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07.09.2006 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                      for de porta

7 settembre

Arrivederci Mostra del Cinema

 

Oggi per me ultimo giorno a Lido. Domani a Roma cominciano le due Notti Bianche è quindi si torna a casa (sic).

Ancora due splendidi film e un po’ di bilancio

 

 

Ejforija (Euphoria) – Ivan Vyrypaev

Confermo quanto detto anche altri anni:  i russi il cinema lo sanno fare davvero.

Qui siamo di fronte ad una meraviglia ancora più grande di “Il ritorno” che aveva vinto un paio di anni fa. Perché, come dice Vittorio, “più vedo film più rendo conto che il cinema deve dire cose importanti in modo semplice” E io aggiungo che infatti, la semplicità è un punto di arrivo, non di partenza.

Euphoria ha un soggetto di una semplicità che rasenta il banale: una donna tradisce il marito sull’onda di una passione amorosa, il marito prima da fuoco alla casa (il luogo della famiglia tradita che ormai non ha più senso), poi prende il fucile, una bottiglia di vodka, insegue i due amanti e li uccide. Tutto questo accade nella steppa, dove c’è la loro casa, accanto la casa dei vicini anziani e soli e la prossima casa è a tre ore di distanza in macchina, così come il medico che deve curare la bambina morsa da un cane.

Dialoghi ridotti all’osso e un isolamento tale da rendere giusto, perfetto, legittimo quello che fa il marito. E’ la steppa a maturare l’essenzialità dei comportamenti, una steppa che non ci appare deserta ma piuttosto intrisa di una solitudine che genera quasi dolore fisico (vedi le inquadrature lunghissime a volo d’uccello dove finiamo per cercare un segno di vita che non siano le strade sterrate di cui non si vede la destinazione)

Di Euphoria dire “splendida fotografia”,  magnifiche inquadrature” è concettualmente giusto ma riduttivo. Si deve parlare di “cinema” nella sua accezione primaria: arte dove devono parlare le immagini.

Ecco, questo è un grande film da Mostra del Cinema di Venezia.

 

Fangzhu (Exiled) – Jonnie To

La struttura non è nuova: cinque gangster, dopo essere stati da ragazzi insieme nella gang, si ritrovano da adulti. Qualcuno di loro deve uccidere qualcun altro, qualcun altro ancora protegge il primo, alla fine la gang si ricompone contro chi ha ordinato l’uccisione dell’amico.

Gli elementi sono i soliti: l’amicizia, le sparatorie, gli inganni.

Ma questo film è bello, divertente, ironico, girato bene; sono soprattutto le sparatorie (come del resto nel western) i momenti di maggiore cura cinematografica e non si fatica a definirle “coreografie” per la perfetta geometria e il grande controllo delle inquadrature.

Anche qui una ruffianata: “non conosco l’inglese ma conosco l’italiano: vaffanculoooooo”

 

Un po’ di bilancio.

 

Presenze: è innegabile, quest’anno c’è stata meno gente. Che sia colpa della Festa del Cinema di Roma tra un mese, non è dimostrabile ma certo la coincidenza è strana.
Organizzazione: migliorata, le file estenuanti intorno al Pala BNL che quest'anno ha cambiato nome (niente sponsor dalla Banca?) sono un lontano ricordo insieme alla corsa verso l'uscita per garantirsi un posto alla proiezione successiva; ma forse è stato possibile dato il minor numero di presenze

Film: a conti fatti ho visto 19 film, di questi me ne sono piaciuti 11: oltre il 50% e questo è bene.

Di questi 11 film, però, almeno 8 usciranno nelle sale e questo apre una riflessione importante. Forse Venezia da un paio di anni, magari per attirare pubblico, ha deciso di non essere più soprattutto la vetrina del del cinema impegnato e sperimentale ma di aprirsi più che nel passato al cinema, sempre di qualità, che però avrà una distribuzione commerciale.

E allora, viene da chiedersi, perché venire a Venezia, con quello che costa anche in termini di fatica? Basta il film in lingua originale e l’anteprima mondiale a giustificare tutto? Basta, per chi è interessato, l’emozione di essere in sala con registi e attori?

Bene, tutte queste cose, se fossero solo questo, non basterebbero. Ma essere ad una Mostra significa vedere pellicole in un contesto in cui si parla e si vive di cinema, significa essere dentro l’evento; significa vivere in full immersion. E questo è bene ed è bellissimo.

Detto questo adesso aspettiamo sabato sera per sapere chi vincerà questo Leone d’Oro. Io faccio il tifo, si sarà capito, per Euphoria.

Ruffianate: sapendo di presentare il film alla Mostra di Venezia qualcuno non si è trattenuto dal fare un “doveroso omaggio all’Italia”, chiamiamolo così. I protagonisti di Paprika sono usciti da un quadro che riproduceva Venezia, in un film cinese un ragazzo indossa una maglietta tipo “iloveitaly”, oggi in Exiled il succitato “non conosco l’inglese ma conosco l’italiano: vaffanculoooooo”. In compenso Gianni Amelio, per la mostra “dei cinesi”, con un presidente grande esperto di cinema cinese, ha fatto un film ambientato in Cina.

 

J

 


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