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06.09.2006 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                       for de porta

5 settembre
Stamattina nuovo regalo: la nebbia. Senonchè i battelli dalle Fondamenta Nuove non proseguono per Lido e allora corri a San Zaccaria nella speranza di non perdere il primo film. E, miracolo e regolarità delle linee degli autobus, ce l'ho fatta.

The Fountain – Darren Aronofsky
Thomas deve salvare Izzi per vivere sempre con lei perché è l’amore della sua vita. Di tutta la sua vita e forse anche di più.
La vicenda attraversa tempi diversi.
Passato: Tommaso è un conquistador ai tempi della regina Isabella ed è lei che gli chiede di andare nella Nuova Spagna a trovare l’albero della vita, scoperto da un francescano; chi beve la sua linfa vivrà in eterno e lei vivrà per sempre con lui.
Presente: Thomas deve scoprire una cura per il cancro per salvare Izzi e nel suo laboratorio somministra ad una cavia la sostanza estratta da una particolarissima pianta trovata in sud America.
Futuro: Tom viaggia verso una stella morente che già gli Aztechi avevano indicato nelle mappe dell’albero della vita come la stella che morendo avrebbe generato nuova vita (è quello che è successo, pare, col i gang al nostro sistema solare). L’albero sta morendo ma c’è qualcosa che lo lega a Izzi.
Grande struttura narrativa, grande montaggio, alternato, contaminato, complesso; per arrivare ad intuire che il film in fondo parla della cosa più elementare: la paura che la morte ci allontani per sempre dalla persona amata con cui vogliamo vivere per sempre.
Definito film “new-age”, non è piaciuto ai giovani ma è normale. I giovani non hanno paura né di morire né di ammalarsi, i giovani sono forti ed eterni e si innamorano spesso perché ancora devono incontrare l’unico grande amore della vita.
Magnifica la fotografia della parte relativa all’astronave: una bolla trasparente viaggia sopra le stelle, l’universo è in perfetta trasparenza; è realizzata con tecniche di microfotografia e non con i consueti effetti speciali. Concettualmente rimanda ad uno struggente film “La seconda Odissea” in cui un giardiniere è rimasto solo sulla sua astronave fatta di cupole che dal sole ricevono luce per le piante salvate dalla Terra ormai contaminata.

Fallen – Barbara Albert
Cinque compagne di scuola si incontrano al funerale di uno dei loro professori e da lì vengono fuori le loro storie.
Banale come struttura ma efficace lo spaccato di una generazione di attuali trentenni. Una nota sulle facce del tutto vere,da ragazzette austriache.

Hey yanquan (Non voglio dormire da solo) – Tsai Ming Liang
Non ho parole.
Il soggetto sarebbe di tutto rispetto: a Kuala Lampur un gruppo di immigrati vive in palazzi in costruzione nel frattempo abbandonati strutturando un sistema di straordinaria quanto silenziosa e fattiva solidarietà. Solo che per capirlo, e non tutti perché ci siamo addormentati ripetutamente, si è dovuti arrivare a metà del film se non oltre.
Il film non ha una battuta, l’unico elemento do raccordo sembrerebbe un materasso che iene trovato in una discarica e trasportato da una parte all’altra.
Per il resto c’è da dire, con le parole di Natalia Aspesi di stamattina su Repubblica che il regista ha vinto il Leone d’Oro anni fa con “ive l’amour” dove “…agente immobiliare scopa venditore ambulante spiato da venditore di loculi”. Certamente per palati raffinatissimi.
Fate qualcosa. Tanto più che mi risulta che ieri sera in Sala Grande alla prima del film dormivano quasi tutti ma alla fine applausi scrosciati.
Vogliamo finirla con questo conformismo intellettuale, please?
A riconosciuto a Venezia, molto prima dell’avvento di Marco Muller, il merito di averci fatto conoscere il cinema asiatico ma mi sembra che stiamo esagerando.

Sakei – Kurosawa Kiyoshi
Horror giapponese dei migliori con tutti i fantasmi al loro giusto posto e nelle giuste geometrie. Ricordiamo che la faccenda dei fantasmi del sol levante è diversa dai nostri fumosi spiriti: lì non c’è soluzione possibile, sono incazzati a morte con chi li ha uccisi e lo perseguitano, generano catene e catene di altri morti, sono animati sostanzialmente dal rancore e della sete di vendetta.
E qui ci va di mezzo un poliziotto per cui la vicenda è bella intrecciata con una crime-story ambientata in una Tokio di assoluta frontiera, in una parte di costa dove la città cresce, dove vecchi edifici vengono abbattuti di continuo.
Finale a sorpresa che ricorda per certi versi il sesto senso ma non diciamo altro.
Piuttosto. Ma cosa scrivono quelli di Ciak? Avevano detto di Sakei che rappresentava una novità, il tentativo di fare un horror giapponese senza fantasmi, dove il mostro può essere fra noi. Meno male che non c’erano gli spettri!

Opera Java – Garin Nugroho
Incredibilmente un musical. Incredibilmente con musiche e strutture narrative assolutamente lontane dai nostri palati, luuuuungo eppure incredibilmente bello da vedere e da seguire.
Splendida fotografia e una nota a proposito del fare paura con le scene di sangue: i morti sono manichini di pezza, il sangue è cera rossa che cola su statue di gesso ma tutto fa molto più senso di tanto trash.

Una nota di colore.
Sarà il caldo umido che mi affligge, ma stasera trovo insopportabile la musica da discoteca che trapassa i timpani nelle aree ristoro. Sarebbero questi i luoghi dove ci si ferma e si chiacchiera della Mostra sfamandosi e/o dissetandosi a prezzi umani, dove vanno i comuni mortali, quelli che non osano entrare alle rarefatte terrazze. Ma nel villaggio intorno alla Mostra parlarsi è un'impresa da ugole d'oro per colpa di una musica che sarà anche "giovane" ma perchè, mi chiedo, dobbiamo sentirci in discoteca o come davanti ad una gigantesca radio e non avere invece, per esempio, colonne sonore che creerebbero atmosfera e stimoli in tema di cinema?
Misteri delle concessioni commerciali che fanno di questo villaggio niente di più di un qualunque evento festaiolo estivo. Direi "no buono".

angela :)

 


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