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13.11.2006 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                       for de porta

Montasola: la sagra del vino novello

 

Che ve lo dico a fare? avrebbe detto Al Pacino nella parte di Donnie Brasco.

La prima cosa che si sente arrivati a Montasola è l'odore di legna, evocatrice di domestici tepori autunnali: caminetto, brace, braciole, castagne, vino buono e buona compagnia.

So che Duccio... opsss... Ubaldo, perchè è così che è conosciuto a Montasola dove, dopo avere generosamente organizzato serate di cinema e karaoke in piazza, il sindaco lo ha nominato consigliere al tempo libero.  So che Ubaldo da una parte se la ride dall'altra è preoccupato: che cosa sto per raccontare di Montasola?

Tranquillizzati Ubaldo. E andiamo avanti.

Mentre il naso vive di deliziose prefigurazioni, l'occhio scopre piano piano piccole meraviglie, e nel frattempo l'orecchio gode del silenzio dei piccoli borghi intelligentemente chiusi al traffico dove i rumori sono scomparsi e sono tornati i "suoni": suoni di voci, parole, gente dentro e fuori le case.

Dicevo gli occhi scoprono piccole meraviglie.

Montasola, ad un primo approccio, non è molto diversa da tanti altri piccoli borghi del centro Italia arroccati su un cocuzzolo. Arroccati... giusto termine perchè deriva da "roccia", e infatti Montasola è costruita su una roccia, roccia che nel punto più alto, emerge dall'erba, finisce per diventare pietra e poi mattone delle case. A Montasola, direi che non è stato necessario fare fondazioni e viene in mente subito il versetto della bibbia "colui che ha costruito la sua casa sulla roccia..."

Belle queste rocce e queste pietre. Eppure c'è qualcosa di più: in mezzo alle pietre qualcuno ha il gusto di far crescere fiori e questo in qualche maniera non ha quel senso lezioso, forzato che ho visto in altri posti del Lazio abitati, direi colonizzati da artisti stravaganti.

E poi.. Tutti gli studi di architettura e gli anni di cantieri di restauro edilizio in centro storico affiorano a leggere più in profondità. A Montasola non c'è uno, che dicasi uno, infisso nell'orrido alluminio anodizzato; non c'è una che dicasi una, gronda in pvc (materiale plastico economico ma terribilmente arancione), i tetti sono tutti rifatti ma si intravedono solo pochissime tegole nuove, tutte le tettoie sono sorrette da travi in pregiato legno massello e le persiane, la maggior parte sono in legno e quelle che sono in materiale plastico sono rigorosamente dipinte di marrone.

C'è una cura che rivela un rigorosissimo regolamento edilizio ma che parla anche di qualcos'altro: sembra che a Montasola i restauri non solo siano relativamente recenti ma siano stati fatti facendo riferimento ad una cultura recente rispetto alla tutela dell'ambiente e dei centri storici, come se fossero stati poverissimi fino a poco tempo fa.

E infatti....

Ma tutto questo lo ragionavo a tavola, perchè io sono finalmente venuta a Montasola da Ubaldo a Anna Maria per la sagra del vino novello. Lasciamo per un attimo le colte dissertazioni sull'ambiente urbano per raccontare della gente. Sì, perchè è la gente di Montasola che ha avuto l'idea geniale di fare una sagra così. Sono tutti buoni a fare la festa del vino e offrire piatti tipici. Qui invece c'è stata una regia intelligente: polenta, fagioli con le cotiche, pecora, polenta, pizza fritta e, naturalmente, vino novello bisognava andarseli a prendere ognuno in una cantina diversa dopo aver pagato un biglietto cumulativo di 10 euro  (10 euro! si commenta da solo). E' stato il modo di percorrere tutta quanta la minuscola cittadina, minuscola come Capalbio per capirci, o come Ceri, o come Calcata, insomma un posto grande ad occhio e croce come  piazza Venezia compreso il Campidoglio, ma forse neanche, un posto fatto di vicoli, vicoletti, tettucci, salite, strade che sono antiche mulattiere. Ma veniamo alle cantine: quella della pecora e dei fagioli con le cotiche è la vecchia farmacia annessa all'ospedale, fondato per volere del notabile di Montasola, certo Francesco Cimini, di professione falegname, che fa fortuna a Roma sul finire del 1600 ma non si dimentica del paesello natio.

La cantina dove ci danno la polenta è il locale del forno del palazzo dell'opera Pia, sempre fondata dal Cimini. Il vino è distribuito sotto i portici del palazzo del comune che si trova in piazza San Pietro, di fronte alla chiesa di San Pietro e Tommaso (strana accoppiata... quello che tradisce tre volte e quello che deve toccare per credere ma Montasola riserva sorprese); il "bar" dove andiamo a prendere il caffè è il forno pubblico del paese, di proprietà da sempre del Comune: significa che fino a trenta anni fa, le persone che non potevano fare il pane in casa si prenotavano per cuocerlo al forno del comune.

E di chiacchiera in chiacchiera vengono fuori le storie e la storia: è vero, Montasola è stata poverissima fino agli anni 70 e questo spiega i restauri fatti guardando ad una cultura recente. Montasola ha solo 300 residenti ma la residenza anagrafica non corrisponde agli abitanti effettivi che sono molti di meno, solo una quindicina di famiglie. A Montasola solo da pochi anni cominciano a nascere nuovamente bambini.

A Montasola non c'era l'acqua fino a non moltissimo tempo fa. Giusto, è su un cocuzzolo e quindi al di sopra della linea di displuvio: a Montasola solo le case dei ricchi avevano un sistema di raccolta dell'acqua piovana; gli altri tutti a valle con le brocche ad attingere ai pozzi e poi su a piedi o con il mulo.

A Montasola nessuna cinta muraria di fortificazione perchè così "arroccata" era una città sicura, di fondazione medievale, una delle tante città nate perchè la gente, dalla pianura diventata pericolosa, aveva preferito la durezza della montagna, dove comunque si poteva vivere di qualcosa che dava la terra.

Su Montasola aleggia perfino una specie di mistero: sembra che certo spirito "anarchico" abbia addirittura causato nell'800 una scomunica, cosa ben strana visto che Montasola ad un certo punto della sua storia si "concede" allo Stato Pontificio pur di venire fuori dalle eterne contese fra i soliti Orsini, Colonna eccetera eccetera eccetera.

Ma su questa scomunica si è steso come un velo di censura. Chissà... qualcuno intanto indaga e magari presto sapremo.

Tutto questo e altro ho ascoltato in tre ore di sagra del vino novello.

Che posto magnifico.

Grazie a tutti quelli che oggi hanno generosamente  raccontato e raccontato e raccontato ancora.

angela cannizzaro :)

 

 


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