01.12.2006
for de porta
Molise
La prima ragione che mi ha spinto a visitare il Molise è... che non ci ero
mai stato. E' infatti, una di quelle regioni di cui raramente si parla,
raramente si percorre e spesso si dimentica. Io non avevo motivazioni
precise per recarmi da quelle parti se non il fatto che, partendo dal sud
pontino (zona in cui mi trovavo al momento), era un luogo abbastanza vicino.
Così, un giorno, ho preso la decisione, suffragata e rafforzata dal commento
di alcuni amici espresso nel momento in cui ho detto loro che l'indomani
sarei andato ad Isernia.
“E che ci vai a fare? Tanto non c'è niente” fu la fatale risposta. La cosa
mi adirò al punto da farmi definitivamente decidere per la gita. I luoghi
potranno essere più o meno interessanti, più o meno attraenti, più o meno in
sintonia con la persona che li visita, ma qualcosa lo danno sempre ed è
comunque una grave mancanza il non recarvisi.
Con questo spirito, l'indomani ho preso la macchina ed ho puntato verso
l'odiata Cassino (odiata per questioni personali), ho piegato ad est ed ho
lasciato il Lazio. E lì, immediatamente, la prima sorpresa.
Sembra incredibile, ma il confine tra le due regioni è assolutamente
esplicito anche ad occhio nudo; basta saperlo guardare. Infatti, il Molise
accoglie il visitatore con dei placidi colli pieni di un verde rigoglioso.
Mi si dirà: e che differenza c'è con quelli laziali? Una differenza esiste,
ed è inaspettata: quelli molisani non sono affetti da “alopecia”. Infatti,
la grande maggioranza dei colli del basso Lazio (sia provincia di Frosinone
che di Latina) è caratterizzato da avere ampie zone spoglie, prive di
vegetazione ad alto fusto. Ciò a causa dei continui incendi estivi (molto,
troppo spesso, dolosi) che, alla lunga, hanno depauperato i fronti dei
declivi. In Molise questo effetto non è presente. Sembra strano, ma è
rarissimo vedere qualche colle con chiazze prive di vegetazione, come se la
gente fosse molto più attenta alla Natura ed al paesaggio di quanto non
avvenga nella nostra regione.
Prima di raggiungere Isernia, si passa per Venafro, conosciuta in tutta
l'area per il suo anfiteatro romano. Un paesone gradevole anche se
maledettamente trafficato a causa della congiunzione di due statali. Ma la
vera sorpresa si ha una trentina di chilometri oltre, ovvero raggiungendo il
capoluogo della provincia: Isernia.
Addossata su dei placidi colli, la città si dipana tutta in lunghezza lungo
la direttrice est-ovest. Seguendo il mio meraviglioso senso
dell'orientamento (se vi capita di chiedermi un'indicazione, seguite
RIGOROSAMENTE la direzione opposta, e raggiungerete la vostra meta) sono
andato a parcheggiare nell'estremità orientale della città, senza sapere che
il centro storico si trovava esattamente dall'altro lato. Curioso un luogo
in cui il centro si trovi da un lato, ma ciò ci ha permesso di visitare
tutta la città (per la gioia del mio povero cane che, alla fine, era stanco
morto)., per cui il suo lato positivo c'è stato. Ad est si trova Isernia
moderna, posta intorno alla stazione ferroviaria (non vorrei sbagliarmi, ma
mi è parso di notare che è una di quelle stazioni non ancora elettrificate),
comprendente palazzi moderni e gradevoli (a parte uno decorato con un
mosaico davvero inguardabile per l'accostamento di colori) e bei negozi. Ciò
che ci ha colpito è la cordialità della gente: come al solito eravamo
arrivati in loco con tutte le indicazioni di ciò che avremmo voluto
visitare; peccato che non avessimo trovato la mappa della città, per cui non
avevamo la più pallida idea di dove andare a trovare le varie vie i cui nomi
erano stampati sulla carta. Ebbene, nel corso di fronte alla
stazione ci è venuta in soccorso la proprietaria di un negozio lì
vicino. Avevamo individuato una di quelle mappe in finto bronzo che a volte,
si possono incontrare nei luoghi turistici. Prima che potessimo fermarci a
consultarla, è uscita dal proprio negozio chiedendoci se avessimo bisogno di
aiuto e prodigandosi in spiegazioni sul come raggiungere il centro storico.
Evidentemente, ci siamo detti, vedere dei turisti in città poteva essere un
avvenimento tale da far scattare la solidarietà della popolazione. Non è
così, anche perché tutte le persone cui ci siamo rivolti durante il tragitto
sono stati egualmente gentili e, vi assicuro, altrove non è un evento tanto
comune.
Prima di giungere nella zona auspicata, devo segnalare che si passa di
fronte ad una splendida
villa comunale contornata da
fontanella a forma di testa di leone. Un parco tenuto benissimo, in
cui bambini ed animali giocano piacevolmente insieme (ed il mio cagnolino ha
potuto infilarsi i panni del cavalluccio per una simpatica bimbetta locale).
Superata la villa e lo
splendido arco che ricorda i caduti di tutte le guerre, si entra,
finalmente,
in centro. Era giorno di fiera, per cui bancarelle e centinaia di
persone che osservavano le stesse ci hanno impedito di avere un quadro
d'insieme ottimale, ma posso dire che la
fontana di Ponzio Pilato,
la cattedrale (magnifica), ed un altro paio di chiese e palazzi
valgono davvero la fatica del viaggio, senza contare le maestose arcate
sotto il campanile della cattedrale. Peccato che si trovi in zona sismica,
per cui tante bellezze siano state distrutte in secoli di movimenti
tellurici, altrimenti l'attrattiva della città sarebbe ancora maggiore.
Dato lo scarso tempo a disposizione, non siamo riusciti ad andare a visitare
i resti archeologici dell'Homo Aesernicus, i più antichi ritrovamenti
umanoidi dell'intera penisola. Infatti, c'era Campobasso che ci attendeva...
Sicuramente più grande e dinamica della piccola Isernia, Campobasso dà
l'impressione di una piccola città con una gran voglia di crescere e
probabilmente. vi si vivrebbe anche bene, se non fosse per il traffico
pazzesco attorno alla piazza principale (pedonalizzata in parte). I prezzi,
soprattutto, sono incredibilmente bassi: ditemi dove, dalle nostre parti, si
può ammirare in un ristorante (nemmeno di scarsa categoria) un menu che
prevede una pizza margherita a €4,00...
Il
centro storico è pieno di bei palazzi (il
municipio,
il palazzo di giustizia etc.) e vari monumenti dalla caratteristica
peculiare che... sono anonimi! Ho trovato ben tre fontane ed un busto
dedicati a non so chi (o cosa) perché non c'era uno straccio di targa
intorno. Paese che vai, usanze che trovi...
Un po' defilato rispetto al centro vero e proprio, superata la bellissima
cattedrale, si trova il borgo antico, magnifico nei suoi vicoli con
delle piazzette che si aprono all'improvviso e
delle facciate di chiese che non si riescono ad apprezzare appieno
perché schiacciate dal palazzo di fronte. Peccato che, come per la vicina
Isernia, i terremoti abbiano inciso pesantemente sulle bellezze artistiche
del luogo. Ogni edificio di rilievo, se si va a leggere la sua storia,
riporta i segni di qualche evento sismico che lo ha intaccato e danneggiato.
In ogni caso, nonostante le ferite, i due capoluoghi molisani e tutto il
territorio circostante mi hanno piacevolmente sorpreso. E' vero, non mi
aspettavo granché, ed invece ho scoperto una regione bella, accogliente e
gradevole. Non mostrerà l'opulenza del nord-est italiano (spesso solo di
facciata), ma è un luogo che invito a visitare a chiunque abbia voglia di
passare una giornata di riposo lontana dallo stress quotidiano.
Flavio