti di mettere fine alla
mia esistenza infilandomi il tuo coltello nell’addome.
A quasi un mese dal fatto i miei pensieri vanno sempre a te e alle tue
motivazioni.
Caro fratello nobilmente pensoso, alla ricerca di una purezza razziale
che non saprei garantirti, camminiamo insieme di deserto in deserto,
verso il nudo essere, oltre alle frontiere del passaporto e dei tratti
somatici, là dove si esaurisce il concetto di etnicità inizia il nostro
cammino.
La ricerca dell’umanità è molto più bella dell’etnicità.
Io posso capire che tu sia arrabbiato perché vedi i cambiamenti
socioculturali che avvengono nel tuo paese, ma questo è solo il
risultato di una globalizzazione mal governata dove l’avere condiziona
l’essere al punto tale che chi non ha non è.
Caro fratello, oggi assistiamo ad una drastica divisione dei popoli in
Re e Poveri in base al luogo di provenienza. Basta pensare che le
problematiche che hanno spinto persone come me a venire in Italia, sono
state le stesse che hanno portato milioni di italiani a lasciare il loro
paese per perlustrare nuovi orizzonti.
Se la scimmia avesse avuto quello che occorreva sugli alberi per vivere
bene, mai sarebbe scesa per terra.
Puoi anche pensare che uccidendomi avresti trovato il lavoro che
santifica ma sbaglieresti perché mi sono inventato il mio lavoro, ho
osservato la città di Milano con i bambini di ogni ceppo culturale, mi
sono ritrovato sui banchi di scuola proponendomi come educatore e
mediatore culturale che propone dei percorsi didattici permettendo a
tutti gli alunni italiani e non, di condividere dei momenti in cui
spaziare a livello planetario alla riscoperta dei valori morali
tradizionali; è un lavoro che faccio da dieci anni con passione,
dedizione e professionalità.
Caro fratello, sono approdato a Milano undici anni fa e di scoperta in
scoperta, mi sono reso conto che la storia ed i simboli erano
sconosciuti ai più.
Credimi, quando porto i bambini in città alla scoperta dei luoghi e non
luoghi, fanno fatica a trovare delle persone in grado di aiutarli a
decodificare gli enigmi, da Bellevoso al pozzo dei battuti, dalla
maledizione di Tommaso Marino ai doccioni, fino a “lavorare a uf”.
Come vedi fratello, non sono venuto ad inquinare la città ma cerco di
risollevarne la memoria storica, permettendo ai bambini italiani di
confrontarsi con gli altri quando porteranno in classe i vari tamburi,
racconti….
Ti pregherei di riflettere sul tuo gesto.
Uccidendomi avresti privato centinaia di bambini di proseguire un
cammino verso una cittadinanza attiva ed il rispetto del patrimonio
culturale.
Non puoi immaginare quanto, gli stessi bambini, siano rimasti scioccati
dal tuo gesto e le loro lettere hanno invaso l’ospedale dove ero
ricoverato.
Caro fratello, stavi quasi privando due bambine di sei e tre anni,
portatrici di una doppia identità culturale, di un padre.
Mi hai lasciato sulla strada mezzo morto, nell’indifferenza totale ma
altri italiani mi hanno soccorso, curato, accudito e dato la forza di
ripartire.
Caro fratello puoi anche sentirti legittimato dai proclami che voci
autorevoli di questa città fanno, soprattutto alla vigilia di
appuntamenti elettorali ma saresti ingenuo per il semplice fatto che il
rapporto tra la popolazione attiva e quella pensionata è di uno a uno.
Sarebbe impensabile mandar via tutti gli immigrati, il paese si
bloccherebbe.
Caro fratello, ti invito a deporre le armi perché non hai un potere
salvifico.
Un giorno ti accorgerai che quello che si è nella vita non è motivo di
orgoglio o di vergogna, ma quello che si diventa lo è.
Casualmente ci siamo ritrovati ad essere italiani, americani, africani
etc… non è stata una scelta.
Ma oggi posso affermare di essermi gradevolmente “italianizzato “ pur
sapendo che il tronco d’albero può stare in acqua per secoli, non
diventa mai un coccodrillo.
Caro fratello, l’Italia vera è quella col cuore in mano che sa
riconoscere nell’altro valori arricchenti.
Non uccidere le differenze culturali, sono la bellezza dell’umanità.
Gli ideali sopravvivono sempre.
Un caloroso abbraccio.
Pensaci…. pensaci…. pensaci….