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03.09.2006 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                       for de porta... da Venezia - Mostra del Cinema

Guardiamoci un po’ in giro.

I leoni davanti al Palazzo del Cinema sono gli stessi. Da tre anni. Che vogliamo fare? Sono belli, eh! Ricordano, fra l’altro, i soldati cinesi in terracotta. E infatti non a caso il direttore Marco Muller ama tanto la Cina.

In compenso la borsetta degli accrediti quest’anno è proprio carina, credo sia di autentica plastica ma odora misteriosamente di pelle scamosciata (oltre ad averne l’aspetto).

 

Ancora nel tormentone Mostra del Cinema Venezia – Festa del Cinema Roma, non ho avuto modo di vedere se le presenze dei romani sono di più o dimeno del solito.

Ma intanto c’è Gianni Ippoliti con il suo muro del “ridateci i soldi”; la migliore fino a stamattina era: “ma perché Sergio Castelletto somiglia sempre di più a Veltroni?”

Veltroni – Roma – la Festa di Roma…Ho favellato con il tabaccaio vicino al Palazzo del Cinema il quale molto laconicamente ha dichiarato: “secondo me sono due cose completamene diverse”. Che avrà voluto dire?

Ma riflettiamo. Perché si fa una mostra-festa-festival del cinema? Per aiutare i distributori a scegliere e comprare ma dal loro punto di vista, che la visione dei prossimi film avvenga qui o là non cambia nulla. Quelli che sono veramente interessati sono gli amministratori che con le mostre – feste – festival vogliono dare appeal alle loro città e richiamare TURISMO.

Aspetto di entrare in sala per vedere quanta gente c’è e se il tormentone Roma ha causato qualche defezione.

In ogni caso per chi ama il cinema e non si accontenta di quello che offrono le sale, più cinema ha e più è felice. Senza contare che le mostre- feste – festival sono occasioni per vivere un evento collettivo lungo giorni e giorni. Personalmente non rinuncio a Venezia e penso che questo tormentone rischia di essere una sorta di campanilismo di lusso (orrore) ma curioso sarebbe  scoprire se i veneziani verranno a Roma. O se verranno a Roma quelli di Pesaro, di Locarno, di Torino, di Giffoni…

Entro in sala per il mio primo film di questa 63° Mostra. Quello che c’è di bello in questa Mostra (e in tutte le altre) è che sembra di essere andati via ieri, non un anno fa.

 

Ma io ho parlato di accrediti come fosse una cosa conosciuta, normale. Facciamo un po’ di pubblicità. Alla mostra si vedono i film in varie modalità: comprando il biglietto (proiezioni riservate al pubblico, di solito in Sala Grande)

se hai meno di 26 anni e più di 60 si può comprare un abbonamento.

poi ci sono varie tipologie di accredito: industry (produttori, distributori, gestori sale), professional (attori, registi e addetti del settore), stampa, cinema (associazioni culturali, studenti, professori)

 

Film che ho visto oggi

Zwartoek (Il libro nero) – di Paul Verhoen.

Trovo giusto che non si smetta di ricordare delle deportazioni e della resistenza alle occupazioni nazisti e a distanza di 60 anni Verhoen lo fa raccontandone tutti i possibili lati a volte insospettabilmente luminosi e altrettanto insospettabilmente oscuri di cui, ovviamente, non vogliamo dire nulla perchè il film è in definitiva un thriller.

Ma è in definitiva un film contro la guerra dove della guerra si raccontano le contaminazioni e l’impossibilità di stabilire una netta linea di demarcazione tra chi è solo buono e chi è solo cattivo.

E questo è stato forse il punto di era apertura di una critica: è sicuramente vero che in guerra accadono cose che non riusciremmo ad immaginare ma, volendo approfondire la troppo semplice valutazione di qualunquismo, forse si potrebbe discutere che, visto che nessuno è solo buono e che nessuno è solo cattivo, preferiamo che tutti siamo condannati piuttosto che tutti siano assolti.

O no?

 

Word Trade Center – di Oliver Stone – con Nicolas Cage

C’era un mio amico che diceva: “se in un film cominciamo a notare i trucchi, gli effetti speciali, allora il film non vale niente”.

Qui ci si chiede se Stone abbia usato immagini di repertorio. Poche a dire il vero, perché data la particolare angolazione di regia, le esplosioni vengono raccontate con soluzioni di regia piuttosto elle e forti: l’ombra di un aereo su una delle torri ma quando è ancora relativamente lontano (solo che noi sappiamo dove andrà a sbattere), le esplosioni sentite come un e evento inspiegabile dentro all’ufficio dove tutto si mette a tremare. L’angolazione è quella della storia di due poliziotti sopravvissuti, quello che hanno capito stesse succedendo, quello che hanno vissuto sepolti sotto le macerie, l’angoscia delle loro famiglie.

Forse un po’ asfittico ma Oliver Stone non ha voluto fare un film-documento e comunque la scelta fa gioco ad un film che è un film decisamente americano: famiglia, buoni sentimenti….

Ciò nonostante il film è bello, prende, emoziona e c’è uno straordinario Nicholas Cage, inizialmente irriconoscibile. E quindi “attore” dove definiamo tale un artista che riesce ad interpretare ruoli molto diversi.

 

A domani

angela :)

 


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